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Storie di artigianato
27 Luglio 2023 - 16:39
Una folla di personaggi intagliati nel legno siedono attorno allo stand di Luciano Dall'Angelo, scultore. Lui ci tiene a precisarlo: "Sono solo un hobbysta!". Ma la qualità delle sue opere è altissima, e i personaggi raffigurati riportano la mente a un'altra epoca. In quelle scene di vita quotidiana incarnate nel legno prendono vita le Valli di Lanzo per com'erano cinquant'anni fa.
Un uomo che, tornato a casa da una giornata di lavoro, si siede e aspetta che la stufa cuocia il suo pasto. Una donna che svolge le sue faccende domestiche. Un paesaggio. Le sculture di Luciano hanno una vivacità incredibile. "Sono molto legato al territorio - spiega lui - avendo passato la mia infanzia qui a Cantoira".

Lo abbiamo incontrato alla Fiera dell'artigianato di Cantoira dello scorso 2 luglio, dove "quello che espongo è molto apprezzato, e io ne sono felice: cerco di fare del mio meglio e vedo di migliorare sempre di più". Una sua scultura, ci spiega Luciano, nasce da un progetto disegnato su carta.
Qui si iniziano a prendere le proporzioni e le misure di quella che sarà l'opera conclusa in 3d. Il tempo che passa dalla carta al legno, dal progetto, all'opera, è variabile. "In media ci vanno venti giorni" spiega Luciano. A cui chiediamo di raccontarci quali materie prime preferisce per realizzare le sue opere.

"Sicuramente il noce, perché è un materiale che non scheggia e che ha una finitura raffinata - spiega lui -. Uso anche il tiglio, che è molto morbido ma grezzo, oppure il pero, di cui utilizzo i tronchi secolari che possono avere anche cento anni. Il noce però resta il migliore: le sue venature rendono il risultato finale molto simile a un dipinto".
Ed effettivamente è vero: i personaggi che prendono forma dal legno sono estremamente vivi. Merito della bravura dell'artigiano ma anche del pregio della materia prima. Per arrivare a questo livello di perfezione Luciano ci ha impiegato quindici anni di fatiche.
"Andavo a vedere le fiere, mi informavo - spiega lui - poi arrivavo a casa e provavo anche io. Quando sbagliavo gettavo le sculture nella stufa". Intanto le sue mani diventavano sempre più fini. Sempre più fedeli alla sua mente, sempre più precise. "Ci vuole tanta passione: solo così si può migliorare sempre di più: io sono andato avanti da autodidatta per tutti questi anni, e adesso mi capita ancora di sbagliare, ma la qualità dei risultati è generalmente salita".
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