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Dizionario del turismo cinematografico di: Davide Lingua

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Dizionario del Turismo Cinematografico (54): La maledizione dell’Arcipelago dei Pirati di Cannero

Passando per il litorale della cittadina di Cannero Riviera (VCO) a qualcuno sarà capitato di notare il curioso e suggestivo arcipelago dei castelli (più che altro romantiche rovine) che si trovano nel Lago Maggiore proprio davanti a quella località (pur essendo giurisdicamente sotto il comune di Cannobio –VCO-).

Molti li conoscono semplicemente come “Castelli di Cannero”, “Arcipelago dei Castelli” o “Isole dei Pirati del Lago”.

Ma qual è la loro storia vera che, col passare del tempo, ha finito col mischiarsi alla leggenda?

E soprattutto cosa c’entra con noi del Dizionario del Turismo Cinematografico?

 

stanza del vescovo cannero2

 

 

Bene, chiudiamo gli occhi e cominciamo il nostro viaggio affascinante nella Storia, che fonderemo con la ballata popolare, le storie del Filò che una volta si raccontavano attorno al fuoco o nelle stalle. Storie spesso inventate ed altre volte prese dalla realtà (come in questo caso!), storie spesso di sangue (come in questo caso!).

Intanto ricordiamo che l’arcipelago è composto da due isole (più piccoli lembi di terra affiorante) dove si trovano il Castello Malpaga (un tempo rifugio dei Mazzarditi) e la Rocca Vitaliana.

Cominciamo parlando dei fratelli Mazzardi, detti Mazzarditi. E chi erano costoro?

Ai tempi a Cannobio vi era un’aspra contesa fra Guelfi e Ghibellini: fra la fine del 1403 e gli inizi del 1404 i Mazzardi si impossessarono del palazzo del pretorio di Cannobio, invasero Cannero, si impadronirono della Malpaga dalla quale per diversi anni compirono incursioni lungo l’intero Verbano senza disdegnare l’utilizzo di metodi violenti, allo scopo di crearsi una sorta di piccolo “stato privato”.

Nel 1412 divenne duca di Milano Filippo Maria Visconti. Nel 1414, dando seguito alle suppliche degli abitanti del litorale, Filippo Maria inviò un esercito di 500 uomini, guidato da Giovanni Lonati per sconfiggere i Mazzarditi.

 

La Malpaga, dopo un breve assedio, venne rasa al suolo (rimangono alcuni suggestivi ruderi) e i Mazzarditi presero la strada dell’esilio, al pari dei castellani di Valtravaglia, i Franchignoni, che in modo analogo avevano approfittato della debolezza dello Stato centrale per crearsi un dominio analogo a quello Mazzardo.


Il feudo cannobiese venne concesso (1441) a Vitaliano I Borromeo passato in eredità al figlio Filippo, poi a Giovanni III (detto “il Giusto”), indi ai figli di questi, Giberto, Camillo, Ludovico, Francesco, il possesso comprese anche il piccolo arcipelago in cui era sorto il presidio fortificato dei cinque Mazzardi.

 

Nel 1519 Lodovico Borromeo fece costruire lì una rocca, la Vitaliana (in onore della famiglia padovana capostipite dei Borromeo).

 

Dopo la morte di Lodovico la rocca fu progressivamente abbandonata a sé stessa, la vicinanza con la riva la rendeva difficilmente difendibile.

 

Nel corso degli anni questi edifici abbandonati divennero sede di briganti, falsari e dei celebri Pirati del Lago che, nel corso del tempo, hanno dato adito ad una leggenda (con fondo di verità) raccontata nei Filò.

Si mormora che questi pirati fossero sanguinari e compissero omicidi e saccheggi lungo tutto il litorale. Se quella è la parte reale la parte immaginaria riguarda i fantasmi delle Spose del Lago che cercano i loro mariti uccisi barbaramente e vagano nella notte sulle rive dello specchio d’acqua. Occhio… le potreste ancora incontrare!!!

 

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Disegno a bozzetto con la Tinca nei pressi dell’Arcipelago di Cannero. Dipinto facente parte del ciclo di quadri “Fantasmi d’amore” rappresentanti alcuni Filò della zona.

