Cerca

FOGLIZZO.Franca Querio racconta la storia del Mulino millenario (VIDEO)

Questa è una di quelle storie da restare incantati, una di quelle da ascoltare e risentire mille volte senza sosta, come quando si chiede alla nonna di raccontarci la storia di famiglia, con il tepore del camino che fa da sfondo ed è sempre come se fosse la prima volta…Ecco è un po’ questo che suscita Franca Querio, classe 1943, quando iniziando a parlare dell’antico Mulino Querio di Foglizzo, riporta ai ricordi anni a noi sconosciuti. Ma soprattutto i volti e il lavoro della sua famiglia, che si celano dietro a questo mulino con macine a pietra, oggi diventato un pezzo da museo. Un intreccio che parte da molto lontano ed un Mulino risalente al 1200, in cui sono i primi statuti del 1387 a parlarne, con i Biandrate proprietari anche del Castello. Ma è nel 1811 con la vendita dei possedimenti alla famiglia Querio, che il mulino inizia ad avere una storia. Una storia di mugnai, di cui Pietro Querio, il trisnonno di Franca, non poteva immaginare si sarebbe tramandata nei secoli, nei decenni e negli anni a venire e in cui con Piero e Pierina, i genitori di Franca ed Ernesto, il fratello, si è vissuta l’ultima epoca del Mulino foglizzese. “I Querio venivano dalla Val Verdassa, vicino a Frassinetto – racconta Franca Querio, l’ultima erede del Mulino – I mulini appartenenti alla famiglia erano due inizialmente, ma mio papà Pietro ereditò questo e l’altro venne poi venduto da mia zia nel 1939 a Beppe Ghiotti, quello che poi sarebbe diventato mio suocero. I Querio sono sempre stata una famiglia numerosa e tutti lavoravano qui, si andava avanti giorno e notte, sempre con la presenza di qualcuno, perché il Mulino non smetteva mai di girare… Arrivavano in tanti dai paesi vicini – continua Franca Querio - sia da San Giusto che da Montanaro e ricordo ancora quando venivano alle nove di sera perché volevano che le granaglie venissero macinate subito e che poi andavano via nel cuore della notte con la farina, per fare il pane prima del mattino e con la meliga macinata da dare agli animali. Indubbiamente era un lavoro molto pesante che richiedeva molto impegno e fatica”.   Tre mulini a pietra che giravano incessantemente e in cui si macinava il grano, la saggina e il granoturco. C’era sempre tanto lavoro per la famiglia quindi, ma è nel dopoguerra che si presenta la necessità di modernizzare con nuovi macchinari. I mulini a pietra non bastavano più e dopo aver mangiato pane nero per tanto tempo, la gente voleva solo il pane bianco. Ed è così che Pietro con la moglie Piera decidono di investire ben 7 milioni di lire per ammodernare la struttura, con i macchinari dell’Ingegner Zucca di Torino. Una somma molto alta per l’epoca, ma che da una svolta importante. “Mio papà, come i miei bisnonni poi – aggiunge ancora Franca Querio – si caricavano sulle spalle sacchi molto pesanti erano dei sacchi da 100 chili, o più ed anche per questo era un lavoro che richiedeva attenzione. Ma la cosa che ricordo con più affetto è il momento in cui mio papà sistemava sul carro questi sacchi per distribuire la farina, che al mattino era andato a prendere casa per casa. Il carro era trainato da un cavallo bianco che aveva al collo una campanella che serviva appunto come richiamo, mentre girava per le vie del paese. Anche i bambini si entusiasmavano al suo arrivo – conclude Franca emozionata -Lo chiamavano Nonno Pierino e quel suono ancora oggi è vivo nella mia memoria”. Nell’ottobre del 2017 poi la scelta di donarlo al Comune di Foglizzo, affinché potesse essere ristrutturato e potesse rimanere traccia nel tempo a tutti di questo pezzo di storia… Una storia ricca di aneddoti, tradizione, lavoro, ma soprattutto di emozione… Quella che ancora oggi, si rivede negli occhi e nelle parole di Franca Querio.  
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori