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18 Settembre 2021 - 12:00
Tante avversità nella sua vita, ma lui anziché abbattersi e piangersi addosso ha deciso di fare qualcosa di buono e utile per gli altri… stiamo parlando di Gianluca Bocca, che ora ci racconterà la sua storia…
“La mia vita è stata complicata fin dagli inizi, infatti a soli due anni mi hanno diagnosticato un tumore all’occhio. Ho trascorso buona parte della mia infanzia in una sorta di ‘limbo’, facendo controlli e visite, accudito dalla nonna, avendo poche possibilità di rapportarmi con i miei coetanei. Avendo perso un occhio, poi sostituito da una protesi, i miei genitori erano molto timorosi che facendo cose potessi farmi male all’occhio rimasto e quindi ho vissuto sotto una specie di campana di vetro - comincia a raccontare Gianluca -. Quando avevo sette anni ci siamo trasferiti a vivere da Chivasso a Casabianca, dove nonno e papà avevano la macelleria di famiglia. La mia menomazione ha influito parecchio sulla mia vita, mi sentivo diverso dagli altri… quando oggi sento parlare di bullismo capisco bene cosa vuol dire. Vivendo in un piccolo paese sono però riuscito comunque a socializzare; crescendo, poi, il mio handicap diventava ulteriormente diverso da gestire, in particolare nell’adolescenza... diciamo che non era un bel biglietto da visita”.
Quando aveva vent’anni è arrivato un altro duro colpo: infatti il papà si è tolto la vita e questa cosa ha, ovviamente, lasciato il segno in Gianluca Bocca. Era il primogenito ed unico maschio di famiglia e così ha cominciato ad occuparsi della macelleria di vicolo dei Garioni 13. Crescendo, il problema della menomazione “pesava meno” rispetto a quando era ragazzo e lo gestiva in maniera diversa. Ad un certo punto della vita ha conosciuto Laura e l’ha sposata e dal loro amore è nato Stefano. “E’ nato il 27 marzo come me e anche per mio figlio la vita è stata dura. A pochissimi mesi dalla nascita gli è stato diagnosticato un tumore bilaterale agli occhi… scoprimmo così che la mia malattia era a trasmissione genetica. Iniziammo la trafila di andirivieni casa - ospedale e dato che in Italia ci avevano detto che non c’era nulla da fare ci spostavamo fino in Svizzera per le cure. Stefano subì l’asportazione di un occhio, mentre l’altro gli venne curato - racconta Gianluca -. Quando compì quattordici anni gli diagnosticarono poi un osteosarcoma, un tumore maligno delle ossa, e per cinque anni è stato un susseguirsi di ospedale, chemioterapia e interventi… fino al 2013, anno in cui Stefano ci ha lasciati. Nonostante fosse costretto a letto da tempo, un mese prima di morire si è anche diplomato. Sono sempre stato sincero con mio figlio e non gli ho mai nascosto nulla sulla sua salute, non volevo correre il rischio che non si fidasse di me… per chi è malato è importante sapere di essere circondato da persone di cui potersi fidare”.
Anzichè lasciarsi andare e abbattersi Gianluca e Laura hanno deciso di fare qualcosa che potesse essere un aiuto concreto per gli altri, di trasformare il dolore in “bene”. Avevano capito l’importanza del volontariato e dei volontari nello stare a fianco a chi soffre, avendolo vissuto in prima persona; avevano poi ricevuto delle offerte alla morte del figlio e volevano usarle per fare del bene. “E’ nata così l’associazione Stefano Bocca ‘L’angelo biondo’ che ha come obiettivo quello di fare donazioni concrete e tangibili, anziché donare soldi. Negli anni abbiamo organizzato diversi eventi per raccogliere fondi: i mercatini di Natale, spettacoli, lotterie, mostre fotografiche, tornei di calcio ecc collaborando anche con altre associazioni. Abbiamo donato un’auto alla ‘Samco’, una sonda per l’ecocardiografia pediatrica, una culla termica, due defibrillatori, delle borse di studio all’‘Europa Unita’… questo per fare alcuni esempi di cosa intendevo per donazioni concrete. Purtroppo con i vari lockdown siamo rimasti fermi, ma vorremmo riprendere quanto prima con le nostre iniziative. Ci volesse saperne di più sull’associazione può visitare il sito www.angelobiondoonlus.it , scrivere a info@angelobiondoonlus.it oppure cercare su Facebook la pagina ‘Associazione Stefano Bocca “L’angelo biondo” onlus’”.
Gianluca Bocca ha raccontato la sua storia in un libro dal titolo “Diversamente fortunati”, ha cominciato a scriverlo intorno al 2008/2009, per scaricare le emozioni mentre il figlio stava male, e lo ha tenuto nel cassetto per diversi anni e pubblicato poi nel dicembre 2019. “Malgrado la vita travagliata abbiamo conosciuto persone meravigliose in questo percorso, è stata una fortuna, ed è da qui che arriva il titolo del libro. I proventi li ho devoluti tutti all’associazione e devo dire che il mio testo è stato apprezzato per i contenuti. Non ho ambizioni da scrittore, ma se il libro può portare qualcosa di buono ne sono felice - afferma -. Se mi chiedete come ho fatto a non abbattermi nel corso della mia vita rispondo che mi ha molto aiutato il supporto di una psicologa mentre mio figlio aveva problemi agli occhi, in quel momento ero depresso e colgo l’occasione per dire che se si ha bisogno di supporto non bisogna avere timore a chiederlo. Inoltre dopo aver visto mio figlio soffrire mi ha ‘rasserenato’ il fatto di pensarlo stare meglio ora… credo che si debba lasciare da parte il proprio ‘egoismo’ e cercare di capire se, quando preghiamo affinché qualcuno non muoia, magari lo facciamo di più per soffrire meno noi o se lo facciamo davvero per altri motivi… bisogna sempre valutare il come vive e come vivrebbe quella persona in certe condizioni. Stefano mi manca immensamente e per quanto mi alzi ‘sereno’ c’è sempre la ‘nebbia’, ma il sapere che adesso non sta più soffrendo mi aiuta”.
Gianluca è un uomo che ha saputo e sa essere forte e che oggi ha un unico, comprensibile, desiderio: quello di “morire sano”, senza calvari di alcun tipo. “Non mi aspetto nulla di che nella vita, non mi interessano né la ricchezza né la povertà. Non posso cambiare il passato e mi dedico a cercare di fare qualcosa di buono in ricordo di Stefano” afferma in conclusione.
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