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Carnevale di Ivrea

Facce da Tuchini (le fotografie)

In battaglia con i Tuchini del Borghetto

Nel periodo compreso tra gli anni Trenta e Sessanta dell’Ottocento, nasce nel Carnevale di Ivrea un gioco cortese, quasi cavalleresco: un “getto di arance” che le giovani fanciulle borghesi di Ivrea presero l’abitudine di effettuare dai balconi delle loro abitazioni, negli ultimi giorni del Carnevale. “Innocenti proiettili” per usare le parole delle cronache giornalistiche di metà Ottocento, “che dalle case piovevano sui passeggianti, e con cui da questi per gentil rappresaglia si faceva grazioso assalto alle vispe ed avvenenti provocatrici”.

Un getto più o meno gentile, di sicuro elitario, alla nascita del quale non era certo risultato estraneo un fenomeno di imitazione verso quanto il “bel mondo” del tempo andava compiendo nelle più importanti capitali europee del divertimento. Una moda del genere si diffonderà, ad esempio, presso i primi festosi carnevali di Nizza sulla Costa Azzurra. Nell’arancia, frutto mediterraneo e solare, poteva compiutamente riflettersi il clima del Piemonte carloalbertino, segnato da un alone di romantica ricerca verso l’esotico e il fantastico. Nel volgere di breve tempo al parco e contenuto atto di omaggio dei rossi frutti, verrà a sovrapporsi l’infuriare scomposto e “violento” di una improvvisa “follia carnevalesca” , al dilagare della quale ben pochi argini poterono resistere.

Fu solo nell’immediato secondo dopoguerra che si formarono ufficialmente le prime squadre a piedi di aranceri, e si allestirono i cosiddetti primi carri da getto e la battaglia assunse i connotati attuali seguendo regole ben precise.

L’avvento delle squadre degli aranceri modifica profondamente la struttura originaria del fenomeno festivo eporediese: la battaglia delle arance diviene in tal modo una realtà prevalentemente legata ai giovani.

La battaglia è un concentrato di ardore e lealtà. Non è raro vedere avversari in battaglia darsi la mano in segno di rispetto e di ritrovata amicizia riconoscendo l’abilità e il coraggio altrui . Si basa su regole cavalleresche non scritte condivise da tutti i partecipanti, che garantiscono l’incolumità generale (a parte qualche inevitabile occhio nero), e mantengono il confronto sul livello di una vera e propria sfida “sportiva” nella quale alla fine chi è più bravo (e tira più arance con maggior intensità) vince.
Il Carnevale oltre ad essere un grande gioco di ruolo è anche una straordinaria lezione di educazione civica: migliaia di persone che scendono pacificamente in piazza a celebrare una festa di libertà, in un clima “agonistico” come quello della Battaglia delle Arance, nel rispetto di regole non scritte, sono un grande esempio di civiltà che la città può orgogliosamente vantare e deve “difendere”.

Nove sono le squadre a piedi, indossano solo una casacca e i calzoni con i propri colori e occupano ognuna una zona di tiro.

Il numero dei carri invece varia di anno in anno, ormai superano la cinquantina.

Verso la metà del Novecento, con una lettura poetica e fantasiosa, si è voluto interpretare la Battaglia delle arance alla luce della leggenda del Carnevale di Ivrea. La battaglia rievoca la ribellione eporediese guidata dalla giovane Violetta: il popolo, rappresentato dalle squadre degli aranceri a piedi, senza nessuna protezione, combatte a colpi di arance contro le armate del feudatario. Queste ultime sono rappresentate dai tiratori sui carri trainati da cavalli, che indossano protezioni e maschere che ricordano le antiche armature.

Aranceri a piedi

Gli aranceri dell’Asso di Picche / 1947
www.aranceriassodipicche.it

La squadra è stata fondata da un gruppo di giovani giocatori dell’Ivrea calcio, segna la nascita della Battaglia delle arance in forma organizzata. Divisa rossa e blu con l’asso di picche come distintivo e foulard nero.

Luogo di tiro: piazza di Città

Gli aranceri dell’Asso di Picche / 1947


Gli aranceri della Morte / 1954
www.arancerimorte.it

La squadra è stata fondata da un gruppo di amici della Parrocchia di San Grato. Divisa nera con lo stemma bianco raffigurante un teschio e pantaloni rossi.

Gli aranceri della Morte / 1954Luogo di tiro: piazza di Città

Gli aranceri della Morte / 1954


Gli aranceri dei Tuchini del Borghetto / 1964
www.tuchini.it

La squadra fa la sua prima apparizione in Borghetto, una delle parti più vecchie ed affascinanti della città. Casacca verde con foulard e pantaloni rossi. Lo stemma, rappresentato da un corvo, prende spunto dal simbolo locale della Croazia (nome leggendario del Borghetto).

