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21 Gennaio 2020 - 18:00
Sono morto che ero bambino. Sono le parole della famosa canzone Auschwitz di Francesco Guccini che riecheggiano in questi giorni attorno a una colonna nella biblioteca Archimede di Settimo. L’installazione creata da Rosanna Cavallero e dalle sue colleghe è stata realizzata per il giorno della memoria, infatti il 27 gennaio del 1945 vennero abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e l’orrore nazista non potè più essere negato. L’opera punta al cuore e lo fa emozionare, dall’immagine dell’entrata di un forno crematorio ai simboli con i quali i nazisti classificavano i deportati in base alle loro irreali categorie. Un’opera pesante, non solo emotivamente, perché ci sono anche 25 chili di pietre chiare, come simbolo di tutte quelle che gli ebrei sono soliti appoggiare sulle tombe dei loro cari. Al piano di sopra c’è invece il “Muro di Parole” dove i termini vergogna, ricordo, memoria, sterminio e Shoah pretendono l’importanza che hanno.
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