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10 Aprile 2026 - 14:52
Cibo, sostenibilità e giovani: il Canavese diventa laboratorio nazionale con il Festival della Biodiversità (a destra: Aurora Cavallo)
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Data di inizio 09.05.2026 - 00:00
Data di fine 12.04.2026 - 00:00
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C’è un festival che prova a parlare di futuro partendo dalla terra, ma scegliendo come interlocutori privilegiati i più giovani. Torna a San Giorgio Canavese il Festival della Biodiversità dei Ragazzi, e alla sua terza edizione compie un salto di qualità: più grande, più diffuso, più ambizioso. Un progetto che nel giro di pochi anni si è trasformato in uno degli appuntamenti più originali nel panorama nazionale dedicato a Gen Z e Gen Alpha, affrontando temi come alimentazione consapevole, sostenibilità e cultura del cibo con un linguaggio accessibile e contemporaneo.
Dal 9 al 12 maggio, il Canavese diventerà un laboratorio a cielo aperto, capace di unire educazione, intrattenimento e partecipazione attiva. Il Festival si sviluppa parallelamente allo storico Mercato della Terra e della Biodiversità, ma con un’identità autonoma e ben definita: non solo esposizione e degustazione, ma esperienza diretta, fatta di laboratori, incontri e momenti interattivi pensati per coinvolgere centinaia di ragazze e ragazzi.
Il cuore dell’iniziativa sta proprio qui: trasformare la biodiversità da concetto astratto a esperienza concreta, capace di parlare alle nuove generazioni. Non una lezione frontale, ma un racconto condiviso, dove il cibo diventa punto di partenza per riflettere su ambiente, società e futuro.
Nato nel 2024 da un’idea del giornalista Rai Giuseppe Calabrese, il Festival cresce anche grazie a una proposta culturale sempre più articolata. L’edizione 2026 porterà a San Giorgio Canavese un gruppo eterogeneo di ospiti, capace di intercettare linguaggi diversi: dalla divulgazione scientifica alla creatività digitale, passando per la cucina e l’arte.

Giuseppe Calabrese
Tra i nomi più attesi c’è Aurora Cavallo, in arte Cooker Girl, una delle food creator più seguite d’Italia, capace di parlare ai giovani con un linguaggio diretto e immediato. Accanto a lei, figure come Giulio Giordano, storico illustratore di Diabolik, e Silvio Giordano, tra i principali esperti italiani di intelligenza artificiale applicata alla cultura visiva, a dimostrazione di quanto il Festival voglia allargare lo sguardo oltre il cibo, intrecciando discipline e visioni.
Non mancherà il contributo della cucina d’autore, con lo chef stellato Pasquale Laera, né quello della divulgazione creativa, rappresentata da Fluffy Revolution, artista capace di trasformare frutta, verdura e terra in protagonisti di un universo narrativo pop, pensato proprio per avvicinare i più giovani ai temi dell’alimentazione e della sostenibilità.
Accanto agli ospiti, un ruolo centrale sarà giocato dalle realtà del territorio e del mondo accademico: l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Coldiretti, la Condotta Slow Food e i produttori dei presìdi locali contribuiranno a costruire un dialogo che tiene insieme sapere tradizionale e innovazione. Un elemento che rappresenta uno dei punti di forza del Festival: la capacità di mettere in relazione generazioni diverse, esperienze e competenze.
Lo sottolinea lo stesso Giuseppe Calabrese, ideatore e patron dell’iniziativa: “Il Festival della Biodiversità mette in luce l’importanza di ascoltare le nuove generazioni su un tema così delicato e fondamentale. Il dialogo fra generazioni va tutelato e valorizzato, nel rispetto delle tradizioni, ma rappresenta anche un’opportunità preziosa per il territorio”.
E proprio il territorio è uno dei protagonisti silenziosi di questo progetto. Il Canavese, con la sua tradizione agricola e artigianale, diventa lo scenario ideale per un Festival che non vuole essere solo evento, ma processo culturale. Un percorso che cresce anno dopo anno e che punta a diventare un punto di riferimento nazionale per l’educazione alla sostenibilità.
In un’epoca in cui il rapporto tra giovani e cibo è spesso mediato da modelli globali e digitali, iniziative come questa provano a riportare al centro la consapevolezza, senza rinunciare a parlare il linguaggio delle nuove generazioni. È qui che il Festival trova la sua forza: nella capacità di unire tradizione e innovazione, radici e futuro.

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