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L'intervista

"Fossero esistite le bici, Gesù sarebbe stato un ciclista" (VIDEO)

Dopo le premiazioni del Giro Donne a Ceres, abbiamo intervistato Don Giancarlo Airola, che ci ha raccontato della sua passione per Pantani e Balmamion

Maglia rosa decorata dalla scritta "Giro d'Italia '62 - '63", gli anni in cui il nolese Balmamion vinse il giro. Pantaloncini di jeans. Don Giancarlo Airola, viceparroco della parrocchia di Ceres, sale sul palco e premia con la Maglia Bianca la vincitrice della Salassa - Ceres Antonia Niedermaier. "I preti sportivi sono molti - ci dice quando gli chiediamo di scambiare due chiacchiere - perché lo sport è una questione soprattutto di testa".

Don Giancarlo non si aspettava che l'avrebbero chiamato per premiare la ciclista: non se lo sarebbe mai immaginato. A La Voce racconta della sua passione per Marco Pantani e della sua amicizia con Franco Balmamion. Poi conclude l'intervista così: "Io dico che Gesù, ci fossero state le bici, sarebbe stato un ciclista".

Lei è indubbiamente il prete più rock che abbiamo mai visto. Ma sono molti i preti sportivi come lei?

I preti sportivi sono molti: vanno in bici, sciano, camminano in montagna, fanno arrampicata. Qualcuno fa tennis. Insomma, sono più numerosi di quel che si pensa. Chi non fa sport non comprende che non è solo una questione di fisico, che non vuoi ingrassare troppo o cose così... ma soprattutto di testa.

Lei è vestito con la maglia rosa: da dove nasce questa passione per il ciclismo?

Papà era un grande tifoso di Gimondi, Merks, i ciclisti di quei tempi, degli anni '60, quando ero piccolo. Da giovane prete io cominciai a fare camminate in montagna, e poi ebbi un problema al ginocchio, che mi faceva male soprattutto mentre facevo i sentieri più ripidi. Probabilmente giocando a pallavolo da ragazzo avevo creato una piccola lesione. Un mio amico medico sportivo mi consigliò di fare ciclismo: mi disse che il peso del corpo sarebbe stato sostenuto dalla sella, e non sforzando troppo il ginocchio avrebbe fatto solo da perno, da cerniera. Ho cominciato nel '93.

Insomma, ha cominciato a fare questo sport per ragioni terapeutiche.

Sì, e poi mi sono appassionato: ogni tanto guardo qualche sito, seguo qualche tappa.

Ma se lo sarebbe mai immaginato di premiare una ciclista?

No, e infatti guarda come sono conciato [ride indicando la maglia rosa che indossa, ndr]. Questa maglietta è una maglietta celebrativa. Risale a quando ero parroco a Nole e nel 2012 festeggiammo i cinquant'anni del giro d'Italia di Franco Balmamion.

Di lui come ciclista che ricordo ha?

Come ciclista ho letto molto di lui ma dopo, perché quando correva ero molto piccolo. Ma ricordo che ha vinto due Giri d'Italia senza mai vincere una tappa. Era un ciclista regolarista. Come uomo invece è una persona semplice, buona, umile. Un amico. Ah ecco...

Mi dica.

Io sono anche di familiarità diabetica, e come voi sapete il diabete richiede movimento e un'alimentazione con pochi dolci. 

Possiamo dire una cosa: non solo mens sana in corpore sano, ma anche alma sana in corpore sano, no?

Certamente: il ciclismo, ma lo sport in generale, è una scuola di vita. Le salite, stringere i denti, non mollare mai. Incontri altra gente, respiri aria buona, vedi panorami. Non inquina e non fa rumore.

Dunque anche un po' di sensibilità ecologista.

Sì...

Lei legge qualche giornale sportivo?

Soprattutto siti... seguo il ciclismo, non il calcio che mi piace di meno.

Un atleta che porta nel cuore?

Marco Pantani. Delle ragazze invece mi piace la nostra Longo Borghini.

Mannaggia, è caduta...

Eh sì... ha fatto un bel volo...

Grazie per questo bel messaggio di sport.

Di niente. E poi sa cosa? Io dico che Gesù, ci fossero state le bici, sarebbe stato un ciclista: i Vangeli raccontano proprio di come andava su e giù per la Palestina...

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