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Cronaca

Maxi controlli a Torino contro spaccio e degrado: 574 persone identificate, 5 arresti e 72 denunce

Operazione ad alto impatto nelle zone più sensibili: nel mirino spaccio e degrado urbano

Un’operazione capillare, numeri importanti e un presidio costante del territorio. Proseguono senza sosta a Torino i controlli straordinari ad alto impatto, avviati lo scorso 30 marzo, con l’obiettivo di contrastare degrado e spaccio di sostanze stupefacenti nelle aree più sensibili della città.

L’attività, coordinata nell’ambito del decreto sicurezza e delle disposizioni del Prefetto sulle zone a vigilanza rafforzata, vede in campo un dispiegamento congiunto di forze: Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Municipale, affiancati da reparti specializzati dell’Arma.

Nel mirino sono finite alcune delle zone più critiche: Barriera di Milano, in particolare l’area del parco Sempione e di corso Giulio Cesare, ma anche i quartieri di Aurora (giardini Alimonda e Madre Teresa di Calcutta), San Donato, oltre alle aree del Lingotto, di piazza Bengasi e della stazione Porta Nuova.

I numeri dell’operazione danno la misura dell’intervento: 574 persone controllate, 5 arresti e 72 denunce. A questi si aggiungono 2 accompagnamenti al Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) e 6 persone portate in Questura per accertamenti.

Non solo persone: i controlli hanno riguardato anche il tessuto commerciale, con 12 esercizi verificati, mentre sono stati adottati 10 provvedimenti di allontanamento previsti dal decreto sicurezza. Il Questore ha inoltre disposto il divieto di accesso all’area urbana del parco Sempione per soggetti ritenuti pericolosi.

Si tratta di un’azione che punta a incidere non solo sull’immediato, ma anche sulla percezione di sicurezza nei quartieri più esposti. La strategia è chiara: presenza visibile, controlli continui e interventi mirati nelle zone dove più spesso si concentrano fenomeni di microcriminalità.

Resta ora da capire se questo tipo di operazioni, ripetute nel tempo, riusciranno a produrre effetti duraturi. Perché se i numeri fotografano un’attività intensa, la vera sfida si gioca sulla capacità di trasformare i controlli in stabilità e sicurezza nel lungo periodo.

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