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Alla Reggia di Venaria le regine non hanno volto: parlano gli abiti, tra cinema, teatro e mito

Da Cleopatra a Maria Antonietta, 31 costumi iconici riscrivono il potere femminile: la regalità nasce dal tessuto

Alla Reggia di Venaria le regine non hanno volto: parlano gli abiti, tra cinema, teatro e mito

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Alla Reggia di Venaria le regine prendono forma prima ancora di avere un volto: nascono da un tessuto, da un ricamo, da un riflesso d’oro. È il costume a raccontare, prima ancora delle parole, costruendo l’idea stessa di regalità. Con la mostra ‘Regine in scena. L’arte del costume italiano tra cinema e teatro’, allestita nelle Sale delle Arti 31 fino al 6 settembre, sono esposte 31 creazioni che hanno definito l’immaginario delle sovrane tra palcoscenico e grande schermo.

Diciassette abiti provengono dalla Fondazione Tirelli di Formello, che custodisce un archivio di circa 400mila costumi di alta sartoria. La mostra è curata da Massimo Cantini Parrini, vincitore di sei David di Donatello, due dei quali ottenuti proprio con abiti presenti in esposizione: quello della Regina di Selvascura indossato da Salma Hayek nel film Il Racconto dei Racconti di Matteo Garrone e il vestito di Maria Antonietta interpretata da Mélanie Laurent in Le Déluge.

Il percorso attraversa cinema, teatro e opera, restituendo figure iconiche che hanno segnato l’immaginario collettivo. Tra gli abiti più suggestivi, quello indossato da Monica Bellucci ne I Fratelli Grimm di Terry Gilliam, una regina degli specchi sospesa tra illusioni e riflessi. Accanto, le atmosfere oniriche di Michelle Pfeiffer, Titania tra natura e magia, e la regalità eterea di Valentina Cortese.

Non mancano le grandi figure storiche: Cleopatra interpretata da Liz Taylor nel kolossal del 1963 di Mankiewicz, ed Elisabetta I portata in scena da Rossella Falk in Maria Stuarda di Franco Zeffirelli. Tra le riletture contemporanee, quella di Angelina Jolie, che restituisce una Anna Bolena più intima, mentre la svolta pop è rappresentata da Kirsten Dunst, che sotto la regia di Sofia Coppola trasforma Maria Antonietta in un’icona moderna. Spazio anche al fascino malinconico di Romy Schneider, Sissi nel cinema di Luchino Visconti.

Il dialogo tra arti si estende anche all’opera, con tre abiti firmati da Arnaldo Pomodoro, Felice Casorati e Giorgio De Chirico, a testimonianza di un intreccio continuo tra arti visive, scena e sartoria.

Il percorso espositivo si muove tra mito, storia e fantasia, ma è nei costumi che queste dimensioni si fondono realmente. Gli abiti sono accompagnati da parrucche, gioielli e ornamenti, provenienti da laboratori specializzati o realizzati appositamente su modelli originali. Esposti anche i bozzetti, che svelano il processo creativo dietro la costruzione dell’immagine regale.

A sottolineare il senso dell’esposizione è la direttrice della Reggia, Chiara Teolato: «Abbiamo pensato a una mostra che facesse emergere il dna femminile della regina. Il potere femminile ha sempre avuto un ruolo centrale, basta pensare alle duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours. E gli abiti testimoniano il potere e la grandezza. Una mostra così, inoltre, può intercettare pubblici diversi: per questo sono previste attività collaterali e un public programm con le Residenze Sabaude».

L’esposizione si inserisce nel filone dedicato alla moda e al costume avviato nel 2011 con Moda in Italia. 150 anni di eleganza (1861-2011), confermando la Reggia di Venaria come uno dei luoghi centrali per il racconto dell’eleganza e dell’identità culturale attraverso il linguaggio della moda.

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