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14 Gennaio 2026 - 14:37
Alessandria riscrive la geografia dell’oro italiano, supera Milano e torna sul podio dell’export
Nel 2025 l’export orafo italiano cambia volto e, contro ogni previsione, è Alessandria a imporsi come uno dei motori più dinamici del settore. La provincia piemontese ha riconquistato il terzo posto nazionale per valore delle esportazioni di oro e gioielli, superando Milano e attestandosi a 1,6 miliardi di euro, pari al 16,8% del totale italiano, con una crescita del 18,9% nei primi nove mesi dell’anno. Un dato che spicca ancora di più se confrontato con la media nazionale, che nello stesso periodo registra un calo del 14,5%.
A certificarlo è il report Mediobanca dedicato al comparto orafo-argentiero-gioielliero, che analizza i bilanci dei 101 principali player del settore, ciascuno con un fatturato superiore ai 19 milioni di euro. In questo contesto, Alessandria emerge come una delle poche realtà capaci non solo di reggere l’urto di una fase complessa, ma di crescere in modo deciso, consolidando un ruolo strategico che affonda le radici in una tradizione industriale solida e altamente specializzata.
Il sorpasso su Milano, che scivola al quarto posto con 910,3 milioni di euro di export e una quota del 9,3%, non è solo simbolico. Segna piuttosto una riconfigurazione degli equilibri logistico-commerciali nel Nord-Ovest, con Alessandria sempre più centrale nei flussi internazionali del gioiello italiano. Una dinamica che, secondo gli analisti, riflette scelte precise operate da grandi operatori del settore, capaci di spostare rapidamente hub e canali di esportazione in base alle condizioni di mercato.

I numeri delle destinazioni estere raccontano bene questo cambiamento. Le prime cinque assorbono complessivamente il 74,3% dell’export alessandrino, per un valore di circa 1,22 miliardi di euro. In testa c’è ora la Svizzera, che con il 26% delle esportazioni – pari a circa 427 milioni di euro – diventa il primo sbocco commerciale, facendo registrare un impressionante +447,5%. Un balzo legato a nuove strategie logistiche e societarie che hanno spostato verso il Paese elvetico una parte rilevante dei flussi.
Scende invece al secondo posto l’Irlanda, che rappresenta il 24% dell’export (circa 394 milioni di euro) ma segna un -19,4%. In difficoltà anche Francia e Hong Kong, che perdono rispettivamente l’11,7% e il 27,2%, mentre tengono e crescono mercati considerati strategici come gli Stati Uniti (+6%) e soprattutto la Cina, che diventa la sesta destinazione con 52,7 milioni di euro e una crescita del 30,2%.
Il quadro piemontese, però, non si esaurisce con Alessandria. Anche Torino mostra segnali significativi, collocandosi al quinto posto nazionale con 283,4 milioni di euro di esportazioni e una quota del 2,9%, ma soprattutto con un aumento del 157,3%. Un vero e proprio mini-boom che rafforza l’idea di uno spostamento progressivo dei flussi dal capoluogo lombardo verso le province piemontesi, in particolare lungo l’asse Torino-Alessandria.
In un settore attraversato da incertezze globali, tensioni geopolitiche e rallentamenti dei consumi, i dati Mediobanca raccontano dunque una storia controcorrente. Alessandria, grazie a un mix di specializzazione produttiva, flessibilità industriale e scelte strategiche sui mercati esteri, si conferma uno dei poli più vitali dell’oreficeria italiana, capace non solo di resistere, ma di guadagnare terreno mentre altri arretrano. Un segnale che va oltre il singolo comparto e parla della capacità di alcuni territori di reinventarsi e restare competitivi nei mercati globali.
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