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A Ivrea “Disunited Nations”: il docufilm su Francesca Albanese e la crisi dell’ONU

Disunited Nations: il documentario su Francesca Albanese che mette in discussione l'efficacia delle Nazioni Unite nella crisi di Gaza; proiezione e dibattito a Ivrea il 21 aprile al Cinema Politeama.

A Ivrea il docufilm con Francesca Albanese: “Disunited Nations”

Francesca Albanese

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Arriva anche a Ivrea Disunited Nations, il documentario di Christophe Cotteret che negli ultimi mesi ha attraversato numerose sale italiane ed europee portando al centro del dibattito pubblico il ruolo delle Nazioni Unite di fronte al conflitto in Medio Oriente. L’appuntamento è fissato per martedì 21 aprile alle ore 21 al Cinema Politeama, su iniziativa del Circolo di Ivrea del Partito della Rifondazione Comunista.

Il film, prodotto tra Francia e Belgio nel 2025 e distribuito in Italia nel 2026, segue da vicino l’attività di Francesca Albanese, giurista italiana e Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati dal 2022 . Una figura al centro del dibattito internazionale, soprattutto dopo le sue dichiarazioni del marzo 2024, quando ha denunciato davanti alle istituzioni ONU il rischio di genocidio nella Striscia di Gaza .

Un film dentro il cuore della diplomazia internazionale

Più che un semplice ritratto, Disunited Nations si presenta come un vero e proprio reportage politico. La macchina da presa accompagna Albanese tra missioni sul campo, incontri istituzionali e momenti di forte pressione politica, restituendo allo spettatore il lato meno visibile del lavoro diplomatico internazionale. Il risultato è un racconto che intreccia testimonianze dirette, materiali d’archivio e scene di backstage istituzionale.

Il documentario mette a fuoco il nodo centrale: l’apparente incapacità delle Nazioni Unite di incidere concretamente sulla crisi umanitaria in corso. Un tema che attraversa tutto il film e che viene affrontato anche attraverso il confronto tra principi del diritto internazionale e dinamiche di potere globale .

Non a caso, il regista Christophe Cotteret – già autore di lavori per ARTE e per la televisione belga – costruisce il film come un “saggio cinematografico” sull’inefficacia dell’ONU rispetto alla sua missione originaria: prevenire i conflitti e garantire la tutela dei diritti umani .

Francesca Albanese, tra denunce e controversie

Al centro del racconto c’è Albanese, il cui lavoro ha suscitato consenso ma anche forti reazioni critiche a livello internazionale. Le sue posizioni sulla guerra a Gaza e sulle responsabilità degli Stati hanno infatti generato pressioni politiche, campagne di delegittimazione e tensioni istituzionali .

Il documentario restituisce proprio questa dimensione: non solo il lavoro tecnico di una relatrice ONU, ma anche il peso personale e politico di un incarico che espone a conflitti diplomatici e mediatici. Come sottolineato da diverse analisi, il film non è soltanto “su” Albanese, ma utilizza il suo punto di vista per raccontare una crisi più ampia, quella del sistema multilaterale e della comunità internazionale .

La questione palestinese come banco di prova globale

Uno degli interrogativi più forti sollevati dal documentario riguarda il futuro stesso delle Nazioni Unite. L’organizzazione, nata nel secondo dopoguerra anche nel contesto che portò al Piano di Partizione della Palestina, si trova oggi a confrontarsi con una delle crisi più simboliche e divisive del nostro tempo .

Il conflitto israelo-palestinese emerge così come una sorta di “prova decisiva” per la credibilità dell’ONU: riuscirà a mantenere un ruolo centrale nella tutela dei diritti e nella gestione dei conflitti, oppure uscirà ulteriormente indebolita dalle divisioni interne e dalle pressioni geopolitiche?

Una proiezione che diventa occasione di dibattito

Non è un caso che Disunited Nations sia stato proposto in Italia anche in eventi speciali accompagnati da dibattiti pubblici e collegamenti con esperti e protagonisti della scena politica e umanitaria . La proiezione di Ivrea si inserisce in questo percorso, proponendosi non solo come evento cinematografico ma come momento di riflessione collettiva.

L’iniziativa del Circolo di Rifondazione Comunista si rivolge infatti all’intera cittadinanza, con l’obiettivo di stimolare una discussione informata su temi di grande attualità: il diritto internazionale, il ruolo delle istituzioni globali e le responsabilità della comunità internazionale di fronte alle crisi umanitarie.

In un contesto segnato da polarizzazione e conflitto narrativo, il documentario di Cotteret prova a riportare l’attenzione su una domanda fondamentale: cosa resta oggi della promessa delle Nazioni Unite?

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