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Cronaca
02 Marzo 2026 - 17:49
Nicole è nata il 20 giugno 2023 a Tbilisi, in Georgia. Poche settimane dopo, con un volo aereo, arriva in Italia tra le braccia di un uomo che la presenta come sua figlia.
L'11 luglio 2023 all'ambasciata italiana di Tbilisi mente. Dice di esserne il padre della piccola, e mostra una procura firmata dalla mamma biologica nella quale la donna, 39 anni, delega a lui qualsiasi gestione della piccola autorizzandolo a portarla con sé in Italia.
Davide Giovannini, 55 anni, porta Nicole nella grande casa di famiglia a Casabianca, frazione di Verolengo. Una casa costruita dal nonno Davide, passata poi al padre, Guido. Una casa dove lui stesso è nato e dalla quale non era mai andato via.
Nessuno, in questa frazione del Canavese circondata da campi e aziende agricole, immagina che dietro quel ritorno di Davide da quel viaggio verso Est, ci sia una storia ancora tutta da verificare. La curiosità è molta. Tutti ci domandano chi possa essere la mamma, ma, per oltre un anno, Nicole cresce nella casa di via Ghetto, lontano dalle domande.

Poi, nel 2024, qualcosa si incrina: dall'ambasciata di Tblisi parte una segnalazione. Da lì, l’indagine della Procura di Ivrea e quel test del Dna imposto dal giudice che cancella ogni dubbio: Davide Giovannini non è il padre biologico di Nicole. E' dicembre 2024 quando i carabinieri e i servizi sociali arrivano alla porta. La bambina viene allontanata. Parte un'inchiesta per alterazione di stato civile. Sullo sfondo di questa storia, l’ipotesi della tratta di minori. Il terribile sospetto che la bambina possa essere stata comprata.
Nicole in via Ghetto 14, ha vissuto per oltre un anno. Una strada che a Casabianca non è solo una via, è un microcosmo. “Il Ghetto”, così gli abitanti chiamano quel gruppo di villette in paramano nate davanti alle vecchie cascine di una volta, a due passi dalla chiesa parrocchiale. Davide Giovannini è nato lì. In quella casa tirata su dal nonno, poi ingrandita dal padre Guido, infine passata a lui nel 2023, alla morte del padre. Ex operaio della ThyssenKrupp di Torino, oggi disoccupato, si dice che viva dell’eredità lasciata dalla sua famiglia. Piccoli imprenditori agricoli che, lavorando la terra, avrebbero messo da parte una piccola fortuna. Ma Davide è uomo schivo, silenzioso, quasi invisibile. Di lui, qui in paese, si sa poco o niente.
La casa di via Ghetto, oggi, è il fermo immagine di questa storia. Il grosso cane da guardia continua a difendere il cortile come se nulla fosse cambiato. Il grande albero di mimose sta per fiorire del suo giallo acceso contro un cielo grigio ancora invernale. Il giardino è diventato una foresta incolta: tra le sterpi spuntano una betoniera arrugginita, attrezzi da lavoro, una serra soffocata dalle erbacce. C’è anche una capanna costruita negli ultimi tempi da Davide: fuori è rimasta l’impalcatura di tubi, come lo scheletro di un progetto incompiuto. È un luogo sospeso, fatiscente, in cui sembra difficile immaginare che per oltre un anno sia stata cresciuta una bambina da un uomo solo, senza l’aiuto di nessuno.
Eppure Nicole lì c’era. Paffuta, con le guanciotte rosse, le manine piene. «Era una bimba bellissima», racconta Rosetta, ottant’anni, che in quella via vive da sempre. «Bella paffuta, belle guanciotte, manine pienotte. Una bimba in salute. Tenuta benissimo. Lui era perfetto con la bambina. Una volta ci siamo fermati a parlare e mi diceva delle pappe, dello svezzamento e che seguiva tutti i consigli che trovava su internet. Io mi chiedevo come facesse a fare tutto da solo. Tutti ci chiedevamo chi potesse essere la madre, ma poi nessuno osava chiedere. Era così schivo».
Schivo. È la parola che torna più spesso quando si parla di Davide Giovannini. «Tutta la famiglia era così», dice ancora Rosetta. «Il papà era un tipo riservato, ombroso. La mamma, Marina, invece era più gioviale. In paese era conosciuta, faceva la parrucchiera". I genitori si erano separati moltissimi anni fa. Quando la mamma se n’era andata di casa Davide, che era solo un ragazzo, era rimasto con il padre chiudendosi al mondo.
Nessuno l'ha mai visto uscire con gli amici, mai visto una fidanzata. "Ho una nipote della sua stessa età, ma anche lei dice che non girava in paese, non ha fatto i coscritti e tutte quelle cose che i giovani di qui normalmente fanno» racconta la vicina.
Un uomo ai margini, che non cura il look, a volte trasandato, barba e capelli lunghi incolti. «Quando aveva la bambina metteva sempre il cerchietto», aggiunge la vicina. «Mi ha raccontato che altrimenti la piccola si spaventava. Però ricordo come fosse ieri il giorno del funerale del padre. Io c'ero. Davide era un figurino. Ben pettinato, sbarbato, vestito di tutto punto. Era proprio un bellissimo ragazzo». E' il 2023, da lì a poco Davide sarebbe andato in Georgia a prendersi Nicole.
Nicole nasce il 20 giugno 2023 in una non meglio precisata struttura di Tbilisi. La madre biologica firma un documento in cui dichiara di abbandonare la bambina e di non voler più occuparsi di lei. Davide parte da solo e torna con la piccola di appena un mese.
Circa un anno dopo arriva la segnalazione inviata dall’ambasciata di Tbilisi. Si chiedono accertamenti su quell’uomo partito nel 2023 alla volta dell'Italia con un volo aereo per lui e quella che dice essere la figlia. In Georgia era arrivato qualche settimana prima da solo. La Procura di Ivrea, diretta dalla procuratrice capo Gabriella Viglione, apre un fascicolo. Il dossier finisce sulla scrivania della pm Giulia Nicodemi. Gli chiede di sottoporsi spontaneamente alla prova del Dna. Lui si rifiuta. Ai carabinieri della Procura che lo convocano per chiedergli conto della segnalazione ripete, spergiura: «La bambina è la mia». Lo dice più volte. Con convinzione.
Il giudice per le indagini preliminari dispone un accertamento coatto. Il Dna non mente. Davide Giovannini non è il padre biologico di Nicole.

