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Sessant’anni di comunità, festa a Settimo per San Giuseppe Artigiano

Tra memoria, celebrazione e condivisione: il 1° maggio una giornata per raccontare la storia della parrocchia

Sessant’anni di comunità

Sessant’anni di comunità, festa a Settimo per San Giuseppe Artigiano

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Sessant’anni di storia, fede e vita condivisa. A Settimo Torinese la parrocchia di San Giuseppe Artigiano si prepara a celebrare un traguardo importante con una giornata pensata per riunire la comunità e ripercorrere le tappe di un percorso che ha segnato intere generazioni.

L’appuntamento è fissato per venerdì 1° maggio 2026, data simbolica non solo per il calendario civile, ma anche per una realtà parrocchiale che ha accompagnato nel tempo il tessuto sociale del territorio. A promuovere l’iniziativa sono i co-parroci don Antonio Bortone e don Antonio Marino, insieme alla comunità parrocchiale, con l’obiettivo di tenere viva la memoria e rafforzare il senso di appartenenza.

La giornata si aprirà alle 16 con un momento dal titolo “tra storia e memoria”, un incontro che vedrà riuniti parroci, viceparroci e diaconi che hanno prestato servizio nella parrocchia nel corso dei decenni. Un’occasione per intrecciare ricordi, esperienze e testimonianze, accompagnata da un’introduzione socio-storica a cura del dottor Silvio Bertotto.

Un passaggio che punta a restituire non solo la dimensione religiosa, ma anche quella sociale e culturale di una realtà che, negli anni, ha rappresentato un punto di riferimento per famiglie, giovani e anziani.

Alle 18.30 sarà il momento della celebrazione eucaristica, presieduta dal vescovo di Alba, monsignor Marco Brunetti. Un rito che assume un valore particolare, inserendosi nel contesto di un anniversario che va oltre la semplice ricorrenza e diventa occasione di riflessione sul presente e sul futuro della comunità.

La giornata si concluderà alle 20 con una cena comunitaria, momento conviviale che rappresenta, forse più di ogni altro, lo spirito dell’iniziativa: stare insieme, condividere e rafforzare legami costruiti nel tempo.

Non si tratta soltanto di celebrare una data, ma di raccontare una storia fatta di persone, relazioni e impegno quotidiano. Sessant’anni durante i quali la parrocchia ha visto cambiare il quartiere, crescere nuove generazioni e affrontare trasformazioni sociali profonde.

In un’epoca in cui i punti di riferimento tradizionali sono spesso messi in discussione, eventi come questo assumono un significato particolare. Rappresentano un tentativo di ricucire il legame tra passato e presente, valorizzando l’identità di una comunità che continua a riconoscersi in luoghi e momenti condivisi.

Il 1° maggio, dunque, non sarà solo una festa, ma anche un’occasione per fermarsi, guardarsi indietro e, allo stesso tempo, immaginare il futuro.

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