Gli aranceri dei Tuchini del Borghetto / 1964Luogo di tiro: Borghetto

Gli aranceri dei Tuchini del Borghetto / 1964


Gli aranceri degli Scacchi / 1964
www.aranceriscacchi.it

Il nome fu dettato dal numero dei primi tiratori, sedici come le pedine di una parte della scacchiera. Casacca bianca e nera a quadri su cui si staglia una torre arancione, simbolo del castello eporediese, il foulard e i pantaloni sono arancioni.

 Gli aranceri degli Scacchi / 1964Luogo di tiro: piazza Ottinetti

 Gli aranceri degli Scacchi / 1964


Gli aranceri degli Scorpioni d’Arduino / 1966
www.scorpionidarduino.it

La squadra eredita il proprio nome da una delle vie più suggestive del centro storico di Ivrea, via Arduino. Casacca gialla con la riproduzione di uno scorpione nella parte posteriore e foulard che ogni anno viene rinnovato, pantaloni verde chiaro.

 Gli aranceri degli Scorpioni d’Arduino / 1966Luogo di tiro: piazza Ottinetti

Gli aranceri degli Scorpioni d’Arduino / 1966


Gli aranceri della Pantera Nera / 1966
www.facebook.com/aranceripanteranera

La squadra ha combattuto per una decina di anni in piazza di Città, per poi spostarsi in piazza Ferrando prima, in piazza Ottinetti poi, sino a giungere nell’attuale luogo di tiro. Divisa nera con bande gialle come il foulard. Lo stemma è rappresentato da una pantera ruggente.

Gli aranceri della Pantera Nera / 1966Luogo di tiro: piazza del Rondolino

 

Gli aranceri della Pantera Nera / 1966


Gli aranceri dei Diavoli / 1973
www.diavoliaranceri.it

Hanno casacca e pantaloni rossi con bande gialle e foulard giallo. Il loro stemma è un diavolo con la forca.

Gli aranceri dei Diavoli / 1973Luogo di tiro: piazza del Rondolino

Gli aranceri dei Diavoli / 1973


Gli aranceri dei Mercenari / 1974
www.mercenari.it

Vestono una casacca color vinaccia, pantaloni gialli e foulard a fantasia. Lo stemma è una coppia di scimitarre, inserite in una stella gialla a cinque punte.

Gli aranceri dei Mercenari / 1974Luogo di tiro: piazza del Rondolino

Gli aranceri dei Mercenari / 1974


Gli aranceri dei Credendari / 1985
www.credendariaranceri.it

La squadra, riconosciuta solo nel 1989, ha casacca blu con bande gialle, pantaloni e foulard gialli. Lo stemma è rappresentato dal Palazzo della Credenza sotto il quale sono riportate, incrociate, la mazza (simbolo del Comune) e l’antico martello d’arme (simbolo del Podestà).

Gli aranceri dei Credendari / 1985Luogo di tiro: piazza Freguglia

Gli aranceri dei Credendari / 1985

Carri da getto

Carri da getto

— A differenza degli aranceri a piedi gli aranceri sui carri indossano una divisa composta di una maschera di cuoio (con grate o plexiglass davanti agli occhi) e di un’imbottitura sul busto. Ogni Carro da getto, indipendentemente dal fatto che sia una pariglia o un tiro a quattro, prevede la presenza di un Cavallante e del Capocarro, colui che cura l’organizzazione e la gestione del carro e degli aranceri.

Il cavallante non è solo un allevatore appassionato ed un abile conduttore di attacchi a due o a quattro cavalli, appartiene ad un mondo unico, tutto da scoprire, ricco di segreti tramandati da generazioni e testimoniati anche dai raffinati finimenti e dall’incedere elegante degli splendidi cavalli utilizzati per gli attacchi dei carri da getto. Non solo l’ardore in battaglia e la correttezza nel tiro, ma anche la qualità degli allestimenti e i finimenti dei cavalli sono elementi che concorrono a definire le classifiche finali.

Il contributo dei Carri allo Storico Carnevale di Ivrea si fa sentire anche dal punto di vista estetico, grazie all’eleganza dei cavalli, finemente addobbati e acconciati, e al design particolarmente curato.

I carri da getto sono divisi in pariglie (2 cavalli) e tiri a quattro (4 cavalli) e si alternano all’interno delle piazze per pochi minuti.

TESTI A CURA DI FRANCO QUACCIA PER FONDAZIONE STORICO CARNEVALE

FOTOGRAFIE DI SOFIA BELLAVER. HANNO COLLABORATO: MARIA DI POPPA, ELOISA GIANNESE E ALEXANDRA IRINA DINICA

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