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La Voce degli Animali
24 Marzo 2026 - 13:14
Più di cento attivisti sono scesi in piazza davanti al Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea, per denunciare uno squilibrio nei rapporti tra istituzioni UE e soggetti coinvolti nelle politiche sul benessere animale. Al centro della protesta, i dati resi pubblici da Animal Equality, che parlano di un accesso fortemente sbilanciato a favore dell’industria zootecnica.
Secondo l’analisi condotta sul Registro della trasparenza della Commissione europea, i commissari competenti per il benessere animale, Olivér Várhelyi (Salute e Benessere degli animali) e Christophe Hansen (Agricoltura e Alimentazione), insieme ai rispettivi uffici, hanno incontrato il settore zootecnico almeno 46 volte tra dicembre 2024 e marzo 2026 per discutere di benessere animale. Nello stesso periodo, le organizzazioni per la protezione degli animali sono state ricevute solo 7 volte. Un rapporto di 7 a 1 a favore dell’industria.
I numeri complessivi rafforzano il quadro: su 708 incontri analizzati, quelli con il comparto zootecnico dedicati al benessere animale sono almeno 46, contro appena 7 con le ong. Non solo: tra i temi trattati, parole chiave come “gabbie” o “abbattimento dei pulcini” – pratiche contestate da 190.063 cittadini europei nella consultazione pubblica del 2025 – non compaiono nemmeno una volta nei titoli ufficiali degli incontri.
Un dato che pesa ancora di più considerando che nell’Unione europea si stima che circa 300 milioni di animali siano ancora allevati in gabbia, mentre la promessa di una proposta legislativa per vietarle, annunciata nel 2021 in risposta all’Iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age” sostenuta da 1,4 milioni di firme, non si è mai concretizzata. La scadenza fissata per la fine del 2023 è stata superata senza alcun intervento normativo e nel programma di lavoro 2026 non compare alcun riferimento al divieto.
Davanti alla sede della Commissione, gli attivisti hanno esposto cartelloni raffiguranti i commissari e la presidente Ursula von der Leyen, chiedendo trasparenza e un riequilibrio nell’accesso ai decisori politici.
«Il tema del benessere animale compariva nei titoli degli incontri. Quello degli animali e della loro tutela no – ha affermato Matteo Cupi, vicepresidente di Animal Equality Europa – Queste informazioni provengono dai documenti pubblici della stessa Commissione, e oggi più di 100 persone sono qui per assicurarsi che i responsabili non possano fingere di non averle viste».
Sul fronte istituzionale, la questione approda anche al Parlamento europeo: 36 eurodeputati di diversi gruppi politici hanno presentato una domanda con richiesta di risposta orale (O-000006/2026), che sarà discussa in plenaria. Il quesito è diretto: «Quando e in che modo la Commissione intende dare seguito al proprio impegno di rivedere la legislazione dell’UE in materia di benessere degli animali?».
Le richieste avanzate da Animal Equality sono precise: un calendario vincolante con scadenze mensili per arrivare a una proposta legislativa sul divieto delle gabbie entro la fine del 2026, l’inclusione del divieto di abbattimento dei pulcini e un accesso più equilibrato tra industria e associazioni animaliste.
«In Italia, come in molti altri Paesi UE, il divieto di abbattimento selettivo dei pulcini maschi nell’industria delle uova è già realtà e il Governo ha di recente previsto un fondo per la transizione cage-free: rendere questa realtà diffusa in tutta Europa è un dovere nei confronti di milioni di cittadini che hanno sottoscritto l’ICE End the Cage Age e che chiedono maggiori tutele per gli animali. Animal Equality è in prima linea per chiedere alla Commissione UE di superare l’inazione che va avanti da anni e dare risposte chiare e trasparenti ai cittadini», ha aggiunto Matteo Cupi.
Tutti i dati citati sono pubblicamente verificabili attraverso il Registro della trasparenza della Commissione europea (ec.europa.eu/transparencyregister), relativi al periodo compreso tra metà dicembre 2024 e l’11 marzo 2026.
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