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07 Giugno 2021 - 20:25
“Qualcosa più di niente”. E’ questo il titolo del libro scritto dalle sorelle Fioly e Greta Bocca dopo le esperienze maturate nei campi profughi della Grecia e pubblicato da People editore. Due i viaggi di Fioly, motore della prima partenza anche della sorella Greta che, però, non si è più fermata e in quei centri c’è già tornata sei volte.
“Era il 2016 quando siamo partite la prima volta - raccontano - ed è stato sull’onda emotiva di quanto accaduto nel campo di Idonei, sul confine Greco-Macedone. Lì c’era una frontiera fisica, una cancellata che divideva gli Stati e in modo arbitrario le possibilità di passare quella frontiera venivano sempre meno. Ciò ha portato all’ingigantimento di quel campo che portavano a scontri e violenze anche nei confronti delle forze dell’ordine. La notizia era diventata di primo piano e ha acceso in noi la scintilla. Così abbiamo deciso di partire e mettere a disposizione del tempo e le nostre competenze”.
Nonostante il lavoro, i due figli di 8 e 9 anni di Fioly e i vari impegni di Greta, le due sorelle decidono di partire.
“Lì al campo ci siamo ritrovate a fare di tutto - racconta Fioly - io ho dipinto una cancellata, Greta ha fatto la calce. Ma la vera domanda è stata come poter essere di aiuto una volta tornate a casa”.
Nasce così il progetto di realizzare insieme un libro.
Fioly Bocca aveva già alle spalle l’esperienza di tre romanzi pubblicati con Garzanti, ma questa è stata un’avventura del tutto nuova.
“Si trattava di raccontare, di riportare le esperienze di altri volontari che alla causa stanno dedicando molto tempo ed energie. Di far capire a chi non è mai stato in un campo profughi come vivano queste perse le cui vite sono state completamente azzerate e spesso non hanno neppure più la speranza in un futuro che sentono non dipendere più da loro”.
Per molti di loro i campi profughi sono un punto di arrivo dopo fughe lunghe, faticose e piene di pericoli.
“Forse il primo desiderio nei campi profughi è quello di ritagliarsi un po’ di normalità. Ed è per questo che alcuni di loro si ingegnano cercando occupazioni semplici come il barbiere o aprendo piccole rivendite di prodotti. Commercio, tra l’altro, sempre piuttosto ostacolato dalle comunità limitrofe nosnostante questi centri nascano nel nulla, a chilometri dai primi centri abitati e le rivendite servono a chi non è in grado di fare tanta strada per acquistare dei prodotti”.
Sempre per creare un po’ di normalità i volontari propongono dei laboratori: “La risposta dei ragazzi giovani e delle donne è molto buona. Ma la fetta di persone che si riesce ad intercettare è davvero minima. E spesso resta isolato chi più ne avrebbe bisogno”.
Ripartirete?
“Con il Covid è diventato tutto più difficile - risponde Greta -. Il mio ultimo viaggio è stato post-Covid, in autunno. E’ impossibile non tornare in questi luoghi. Sì, tornerò”.
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