AGGIORNAMENTI
Cerca
11 Giugno 2021 - 19:38
Un impianto di Biometano, qui a Villareggia non lo vuole nessuno. Tranne i proponenti. E tranne il Capac, pronto a collaborare per Filera Blu.
E’ emerso chiaramente nel corso del dibattito pubblico organizzato mercoledì scorso e se l’impianto si farà, i villareggesi venderanno cara la pelle.
E non è servito a molto l’illuminato intervento del docente di economia delle risorse ambientali dell’Università di Bologna, Alessandro Ragazzoni (venuto apposta da Modena per la serata e ripartito al termine dell’intervento).
Perché quando i principi relativi all’economia circolare e ai nuovi carburanti green si scontrano con il diritto a dormire sonni tranquilli e a non respirare odori molesti, i grandi principi naufragano e nascono i comitati.
Non sono servite neppure le rassicurazioni del progettista dell’impianto: “Non vogliamo certo creare un mostro che danneggi la salute della gente”.
Perché chi vive qui, vuole solo salvaguardare l’equilibro della propria vita e della propria terra.
Villareggia è un paese agricolo di circa mille anime. Chi sceglie di vivere qui lo fa perché ama la tranquillità, la natura e la bellezza di un paesaggio come pochi.
L’impianto di Biometano da 40mila metri quadri, viene visto come un insediamento che impatterebbe in modo importante su un territorio che crede ancora in uno sviluppo legato al turismo slow, alla bontà dei prodotti a chilometro zero e all’eccellenza del territorio.
L’impianto nascerebbe a soli 150 metri dalle case, dove oggi si trovano i silos di “Dora Baltea”, costringendo i residenti a convivere con il rumore dell’azienda, il viavai dei camion e le emissioni odorigene.
“Ma ci saranno le barriere anti rumore” rispondono i proponenti aggiungendo che “4mila mezzi l’anno sono circa 10 al giorno. E che trattando sottoprodotti agricoli come lo stocco del mais e non frazione organica (forsu) non puzzerà neppure”.
Ma non basta. Non sono rassicurazioni sufficienti a far cadere le forti resistenze di una popolazione.
E così le fazioni si sono distintamente collocate: Da una parte Filiera Blu, società proponente. Dall’altra i cittadini che stanno costituendo un comitato del “No” per potersi anche sedere in conferenza dei servizi.
Nel mezzo il sindaco Fabrizio Salono che, come rappresentante delle istituzioni non può dire “No” a prescindere, ma come rapprestante della sua comunità sta facendo di tutto per tutelarla.
E siccome il problema più grosso è la vicinanza alle case e a quella Rsa di cui c’è già un progetto che la colloca a 250 metri dall’impianto, la proposta è quella di traslare l’impianto.
“Il Comune può solo dare un parere di tipo urbanistrico in conferenza dei servizi - spiega Salono - e proprio per l’eccessiva vicinanza alle case e alla Rsa la richiesta è quella di traslare l’impianto”.
Una proposta che metterebbe d’accordo tutti. Capre e cavoli. Abitanti e Filiera Blu.
Traslare l’impianto: sì, ma dove?
Ed ecco la domanda che ha rimescolato ancora una volta le carte.
Non si sa. E per trovare un nuovo sito occorre trovare agricoltori disposti a vendere i terreni.
Eppure sembrerebbe l’unica via per evitare lo scontro con una comunità che nel corso della serata di mercoledì 9 giugno è parsa pacata, ma determinata a non cedere neppure un millimetro.
Illuminante, in tal senso l’intervento di Gia Piero Godio di Legambiente Vercellese: “Questo impianto rappresenta la cosa giusta nel posto sbagliato”.
Nei comuni nei quali questi impianti sono previsti nel piano regolatore, la distanza indicata dai centri abitati è di 500 metri.
Il problema nasce dove non c’è questo genere di previsione.
Calcolare la distanza idonea diventa quindi un problema di “sensibilità” più che di legge.
Ma ora è chiaro che proprio su questo punto si concentreranno gli sviluppi di questa vicenda. Il tempo stringe.
L’iter autorizzativo presso Città Metropolitana è partito il 31 marzo, giorno della presentazione della richiesta da parte di Filiera Blu. Da quel momento sono partiti i 90 giorni previsti dalla legge per dare una risposta. Termine interrotto a maggio a causa della richiesta di integrazioni presentata dall’ente alla società proponente. Non appena arriverà la documentazione richiesta, i giorni continueranno a decorrere. Sarà fondamentale chiarire al più presto anche l’eventuale traslazione dell’impianto perché l’autorizzazione, una volta data, non potrà più essere modificata.
Ed è così che fin da subito tutti si sono rimboccati le maniche.
Per primi i cittadini che, ad essere tagliati fuori dall’iter autorizzativo non ci stanno e si stanno costituendo appositamente in comitato.
Ad annunciarlo, nel corso della serata è stato Maurizio Carra, portavoce dell
Edicola digitale
I più letti
Ultimi Video
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.