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Festival Piemontèis, Bajo Dora diventa capitale della memoria: tre giorni tra libri, teatro e identità

Dal 27 al 29 marzo torna l’appuntamento con la cultura locale: riflettori su Nino Costa e Giuseppe Giacosa

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Festival Piemontèis, Bajo Dora diventa capitale della memoria: tre giorni tra libri, teatro e identità

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Tre giorni per riscoprire radici, lingua e protagonisti dimenticati. A Bajo Dora, in Canavese, torna il Festival Letterario Piemontèis – Figure dimenticate del Piemonte, giunto alla quinta edizione e ormai punto di riferimento per chi guarda alla cultura locale come patrimonio vivo.

Dal 27 al 29 marzo la Cittadella della Cultura Canavesana ospiterà incontri, spettacoli e presentazioni che mettono al centro la lingua piemontese e le sue espressioni artistiche. Un progetto che cresce di anno in anno e che unisce letteratura, teatro e musica popolare, coinvolgendo autori, studiosi e appassionati.

L’apertura è prevista per venerdì, con i saluti istituzionali e la consegna del Premio Cultura e Società 2026 a Pasquale Mazza, sindaco di Castellamonte. Un riconoscimento che segna l’avvio ufficiale di un programma fitto, costruito per valorizzare il territorio e le sue storie meno conosciute.

Il filo conduttore resta quello delle “figure dimenticate”. Quest’anno l’attenzione si concentra su due nomi centrali della tradizione piemontese: il poeta e scrittore Nino Costa, celebrato a 140 anni dalla nascita, e il canavesano Giuseppe Giacosa, librettista e drammaturgo di primo piano, ricordato a 120 anni dalla morte. Due protagonisti che hanno segnato la cultura regionale e che il festival riporta al centro attraverso nuove pubblicazioni e approfondimenti.

Per Costa sarà presentato il volume “J’autre bestie” di Dario Pasero, scritto in lingua piemontese con traduzione, mentre per Giacosa è previsto un lavoro corale che coinvolge più autori, tra cui la giornalista Ezia Bovo e la giovane Elisa Bellavia, studentessa del liceo Botta. All’interno del volume anche un documento inedito recentemente scoperto, che aggiunge nuovi elementi alla conoscenza del drammaturgo. Il festival non è solo letteratura.

Sabato sera, tra gli appuntamenti principali, è in programma la presentazione del libro dedicato ad Amerigo Vigliermo, figura storica del territorio, seguita da uno spettacolo teatrale della compagnia “J’Ardie” e da un intermezzo musicale con i cantori di Quincinetto. Un momento che unisce racconto e tradizione, nel segno della continuità culturale. Tra gli eventi più attesi anche la presentazione de “Il sussurro del bagatto” di Danilo Alberto, accompagnata da una rappresentazione teatrale che anticipa i temi del romanzo.

Domenica il festival si apre ulteriormente al pubblico con iniziative collaterali. In programma la mostra “Small size – I Cristalli del Monte Bianco”, proveniente da una collezione privata, e una visita guidata ai Balmetti di Bajo Dora, accompagnata dai canti del Coro Bajolese. Un percorso che intreccia natura, storia e musica, offrendo uno sguardo completo sull’identità del territorio.

Durante tutta la manifestazione sarà inoltre possibile visitare l’esposizione fotografica “Gente del Canavese”, con immagini che raccontano volti e storie locali, e la “Vecchia latteria”, dove sono conservati attrezzi della tradizione contadina.

A coordinare gli incontri saranno, come nelle edizioni precedenti, la giornalista Ezia Bovo e Giuliana Reano, in un ruolo di raccordo tra autori e pubblico.

Il festival nasce dalla collaborazione tra diverse realtà: la Cittadella della Cultura Popolare, il Coro Bajolese e il Centro Etnologico Canavesano, con il sostegno del Comune di Borgofranco d’Ivrea, della Città Metropolitana di Torino e di CNA Editoria Piemonte. Un lavoro di squadra che riflette lo spirito dell’iniziativa.

Perché il Festival Piemontèis non è solo una rassegna, ma un progetto culturale che punta a ricostruire memoria e identità, dando voce a una lingua e a una tradizione che rischiano di essere marginalizzate. In un tempo in cui la globalizzazione tende a uniformare linguaggi e culture, appuntamenti come questo rappresentano uno spazio di resistenza e valorizzazione. E Bajo Dora, per tre giorni, diventa il luogo in cui il Piemonte racconta se stesso.

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