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15 Aprile 2022 - 11:43
CHIVASSO. “Non è possibile che le persone anziane come me non riescano a salire sui treni. Io mi sono aggiustata con uno sgabello, però non mi sembra una cosa corretta”.
Serafina Rizzari, chivassese di 76 anni, parla a nome suo e di tutti i pendolari un po’ più in là con gli anni che fanno fatica a salire e scendere dai treni con predellini di venti e più centimetri.
Ex ferroviera - ha lavorato per le Ferrovie dello Stato dal 1975 al 1990, anno della pensione, come guardiano dei passaggi a livello, conduttrice e infine ispettore sanitario -, Serafina Rizzari, vedova da cinquant’anni, da una vita prende il treno per spostarsi.
Lo faceva ieri, lo fa ancora di più oggi che deve raggiungere Torino, Ivrea, Pavia per visite mediche di routine cui è costretta a causa della sua non più giovane età.
Da un anno a questa parte, però, i suoi viaggi con il treno sono diventati sempre più difficili.
Colpa di dolori lancinanti alle gambe - “crampi”, dice lei - che le impediscono di alzare il piede quel tanto che basta per salire sul gradino del vagone fermo in stazione.
“L’altra volta mi sono fratturata una gamba, erano in tre a tirarmi su…”, racconta.
Così, per ovviare ai limiti del fisico e della carta d’identità, Serafina Rizzari che, per chi la conosce non è certo una persona che si ferma di fronte alla prima difficoltà, si è “ingegnata” un rimedio dei suoi.
“Ho comprato su Amazon per pochi euro uno sgabellino richiudibile - dice - di 30 centimetri per 22 centimetri, il necessario per appoggiarci sopra un piede, e di una decina di centimetri di altezza. Lo porto sempre con me, in una borsa, e quando occorre lo tiro fuori per salire sul predellino del treno”. Allo sgabellino Serafina Rizzari ha legato una corda di poche decine di centimetri, che le permette di tirare su lo sgabello una volta che è salita sul treno senza doversi piegare e rischiare di cadere.
“Mi aggiusto da sola - spiega - ma certo è che mi viene male, per me che ho lavorato in ferrovia per tanti anni, provare sulla mia pelle cosa sono costretti a fare gli anziani per poter prendere il treno. Mi chiedo come mai non si pensi anche a questo tipo di pendolari, per cercare di mettergli a disposizione treni davvero a misura e portata di tutti. Quando salgo sul treno e devo usare lo sgabellino, le persone mi guardano male. Sorridono. E spiace, per una come me che alle ferrovie ha dato tanto”. Chissà che questo appello ad una maggiore attenzione per gli anziani di Serafina Rizzari non trovi ascolto.
Nel caso, non sarebbe la prima volta, visto e considerato che questa chivassese fa e propone qualcosa di utile per tutta la comunità.
Correva l’anno 2018 quando l’intuizione e la determinazione di Serafina Rizzari permisero di allungare di pochi, ma sostanziali metri, l’argine del Po realizzato nel 2003 a protezione della città dalle possibili esondazioni.
La signora Rizzari, all’epoca, venne ringraziata dal sindaco Claudio Castello e dalla sua e giunta con una pergamena e una riproduzione di un quadro.
Serafina Rizzari, che vive in un condominio nei pressi del ponte sul Po, richiese, durante la costruzione dell’argine, l’allungamento di alcuni metri per mettere in sicurezza il palazzo dove abitava; oltre a scrivere al sindaco, la signora ogni lunedì andava in municipio a protestare e a segnalare i potenziali pericoli.
Le segnalazioni della signora erano iniziate il 18 aprile 2002
Sorpresa per il riconoscimento del sindaco, ammise: “L’ho fatto per puro senso civico”.
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