 

 

 

 

Successivamente i Borromeo (ancora attuali proprietari eredi del luogo dove sorgeva la Vitaliana) utilizzarono per anni il possedimento come frutteto finché torno tutto nell’abbandono totale.

 

Intanto le rovine dei castelli erano diventate rifugio per volatili.

E il luogo ormai per la credenza popolare era considerato maledetto.

Come proprietà privata ma, si mormora, pure per la pericolosità delle strutture alle isole l’accesso è interdetto a meno di permessi (molto difficili da ottenere).

 

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Un murales rappresentante la location dei Castelli di Cannero nel film LA STANZA DEL VESCOVO.

 

 Uno di questi fu ottenuto nella seconda metà degli anni ’70 dal celebre regista Dino Risi (probabilmente complice la forte fama autoriale!) che girò in loco alcune sequenze del suo splendido thriller LA STANZA DEL VESCOVO (uscito in sala nel 1977) tratto dal romanzo di Piero Chiara.

 

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Una scena del film LA STANZA DEL VESCOVO (1977) di Dino Risi.

 

 

 

Questo film contribuì ad alimentare la fama sinistra di luogo maledetto perché qualcuno lo ha inserito nella categoria “film maledetti” (anche conosciuta come “pellicole sfortunate”) per via di alcune tristi curiosità (probabilmente coincidenze): uno dei simpatici interpreti protagonisti, il giovane Patrick Dewaere, qualche anno dopo (1982) morì suicida sparandosi con una carabina, la principale location (Villa Castelli ubicata a Stresa, di lei torneremo a parlare con un servizio, che nel film si chiama Villa Cleofe o Villa Berlusconi dal nome di una protagonista Cleofe Berlusconi) è abbandonata, pericolante (il tetto è crollato) e ricoperta di piante erbacee e due location mobili (le barche Tinca e Lady) sono affondate nel lago. La Lady si mormora si trovi in un punto imprecisato in mezzo al lago mentre della Tinca, principale barca protagonista, vi possiamo fornire addirittura le esatte coordinate del punto nel quale si trova (nel caso foste sub e vogliate visitarla!): Porto di Ranco (Varese). Coordinate: 50 metri a Sud, 30 metri dalla costa, 10 metri sotto il livello del filo dell’acqua.

 

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La Tinca, location mobile de LA STANZA DEL VESCOVO.

 

 

 

Ci sarebbe ancora altro da dire sul film ma ne parleremo prossimamente!

 

Torniamo all’arcipelago…

Nel corso degli anni molti hanno parlato di progetti di ristrutturazione e riqualificazione ma ogni volta sorgevano problemi (che alimentavano la storia della maledizione!): scontri tra Belle Arti e associazioni come la Lipu e altre animaliste, problemi legali con la famiglia Borromeo che vuole preservare il tesoro storico, etc…

Ci sarebbe una novità nell’aria! I Borromeo hanno ufficialmente annunciato che sono riusciti ad ottenere il permesso per i lavori di restauro che dovrebbero portare la struttura alle visite guidate senza pericolo.

Un sopralluogo è stato fatto sabato 2 luglio. Ma sentiamo cosa dice il responsabile dei lavori che, a breve, cominceranno:

«Nel 2019 la Rocca Vitaliana potrà essere aperta al pubblico, presentandosi come il museo di se stessa, con il supporto della realtà aumentata dalla tecnologia. Ma ci saranno anche passerelle in legno che richiamano quelle utilizzate durante gli assedi, camminamenti sulle mura per perdersi nella bellezza del panorama circostante, un affaccio interno al maschio, un ascensore trasparente per rendere il monumento accessibile ai disabili» spiega l’architetto Salvatore Simonetti, incaricato dalla famiglia Borromeo di coordinare, d’intesa con la Soprintendenza, il restauro.

 

Per il 2019 può ancora succedere di tutto quindi incrociamo le dita (tocchiamo ferro o altro eh eh..). E voi, amici, cosa dite? Credete alla Maledizione?

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