Siamo a dicembre 2024. Nicole ha un anno e mezzo. Carabinieri e servizi sociali bussano alla porta di via Ghetto 14. La portano via. Nessuno in paese ricorda quel momento. Nessuno dice di aver visto o sentito. Come se tutto fosse avvenuto in silenzio. Nicole non vedrà mai più l'uomo che credeva essere il padre. E' stata dichiarata adottabile e presto avrà una nuova famiglia.
Davide Giovannini, invece, non abita più lì. Nel febbraio 2025 si è trasferito a Chivasso. A Casabianca torna solo per dare da mangiare al cane. «Lo vediamo la sera arrivare con il suo furgoncino verde», raccontano i vicini. «La macchina la usa poco. Un giorno neppure lo riconoscevo. Aveva un barbone lungo, i capelli lunghi, bianchi sulle spalle».
Don Patrice, parroco di Casabianca, è sconvolto. «Perché? Perché lo ha fatto?», si domanda ancora. Di Davide e della sua bimba si ricorda bene. «Era venuto da me in parrocchia con la piccola a chiedermi di celebrare la messa di trigesima del padre. Stringeva la bimba tra le braccia. Era una bimba molto bella, sorridente. Ho pensato che la mamma fosse rimasta in casa mentre loro due erano venuti da me per chiedere di celebrare la messa in ricordo di Guido. La cosa più strana è che poi, alla messa, Davide non era venuto. Mi è sembrato davvero strano. Poi non l’ho mai più visto».

Il maresciallo Antonino Pane, comandante della stazione dei carabinieri di Verolengo, spiega. «Ha fatto tutto la polizia giudiziaria della Procura di Ivrea. Noi abbiamo agito solo da messi notificatori. Nulla di più. Neppure il giorno in cui è stata portata via la bambina siamo intervenuti».
L’accusa è di alterazione di stato civile in concorso con la madre biologica, che risulta residente nel distretto di Merken, nella regione kazaka dello Zhambil. Ma non si escludono ipotesi più gravi come la tratta di bambini. Sullo sfondo dell’inchiesta la possibilità di una compravendita di minore. Il racconto fornito dall’uomo sulla presunta vacanza in cui avrebbe conosciuto la mamma di Nicole non troverebbe riscontri. Nel suo smartphone, sequestrato insieme al pc, non vi è traccia di rapporti o contatti pregressi tra i due. Nessun viaggio in Georgia nei mesi o negli anni precedenti al parto. Nessun numero di telefono la cui cella abbia incrociato quella della madre.
E allora? Gli investigatori fanno notare che, nei casi – e solo nell’ipotesi – di compravendita di minori, la modalità più diffusa è l’utilizzo del dark web: un’operazione complessa che richiede competenze, agganci, mediatori legati a organizzazioni criminali.
Davide Giovannini è difeso dall’avvocata Giada Meschinelli. Il procedimento farà il suo corso.
Resta Nicole. Dichiarata adottabile. Per lei si apre una nuova vita, lontano da Casabianca, lontano dalla Georgia, in una casa che sarà finalmente sua per sempre.

E resta quella via Ghetto 14, con la mimosa in fiore e il cane che fa la guardia a una casa vuota. Una casa che racconta una storia fatta di silenzi, di solitudini, di ombre lunghe. Di un uomo schivo che stringeva una bambina tra le braccia. E di un paese che ora si chiede, sottovoce, come sia potuto accadere.
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