Di giorno medico di base, di notte “Re delle discoteche”.
Nel senso che sono proprio sue. Ne possiede tre e tutte ad Ivrea. E basta questo per accendere la curiosità su Valter Molon, 70 anni, appassionato di musica praticamente da sempre.
Lo Shake, l’Eva e La Fenice, la scorsa settimana, dopo due anni quasi ininterrotti di chiusura hanno riaperto i battenti e sono tornate a riempirsi.
Restano i problemi soprattutto finanziari e, infatti, c’è anche Molon tra i firmatari di una protesta che sta circolando a Ivrea tra imprenditori e commercianti.
Arrabbiati per non essere stati adeguatamente informati dall’Amministrazione comunale sui quei 200 mila euro stanziati a dicembre attraverso un bando e poi suddivisi ad un centinaio scarso di richiedenti. Fosse solo questo il problema....
“Penso che siamo stati i più penalizzati - ci dice - Si sono scaricate sulle discoteche tutte le responsabilità dei contagi che potevano avvenire dappertutto...”.
Cioè?
"Nell’estate del 2020 le discoteche sono rimaste aperte un mese e mezzo eppure l’epidemia, in autunno è ripresa in un modo incredibile. Le discoteche indubbiamente sono fonte di contagio, questo bisogna ammetterlo, però non è sempre solo colpa delle discoteche."E ancora non era bastato...Ci è stato impedito addirittura di fare il Natale e il Capodanno. A Ivrea niente Carnevale da due anni. Un danno esagerato. Ora speriamo che non cambino di nuovo idea..."Già!"C’è poi un altro problema..."
Quale?
"C’è che i tecnici non conoscono le esigenze del nostro settore. Se ne infischiano e fanno delle normative che a volte sono inattuabili. Cerchiamo di adeguarci per non rischiare di pagare sanzioni tremende o di beccarci una denuncia anche penale. E non è ancora finita qui..."Cos’altro c’è!"Che in questi due anni s’è avvantaggiato l’abusivismo. Si è ballato e si è fatto di tutto e di più in barba alle limitazioni. E’ evidente che se l’attività non esiste non è controllabile .... E le feste in casa con 20 o 30 amici con epidemie che dal giorno dopo hanno infettato interi paesi, ne vogliamo parlare? Ci sono state anche quelle...Insomma, le discoteche come capro espiatorio..."E’ inutile negarlo. Impossibile impedire la socializzazione o l’uso delle mascherine con decreto. C’è chi le ha usate e chi no. Sarebbe bastato andare davanti ad una scuola. Se non altro i bar sono stati un po’ aperti, un po’ chiusi e un po’ hanno lavorato con l’asporto. Anche i ristoranti hanno riaperto con il distanziamento ai tavoli. Noi poveri cristi no! Ridiamo per non piangere. Apriamo con le limitazioni magari al 35% e poi al Festival di Sanremo il teatro è pieno al 100%".Tutto chiaro!
"E allora benvenga la riapertura delle discoteche. Almeno noi facciamo la verifica del Green Pass, l’igienizzazione un minimo di controllo. Speriamo sia una ripartenza definitiva".Qualche aiuto è arrivato?
"Qualcosa, ma la coperta era troppo corta. Sono cifre ben lontane dalle esigenze economiche di un’attività. Tanti non riapriranno più e centinaia di migliaia di operatori e dipendenti sono rimasti a spasso. Poi c’è il discorso collegato al mondo della notte. Dirigenti, impiantisti, tecnici delle luci, quelli che producono impianti di amplificazione, quelli che fanno le manutenzioni ecc… Tutte queste attività non sono state prese in considerazione. C’è un intero mondo che vive di questo. Non che non sia arrivato nulla, qualcosina è arrivato però dipende se tu a livello gestionale viaggiavi già abbastanza bene prima oppure no".Medicina e discoteche, un abbinamento curioso. Come concilia le due cose?
"Sarò anche strana, ma per me non lo è. Ci sono abituato. La giornata è fatta di 24 ore. Dalle 8 del mattino alle 8 di sera svolgo l’attività di medico di base e dalle otto di sera alle 5 del mattino, di solito tre volte alla settimana faccio il discotecaro. Ovviamente non sono solo. Ho la collaborazione dei miei figli e alcuni collaboratori molto validi e in gamba. Comunque io sono presente sia all’apertura che alla chiusura dei locali. Ci sono per poter valutare eventuali problematiche o quando c’ da decidere capire il genere musicale che va di più o su quale clientela vogliamo punare".Comunque insolito....
"Si in effetti è un po’ insolito. Penso che di medici che facciano la loro attività di giorno e i discotecari di notte in Italia ce ne siano veramente pochi".Essendo Ivrea poco più che un paese non sono troppe tre discoteche?"E’ vero, Ivrea è un paese più che una città, ma occorre considerare il bacino di utenza. Prima della pandemia e prima della crisi economica, che indubbiamente ci ha penalizzato, le persone facevano anche parecchi chilometri per andare a ballare a Milano o a Ivrea, poco importava. Oggi come oggi il bacino è cambiato. Diciamo che l’80% della clientela sta in un raggio di circa 25 km rispetto a Ivrea. Poi c’è il resto della percentuale che può arrivare da Torino o dal biellese ma sono pochi".Voi vi siete anche diversificati...
"Tre attività che sono sostanzialmente diverse e con brand differenti. Allo Shake abbiamo una clientela che va dai 18 ai 23-25 anni. All’Eva dai 23 ai 35 e alla Fenice gli over 40, in certe serate hai anche una persona magari 70enne come il sottoscritto. Poi ci sono persone con un’età intermedia che vanno da entrambe le parti e ci sono canzoni come le hit che si suonano sia all’Eva che al Fenice. Ci sono quelle venti canzoni che vanno bene dappertutto, sia ad una persona di 18 sia ad una di 60 anni. Io ho dei clientiche mi sto portando dietro da quarant’anni. Erano ragazzi, poi si sono sposati e hanno fatto figli e poi pure i figli si sono sposati e così via".Una storia di famiglia giusto?
"Sì. Io ho iniziato nel maggio del ‘73 con il Fenice che all’epoca si chiamava Frenzy. Ho avuto il primo grosso stop nel 2000 quando c’è stata l’alluvione è il locale è andato completamente distrutto. Abbiamo dovuto ricostruirlo quasi totalmente. S’era salvato solo il pavimento della pista. Poi negli anni successivi ho acquistato l’ex Gallery, attualmente l’Eva e in seguito quello che era un magazzino, un ex garage è diventato il Tweed, attualmente Shake. Ho avuto il Milù dal 2003 al 2009, quindi diciamo che nel mondo della notte ormai di esperienza alle spalle ne ho: sono 47 anni che ci lavoro.E questo significa aver visto un cambiamento di mode, generi musicali e chissà cos’altro....
"Quel che è veramente cambiato è il modo di approcciarsi con la clientela, con le bevande, con tutto insomma. Per restare a galla bisogna aggiornarsi e lanciare sempre nuove situazioni.Le differenza più evidenti rispetto a prima?
"Ciò che davvero è cambiato è il modo di relazionarsi dei clienti. La musica è diversa. Il rapporto uomo-donna è diverso. Oggi ci sono i telefonini. Vedi i ragazzi che cercano di agganciare una ragazza con il cellulare. Una volta era tutto molto più diretto. Ora prendi il telefono, mandi la foto, dialoghi con la mail, mandi un messaggino, usi whatsapp…tutto un modo e un mondo diverso, è cambiato tutto".
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