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SAN CARLO CANAVESE. Narcotraffico: soldi e droga nei bidoni del latte (VIDEO)

SAN CARLO CANAVESE. Narcotraffico: soldi e droga nei bidoni del latte. Sono 28 le persone colpite da provvedimenti cautelari nell'ambito della maxi operazione che all'alba del 12 luglio ha visto impegnata la polizia di Torino nel Torinese e nelle province di Milano, Varese, Alessandria, Napoli e Asti. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, di plurime cessioni di ingenti quantitativi di narcotici (hashish, marijuana e cocaina), violazione della normativa in materia di armi, riciclaggio, reimpiego di denaro provento delittuoso, rapina e ricettazione. Venti le misure cautelari in carcere, 6 agli arresti domiciliari e due obblighi di dimora. L'inchiesta ha avuto inizio nell'ottobre 2019 a seguito della latitanza del boss della 'ndrangheta Vittorio Raso. Il gruppo criminale secondo l'accusa sarebbe stato diretto dallo stesso Raso che dalla Spagna, dove viveva, svolgeva attività di "brokeraggio nell'ambito della commercializzazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, destinati al mercato al dettaglio di numerose regioni italiane". Martedì 12 luglio, il blitz della Polizia. Nelle campagne di San Carlo Canavese, nascosti in alcuni terreni, gli agenti con l’impiego dei metal detector hanno trovato due grossi bidoni per il latte. In uno c’erano hashish e cocaina. Nell’altro qualche decina di migliaia di euro in contanti. Complessivamente, l’operazione ha visto l’impiego di circa 200 operatori della Polizia di Stato. Sono stati impiegati, oltre agli investigatori della Squadra Mobile e le altre aliquote della Questura di Torino, i rinforzi posti a disposizione dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza – Direzione Anticrimine Centrale, consistenti in operatori delle altre Squadre Mobili del distretto del Piemonte e della Valle d’Aosta, specialisti del Reparto Volo di Milano, Unità Cinofile, operatori del Gabinetto di Polizia Scientifica e numerosi equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine del Piemonte, della Lombardia, della Liguria e della Toscana. Il 10 ottobre 2020, il boss Vittorio Raso è stato arrestato a Barcellona. Dopo la liberazione da parte delle autorità iberiche, l’attività per la ricerca del latitante è andata avanti anche in ordine alla verosimile rigenerazione dell’associazione criminale capeggiata da Raso, secondo le ipotesi dell’accusa, suddivisa in vari sottogruppi, che nel tempo avrebbero intensificato l’attività di importazione di ingenti quantitativi di droga. Il volume d’affari dell’illecita attività risulterebbe quantificabile in diversi milioni di euro e la circolazione dei proventi del traffico sarebbe stata realizzata attraverso il metodo di riciclaggio definito “hawala”. Il gruppo criminale, diretto da Vittorio Raso, secondo l’ipotesi di accusa, sarebbe stato strutturalmente organizzato, grazie alla disponibilità di specifiche strutture immobiliari in cui depositare la sostanza stupefacente in giacenza, nonché di numerosi mezzi (autovetture e furgoni) dotati di doppi fondi con congegni di apertura mediante sofisticati meccanismi elettrici, utilizzati per la consegna dei narcotici. Le comunicazioni tra i sodali sarebbero avvenute esclusivamente attraverso telefoni “criptati”, acquistati all’estero e dotati di tecnologia tesa ad eludere le intercettazioni. Vittorio Raso è stato arrestato nuovamente a Barcellona lo scorso 22 giugno in virtù di specifici mandati di arresto europei, dovendo peraltro espiare anche una pena detentiva, ormai definitiva, di oltre 17 anni di reclusione, per la violazione della normativa in materia di stupefacenti. Ora sono in corso le procedure per l’estradizione dalla Spagna.
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