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20 Febbraio 2026 - 02:00
Mercoledì mattina, 18 febbraio, la magia del Carnevale ha bussato alle porte della scuola dell’infanzia e primaria di Verolengo: la Corte di Castelrosso, frazione di Chivasso, è venuta a trovare i piccoli alunni.
Tra sorrisi e saluti sono apparsi personaggi in abiti eleganti, dai colori vivaci, con mantelli che sembravano usciti da una fiaba. Occhi curiosi. Occhi increduli. Occhi che, forse per un istante, hanno davvero creduto che quei visitatori provenissero da un regno lontano, dove la fantasia diventa realtà.
I più piccoli si sono avvicinati timidamente. Qualcuno stringeva la mano della maestra, qualcun altro ha sfiorato un mantello come se fosse fatto di stelle.
Poi sono arrivate le domande. Quelle vere, senza filtro: “Ma vivete in un castello?” “Quanto pesa la corona?” “È difficile fare il Conte?” “Da quanto tempo siete re?”
Le risate hanno riempito le aule, le fotografie hanno fermato attimi preziosi. Ma ciò che è rimasto più impresso è stata l’emozione. Perché il Carnevale, quando è autentico, non è soltanto una festa: è un ponte tra realtà e fantasia.
Il Carnevale di Castelrosso non è un semplice evento di calendario. È una tradizione radicata, curata dalla Pro Castelrosso, che ogni anno dà vita a una Corte composta da Conte, Contessa, Dame, Cavalieri e Paggette: figure simboliche che rappresentano la storia, l’identità e l’orgoglio della comunità.
La Corte partecipa agli eventi ufficiali, alle celebrazioni, alle sfilate e al Carnevalone di Chivasso. Ma soprattutto entra nei luoghi della vita quotidiana: le piazze, le case e, oggi, le scuole.
Il Carnevale affonda le sue radici in tempi antichissimi. Il nome stesso deriva probabilmente da carnem levare — “togliere la carne” — e indica il periodo che precede la Quaresima. Ancora prima, però, era festa di fine inverno, rito di passaggio, celebrazione della luce che ritorna e della vita che ricomincia.
Maschere, colori, musica e risate raccontano un’unica cosa: la voglia di comunità. A Castelrosso questa voglia si traduce in settimane di preparativi, in volontari che lavorano dietro le quinte, in famiglie che tramandano ruoli e ricordi, in un paese che si riconosce nella propria Corte.
La loro visita è il segno di una tradizione che non resta chiusa nelle sale delle feste. È la dimostrazione che il Carnevale non è spettacolo, ma relazione. È un modo per dire ai più piccoli: questa storia è anche vostra.
Forse, tra quei bambini dagli occhi lucidi, c’era una futura Contessa. Forse un futuro Cavaliiere. Forse semplicemente un adulto che, un giorno, ricorderà questa mattina come il momento in cui ha creduto davvero che la magia potesse entrare dalla porta della sua classe.
A Verolengo e arrivato un sogno vestito di colori. E per qualche ora, la scuola è diventata un castello.
Prima di salutare, la Corte ha invitato tutti i bambini e le loro famiglie ad aspettarli domenica al Carnevalone di Chivasso, dove sfileranno sul loro carro per regalare ancora sorrisi, colori e un ultimo saluto pieno di magia.

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