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Settimo Torinese
24 Gennaio 2026 - 14:50
È ancora possibile un teatro civile capace di parlare a tutti, con l’efficacia e l’accessibilità della grande commedia italiana degli anni Settanta? A giudicare da Le Volpi la risposta è sì. La pièce della compagnia CapoTrave, scritta da Lucia Franchi e diretta da Luca Ricci — secondo miglior testo italiano ai Premi Ubu 2024 — affronta il tema della corruzione politica con ironia dolceamara e precisione chirurgica, mettendo in scena una realtà fin troppo riconoscibile.
Lo spettacolo arrivato in Piemonte- per la stagione di Grande Prosa del Garybaldi di Settimo Torinese è andato in scena nella serata di venerdì 23 gennaio.
Protagonista è Giorgio Colangeli, nei panni del sindaco di una cittadina di provincia non meglio identificata. Un uomo gioviale, apparentemente bonario, che considera il proprio piccolo peculato una faccenda quasi privata. In una domenica d’agosto assolata, il sindaco fa visita alla dirigente sanitaria locale, interpretata da Manuela Mandracchia, e incontra anche la figlia di lei, Federica Ombrato, giovane laureata in Storia dell’Arte con ambizioni da direttrice di museo.
Giorgio Colangeli, Federica Ombrato e Manuela Mandracchia in una scena al teatro Garybaldi
Attorno a un caffè e a un dolcetto rigorosamente vegano, si consuma una partita di scambi e promesse: il sindaco chiede una “raccomandazione” per salvare un’azienda di famiglia — ora gestita dal cognato — paventando il danno che la sua chiusura arrecherebbe alla comunità. In cambio, offre la nomina della ragazza alla direzione del museo d’arte contemporanea. Favori che si intrecciano con una disinvoltura tanto elegante quanto inquietante.
“È una commedia che riflette sui vizi della classe politica, ma anche sul ruolo dei cittadini: ci coinvolge tutti”, sottolinea Colangeli. Le Volpi racconta infatti una corruzione minuta, quotidiana, spesso giustificata dalla convinzione che sia legittimo ottenere il proprio tornaconto, piccolo o grande che sia. Un familismo inossidabile che non ha bisogno di scandali miliardari per rivelarsi.
La drammaturgia procede in equilibrio tra naturalismo e accusa civile, svelando passo dopo passo i veri appetiti dei personaggi. “Abbiamo scelto di ambientare la storia in un piccolo centro — spiega il regista Luca Ricci — perché la provincia è una lente d’ingrandimento perfetta: permette al teatro di prendere un dettaglio e allargare la crepa fino a renderla universale. Non raccontiamo un appalto in una capitale, ma una vicenda minima che spinge lo spettatore a chiedersi: io cosa avrei fatto?”.
È qui che Le Volpi trova la sua forza: non indica colpevoli astratti, ma costruisce una dinamica a specchio che interpella direttamente la coscienza etica di chi guarda.
Fondata nel 2003 a Sansepolcro, la compagnia CapoTrave porta avanti un teatro civile basato su microstorie realistiche che indagano i meccanismi del potere senza ricorrere alla narrazione frontale. Un lavoro di scrittura e regia che affida ai dettagli — ai silenzi, ai non detti, alle sfumature — il compito di cercare la verità.
Colangeli, con una carriera che attraversa teatro e cinema (Nastro d’Argento per La cena di Scola, David di Donatello per L’aria salata di Angelini), racconta: “Il cinema, con i primissimi piani, mi ha insegnato a cercare la verità nei dettagli, anche a teatro. Non ho avuto una vocazione precoce: ero laureato in fisica e orientato all’insegnamento. Poi il teatro mi ha cambiato la vita”.
Accanto a lui, Manuela Mandracchia, due volte Premio Ubu, diretta da maestri come Ronconi, Castri e Moretti, e la giovane Federica Ombrato, al debutto cinematografico con Marco Bellocchio.
Le Volpi non offre consolazioni, ma una domanda scomoda e necessaria. Ed è proprio per questo che funziona: perché racconta la corruzione non come un’eccezione mostruosa, ma come una tentazione ordinaria, alla portata di tutti.
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