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Ivrea

Quella scala della vergogna nel bel mezzo del patrimonio Unesco. Le promesse di Ardissone...

La manutenzione ordinaria spetta a Icona, quella straordinaria a Genco

Qualcuno potrà anche obiettare che tra i problemi da affrontare a Ivrea questo si trova al fondo della classifica, ma ci troviamo proprio nel bel mezzo dell’area dichiarata “Patrimonio Unesco” e un po’ ci rode. Rode a noi, a chi passa da qui, a chi frequenta per lavoro il quartiere eccetera eccetera...

Perchè non è un bel biglietto da visita?

Perchè i turisti ci sono davvero e li incontri per strada con le macchine fotografiche e i telefonini in mano...

Perchè si comincia con le piccole cose ma soprattutto perchè ci sono cose che si possono fare con pochi euro e se non si fanno queste figuriamoci quelle che costano... 

All’indice la scala che porta da via Jervis al parcheggio di via Di Vittorio. Siamo andati sul posto l'abbiamo ritrovata nel punto esatto in cui stava lo scorso anno più o meno di questi tempi: immersa nel degrado più totale, tra rifiuti, foglie, erba alta, pietre scomposte e spaccate, il corrimano tutto arrugginito e qualche lastra dei gradoni spaccata.

La scala, insieme al parcheggio, sono di proprietà della Genco srl, cioè la società a cui, nei primi mesi di governo del centrodestra, è stata negata la possibilità di costruire un supermercato proprio da queste parti.

Fino a un po’ di anni fa Genco affittava l’area a “Ivrea Parcheggi”, da qualche tempo il locatario è Icona che ha così risolto il problema dei lavoratori Wind.

Nella sostanza - e in base al contratto - le manutenzioni ordinarie (cioè la pulizia) spettano a Icona che però se ne occupa quando se ne ricorda nonostante le promesse ...

“Puliamo la scala ogni 15 giorni e riteniamo che sia più che sufficiente ... - ci aveva giurato Andrea Ardissone a nome di Icona lo scorso anno -Tutto ci si può imputare tranne di non avere a cuore il patrimonio Unesco. Per evitare le macchine in doppia fila davanti alla Ico e alla fabbrica di mattoni rossi abbiamo messo il divieto di parcheggio.... Abbiamo anche messo a disposizione gratuitamente un’area all’interno della Ico per il Visitor Center.... Più di così”

E i fiori? E i calcinacci? E il passamano arrugginito?

“Non rientrano nelle manutenzioni ordinarie....” puntualizzava Ardissone.

E chi glielo va a dire a Genco dopo tutto quello che è successo?

"Pronto, siamo della Voce.... Come la mettiamo con la scala?".

L'ingegner Walter Martinetto

"Siamo sul pezzo - mette subito le mani avanti il titolare l'ingegner Walter Martinetto, titolare della Genco -  stiamo cercando le pietre. A settembre faremo i lavori...".

E si ritorna alle gestione ordinaria che proprio non si fa...

In teoria, giurisprudenza docet, la scala potrebbe rientrare tra i luoghi di proprietà privata ma di interesse pubblico.

Fosse così anche l’Amministrazione comunale avrebbe tutto il diritto e il dovere di intervenire ma, da una ricerca non troppo approfondita non esisterebbe alcuna convenzione in tal senso con il Comune.

O meglio, le uniche convenzioni sarebbero quelle a suo tempo firmate per i percorsi e le stazioni del Maam, un modo per consentire ai visitatori di avere accesso alle proprietà di alcuni privati.

Ce n’è una che riguarda anche questa zona della città, ma è scaduta e non è mai stata rinnovata.

E dire che basterebbe davvero così poco per rimetterla, non proprio a nuovo, ma agli onori del mondo. 

Un po’ di vernice e qualche fiorellino. Lavoretti di poche ore.

Ci vorrebbe solo tanta buona volontà da parte del Comune, soprattutto di Icona o di un gruppo di cittadini, magari attraverso un patto di valorizzazione.  Poi fai due passi in via Jervis e proprio lì sotto ti ritrovi di nuovo in mezzo ad una foresta. Poco più in là un distributore di benzina chiuso da anni e che non ha più senso che stia lì.

Altro degrado che si aggiunge al degrado.  Insomma un cane che si morde la coda...

A chi spetta la  manutenzione  straordinaria?

Strada privata ad uso pubblico la Corte di Cassazione (Cassazione Civile, sez. VI-3, ordinanza 07/02/2017 n° 3216) in materia di responsabilità dell’ente locale per difetto di manutenzione della vie privata.

La pronuncia è interessante in quanto non riguarda una  pubblica via, ma privata.

Gli ermellini chiariscono che se laddove la strada sia privata, ma aperta al pubblico transito, è confermata la responsabilità del Comune per la sua manutenzione.

Nel caso di specie il Comune era stato citato in giudizio da parte di un soggetto che aveva subìto danni fisici in seguito ad una caduta su strada accidentata.

In primo grado la domanda era stata accolta, mentre la Corte d’appello esprimeva contrario parere trattandosi di prcorso di proprietà privata. In ultimo grado parte attrice evidenziava che la strada, pur essendo privata, era di uso pubblico e, pertanto, il Comune aveva l’obbligo di effettuare la dovuta manutenzione.

I giudici di Cassazione hanno confermato che l’ente locale ha il dovere di provvedere alla messa in sicurezza non solo delle strade pubbliche, ma anche delle aree limitrofe.

In particolare, se il comune consente al pubblico di utilizzare una strada privata, dovrà necessariamente assumersi l’obbligo di effettuare la dovuta manutenzione della stessa, in base al seguente principio: “È in colpa la pubblica amministrazione la quale ne provveda alla manutenzione o messa in sicurezza delle aree, anche di proprietà privata, latistanti le vie pubbliche, quando da esse possa derivare pericolo per gli utenti della circolazione stradale, ne provveda ad inibirne l’uso generalizzato. Ne consegue che, nel caso di danni causati da difettosa manutenzione d’una strada, la natura privata di questa non è di per sé sufficiente ad escludere la responsabilità dell’amministrazione comunale, se per la destinazione dell’area o perle sue condizioni oggettive, l’amministrazione era tenuta alla sua manutenzione”.

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