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IVREA. Carnevale tutti i giorni dell’anno. Il progetto c’è, la voglia pure...

La rotonda di Porta Vercelli “adottata” da “La Pantera Nera”, gli scudi dei Diavoli sul lungodora, la stele dei Mercenari nei pressi della Torre di Santo Stefano e, infine, in Via Palma la bandiera degli Scacchi han lasciato i propri simboli. Perchè? Perchè la voglia di Carnevale a Ivrea non si esaurisce nelle giornate di battaglia. Perchè - ed è inutile star qui a girarci tanto intorno - questa città il Carnevale ce l’ha nel sangue. Una forza incredibile. Un’energia che anche a volerlo sarebbe difficile da riprodurre.   Un po’ come a Siena con il Palio o a Venezia con la regata.  E forse, a Ivrea, questa passione è addirittura superiore Ci avevano visto giusto quegli amministratori che nel lontano 2009, ai tempi del sindaco Fiorenzo Grijuela, pensarono a Ivrea 356®. Un’iniziativa che per molti anni è stata alla base di una proficua collaborazione tra Fondazione, Confindustria e “Associazione Museo dello storico Carnevale”.  Sulla carta un progetto turistico che avrebbe dovuto far respirare in città l’aria di carnevale tutto l’anno attraverso un nuovo arredo urbano, installazioni permanenti, stanze multimediali. Nella sostanza un’iniziativa che portò nel 2012 a posizionare sulle rotonde di Porta Vercelli e Porta Torino e in corso Cavour le cosiddette “Mani” (una mano che stringe tra le dita un’arancia),  realizzate da due eporediesi, l’architetto, titolare dell’azienda Ivrea Imballi. E poi?  Poi praticamente più niente, salvo il fatto che di quelle “Mani” ne è rimasta solo una, recentemente riverniciata. Il concorso di idee Nel dimenticatoio anche gli esiti del concorso di idee del 2010 (“Ivrea Carnevale 365® colora la Città: i luoghi e i percorsi del Carnevale”) promosso da Comune, Fondazione e Confidustria per la riqualificazione di piazza Castello, della scena urbana dello Storico Carnevale e del percorso della Marcia del Giovedì Grasso, del Giuramento del Podestà, dell’Abbruciamento dello Scarlo. Dei disegni del primo classificato, l’architetto Giorgia Feraudo, vincitrice di un premio di 15 mila euro, non se n’è saputo più nulla. Spariti dai cassetti e pure dai radar quelli  degli architetti Giovanni Torretta e Francesco Bermond Des Ambrois. E dire che nel bando si parlava di non meno di un milione di euro previsti dal programma triennale degli investimenti pari a circa un milione di euro.... “Colpa della spending review e del patto di stabilità ...” dirà qualcuno per giustificare il fatto che non se ne fece nulla... “In particolare - si leggeva nel bando - per quanto riguarda l’allestimento occorre considerare che nello Storico Carnevale di Ivrea sono compresenti due identità: quella storica, costituita dal Generale, dalla Mugnaia e da tutti gli altri personaggi in costume storico, comprendendo in questa il caratteristico gruppo dei Pifferi e Tamburi; l’altra moderna, definita dagli aranceri e dai carri e da getto, che fanno fortemente riferimento a abiti e accessori presi dal presente, senza alcuna relazione con la tradizione storica...”. La domanda che ci si deve porre oggi è se davvero occorra quel milione di euro o se non sono già più che sufficienti, per garantire uno sforzo da parte di chi il Carnevale lo fa, tutti quei soldi che ogni anno l’Amministrazione comunale investe nella manifestazione. Parliamo di cifre da capogiro, pari a circa 750 mila euro che in realtà si bruciano in poche ore.  Ripartire dal basso Perchè non si può ricominciare dal basso, proprio come sta accadendo, quasi naturalmente, assegnando alle tante associazioni storiche e di aranceri, un pezzettino di città, con il Comune a fare da regia e i cittadini, cosi prolissi sui social, a fare da gran suggeritori? Esiste uno strumento già utilizzato in passato e che potrebbe  anche in quest’occasione essere molto utile: sono i patti di valorizzazione. Certo, bisognerà poi stargli dietro, ma si può fare. L’osservatorio Tra le altre importanti iniziative sul Carnevale 365® quella delll’Osservatorio Creativo all’interno della Fondazione dello storico Carnevale. Nato nel 2010 e coordinato dall’architetto Marco Candellieri, l’Osservatorio raccolse al suo interno esperti di design e comunicazione visiva non residenti a Ivrea tra cui Guido Avigdor (pubblicitario, già direttore creativo di Armando Testa), Luca Beatrice (critico d’arte), Luigi Bistagnino (del Politecnico di Torino), Luisa Bocchietto (presidente ADI, Associazione per il Disegno Industriale), Giuliano Molineri (dg  Italdesign Giugiaro) e Marco Rainò (presidente dell’associazione di giovani designer Turn). Tra le altre cose il gruppo lavorò su alcune linee guida per i carri da getto e i loro allestimenti. L’ultima relazione risale al 2017. E poi? Più niente. Tutto morto e sepolto dal cambio nell’Amministrazione comunale e alla guida della Fondazione. Carnevale e Unesco Un lavoro, quello sul carnevale, da non intendersi in antitesi al “lavoro” e agli investimenti che si stanno portando avanti per per promuovere il patrimonio industriale riconosciuto dall’Unesco o a quelli che si sono spesi per il Maam, il museo a cielo aperto dell’architettura moderna di Ivrea che peraltro avrebbe bisogno di una vera e propria rinfrescata dei pannelli.... Le due cose potrebbero infatti camminare di pari passo anche considerando che qualsiasi investimento su Olivetti altro non potrà produrre che un turismo di nicchia, interessato, per l’appunto, alle architetture. Troppo poco, da qualunque parti la si guardi per rimettere in pista  un’economia o dare impulso alla ricezione. Diverso sarebbe poter offrire in ogni momento dell’anno un’Ivrea che, lungo la via Francigena di Sigerico è città dei cavalli, del carnevale, della macchina da scrivere e della canoa...  Alè.
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