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11 Febbraio 2026 - 22:36
C’è un momento, a Ivrea, in cui il Carnevale cambia prospettiva. Diventa più piccolo, sì, ma solo nelle dimensioni. Perché per intensità, emozione e verità non è secondo a nessuno. Succede a Torre Balfredo, dove sabato sera il balcone di Casa Giuseppina si è trasformato ancora una volta in un palcoscenico sospeso tra memoria e futuro, tra tradizione e tenerezza.
Da oltre quarant’anni, qui il Carnevale dei bambini anticipa quello “dei grandi” e ne custodisce l’anima più autentica. Una settimana prima dell’uscita della Mugnaia dello Storico Carnevale di Ivrea, sono i più piccoli a prendersi la scena. E lo fanno con una naturalezza che sorprende, con quella fierezza inconsapevole che solo i bambini sanno avere quando indossano qualcosa che sentono davvero loro.
Affacciati al balcone, uno accanto all’altro, hanno dato vita alla loro squadra in miniatura, la versione “mignon” del corteo storico. Lea Passarello, emozionata e sorridente, veste i panni della Mugnaia. Al suo fianco Mattia Grosso, Generale in erba, e poi Mirko Ambrosio nel ruolo di Segretario, Federico Balagna come Podestà. E ancora gli Ufficiali dello Stato maggiore, le Vivandiere, le Damigelle, le Paggette. Nomi e volti che per una sera diventano simboli, piccoli custodi di una storia che a Ivrea non è folclore, ma identità.
Ogni presentazione è un applauso, ogni nome scandito dal microfono è un’emozione che sale dal cortile fino al cielo di marzo. Sotto il balcone, famiglie, nonni, amici, semplici curiosi. Mani tese verso l’alto, risate, occhi lucidi. E poi il rito più atteso: una pioggia colorata di caramelle, mimosa e coriandoli lanciati dai protagonisti, tra le note squillanti dei pifferi e dei tamburi dei Cuj dal Cantun dla Rusa. Un’esplosione di festa che unisce generazioni.
Casa Giuseppina, vestita di rosso, addobbata con stemmi e coccarde, sembra quasi respirare insieme a loro. Le sue pareti raccontano una storia iniziata nel 1982, quando qualcuno ha avuto l’intuizione semplice e potente di affidare ai bambini il compito più grande: custodire il senso del Carnevale.
A rendere omaggio ai piccoli interpreti sono arrivati anche i protagonisti “in divisa” dello Storico Carnevale: gli Abbà con il Generale, lo Stato Maggiore, le Vivandiere, il Sostituto Gran Cancelliere, il Podestà e la Mugnaia in carica. L’incontro tra adulti e bambini è uno dei momenti più intensi della serata. I piccoli accolgono gli omologhi più grandi intonando con sorprendente sicurezza l’Inno del Carnevale di Ivrea del maestro Olivieri. Due strofe cantate con convinzione, senza esitazioni. Non è solo una canzone: è un passaggio di testimone.
Ci sono strette di mano, abbracci, sguardi complici. Per un attimo non esistono differenze di età, ma solo lo stesso orgoglio di appartenere a una comunità che nel Carnevale si riconosce e si racconta.
Tra gli ospiti anche il sindaco Matteo Chiantore, che ha voluto sottolineare il legame profondo tra Torre Balfredo e la città. Un legame che qui non è mai stato messo in discussione, perché questa ex frazione continua a battere come un cuore pulsante dentro Ivrea. Presente anche il primo Gran Cancelliere donna, testimone attenta di un percorso che unisce innovazione e rispetto della tradizione.
E poi i volti di chi questo “carnevalino” lo ha conosciuto anni fa e non lo ha più lasciato. Ex generali, ex Mugnaie, appassionati che tornano ogni anno, perché qui si ritrova qualcosa di raro: la semplicità autentica della festa.
Dietro le quinte, instancabili, i soci della Bocciofila Balfredese. Sono loro a rendere possibile tutto questo. A organizzare, preparare, allestire, accogliere. A trasformare una serata in un ricordo che resterà. Con un rinfresco curato nei dettagli e un’ospitalità che sa di casa, riescono ogni volta a creare un’atmosfera calda, familiare, vera.
Il segreto sta forse proprio qui: nell’attaccamento alle radici. Molti dei genitori che oggi guardano dal basso quei bambini vestiti in costume, un tempo erano lassù al loro posto. Hanno indossato le stesse mini divise, hanno lanciato le stesse caramelle, hanno cantato lo stesso inno. Oggi accompagnano i propri figli con lo stesso entusiasmo, come se il tempo non avesse fatto altro che allargare il cerchio.
E allora si capisce che il vero spirito del Carnevale non è solo nei cortei solenni o nelle battaglie delle arance. È anche – e forse soprattutto – in questo balcone illuminato, in queste mani piccole che salutano la folla, in questi occhi che brillano sotto un cappello troppo grande.
A Torre Balfredo il Carnevale non si imita. Si tramanda. E ogni anno, puntuale, rinasce nel sorriso dei bambini.
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