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Tradizioni Vive compie 12 anni e rilancia la cultura popolare tra lingua, memoria e nuove generazioni

Doppio appuntamento tra Torino e il web per un premio che racconta il Piemonte e dialoga con l’Italia

Tradizioni Vive compie 12 anni e rilancia la cultura popolare tra lingua, memoria e nuove generazioni

Tradizioni Vive compie 12 anni e rilancia la cultura popolare tra lingua, memoria e nuove generazioni

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Il Premio “Tradizioni Vive” taglia il traguardo della dodicesima edizione e si conferma come uno degli appuntamenti più solidi e riconoscibili nel panorama culturale piemontese dedicato alla cultura popolare, alla lingua e alla memoria collettiva. Un traguardo che non segna un punto di arrivo, ma piuttosto una nuova tappa di un percorso che negli anni ha saputo crescere, ampliarsi e assumere una dimensione ormai nazionale, senza perdere il legame con le radici locali.

L’edizione 2026 introduce una novità significativa: la celebrazione dei vincitori raddoppia. Il primo appuntamento è in presenza, giovedì 15 gennaio alle 15.30, nella sede della Città metropolitana di Torino, in corso Inghilterra 7. Il secondo momento, pensato per raggiungere un pubblico più ampio, sarà online martedì 20 gennaio alle 21, confermando la volontà del Premio di adattarsi ai linguaggi e agli strumenti della contemporaneità senza snaturare la propria identità.

La cerimonia torinese del 15 gennaio sarà arricchita dall’intervento artistico della Compagnia dell’Amarena di Trofarello, inserendosi idealmente nel percorso che conduce alla Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali, celebrata il 17 gennaio. Una collocazione non casuale, che rafforza il messaggio centrale del Premio: la lingua, e in particolare il piemontese, non è un residuo del passato, ma una radice viva, capace di raccontare il presente con sfumature, immagini e profondità che spesso sfuggono alla lingua standard.

Nato con l’obiettivo di far conoscere e valorizzare la cultura popolare piemontese, “Tradizioni Vive” ha progressivamente allargato il proprio orizzonte, diventando uno spazio di confronto tra territori, storie e tradizioni diverse. Lo spirito del concorso non è mai stato quello di una nostalgia autoreferenziale, ma piuttosto di un dialogo continuo: le tradizioni si mantengono vive proprio quando si mettono in relazione con altre esperienze, altre culture, altri racconti, anche lontani geograficamente.

Accanto alla soddisfazione per il livello raggiunto, questa edizione porta con sé anche una riflessione più profonda sul ricambio generazionale. Negli ultimi anni il mondo della cultura popolare ha perso figure di riferimento come Camillo Brero, Antonio Bodrero, Andrea Flamini, e alcuni tra i padri fondatori del concorso, Gian Antonio Bertalmia e Sergio Notario. Assenze che pesano, ma che rendono ancora più urgente l’apertura a nuovi autori, giovani o esordienti, chiamati a raccogliere il testimone e a reinterpretare le tradizioni con uno sguardo contemporaneo.

Il lavoro della giuria – composta da Michele Bonavero, Marina Gallia, Bruno Giovetti, Filomena Iovinella, Gianfranco Pavesi ed Ernesto Vidotto – è stato particolarmente complesso. Le opere presentate hanno mostrato un livello elevato, soprattutto nella prosa in lingua piemontese, capace di restituire sfumature emotive e narrative difficilmente traducibili, dimostrando come il dialetto possa essere uno strumento letterario pienamente maturo.

Il concorso si articola in cinque sezioni, che spaziano dalla poesia alla narrativa, dalla lingua italiana al piemontese, offrendo uno spaccato ampio e articolato delle forme espressive legate alle tradizioni, alle storie di ieri e di oggi, e ai popoli che le custodiscono. A ciascuna sezione sono stati assegnati premi, segnalazioni di merito e menzioni speciali, a testimonianza di una produzione diffusa e vitale.

A sostenere l’iniziativa, anche in questa edizione, c’è il riconoscimento delle istituzioni, con i patrocini di Regione Piemonte, Città metropolitana di Torino, Comune di Torino e Circoscrizione 3, che confermano il valore culturale e sociale del Premio. “Tradizioni Vive” continua così a raccontare il Piemonte, ma anche a interrogarsi sul suo futuro, affidando alla parola scritta – in italiano e in piemontese – il compito di tenere insieme memoria, identità e cambiamento.

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