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La scelta: memoria e coraggio in scena a Cuorgnè

Musica, poesia e testimonianze per raccontare le donne della Resistenza e interrogare il presente

“La scelta”: quando la memoria diventa voce, musica e coscienza

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C’è un punto, nella storia come nella vita individuale, in cui il silenzio smette di essere un rifugio e diventa una responsabilità. È il momento della scelta. Ed è proprio attorno a questo snodo profondo che si costruisce “La scelta”, l’appuntamento in programma venerdì 24 aprile 2026, alle ore 21, nell’Ex chiesa della SS. Trinità di Cuorgnè.

A dare voce a questa riflessione sarà la Corale Polifonica Amici Miei, diretta dal Maestro Alerino Fornengo, protagonista di una serata che si annuncia intensa e partecipata. Non un semplice concerto, ma un percorso emotivo fatto di canto, musica e poesia, capace di trasformare lo spazio in un luogo di ascolto autentico e memoria condivisa.

L’iniziativa, promossa in collaborazione con UNITRE Cuorgnè e la sezione locale dell’A.N.P.I., con il patrocinio della Città di Cuorgnè, affonda le sue radici nella storia della Resistenza. Ma lo sguardo non resta confinato al passato: si allarga, interpella il presente, chiama in causa il nostro tempo.

Al centro della narrazione emergono le storie delle donne, troppo spesso relegate ai margini del racconto storico. Figure considerate fragili, ma capaci di scelte radicali e atti di straordinario coraggio. Donne che, in un’epoca in cui scegliere significava mettere in gioco tutto, hanno trovato la forza di agire. La serata restituisce loro voce e dignità, trasformando il ricordo in esperienza viva, capace di toccare e interrogare.

A fare da filo conduttore, le parole di Benedetta Tobagi, che svelano la forza nascosta dietro stereotipi antichi, creando un ponte tra ieri e oggi. Un invito diretto, quasi inevitabile: cosa avremmo fatto noi? E ancora di più, cosa scegliamo oggi?

Perché “La scelta” non è solo il titolo dell’evento. È una domanda aperta, che attraversa le coscienze. È un richiamo a sentire prima ancora che comprendere, a riconoscere che la memoria non è un esercizio distante, ma un atto profondamente contemporaneo.

E forse sarà proprio questo il segno più duraturo della serata: quella consapevolezza che resta, silenziosa, uscendo nella notte. L’idea che ogni tempo, anche il nostro, richieda coraggio. E che scegliere, in fondo, sia il gesto più autenticamente umano.

 

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