RIVAROLO CANAVESE. Contro il parco fotovoltaico di Argentera Rivarolo punta tutto sugli avvocati. Nei giorni scorsi l’amministrazione Rostagno ha affidato ad un legale l’incarico per valutare un ricorso al Tar contro la realizzazione del maxi-parco di Argentera, per il quale Città Metropolitana ha già dato il suo via libera. A presentare il progetto era stata una società che fa riferimento ad un fondo anglo-israeliano, la Ecopiedmont 1 srl. Si parla di un parco fotovoltaico gigantesco, tanto da coprire un’area grande quanto tredici campi da calcio.
Città Metropolitana discuteva dell’opera già dai primi mesi del 2021. A settembre, poi, le opposizioni si erano subito attivate per presentare in consiglio comunale una mozione per chiedere alla giunta di prendere posizione contro il progetto.
Per rispondere alle richieste delle minoranza, il sindaco Alberto Rostagno aveva fornito due chiavi di lettura. La prima riguardava la fattibilità tecnica del parco: se l’ex provincia ha dato il via libera, allora c’è ben poco da fare. La seconda riguardava invece la posizione politica: nonostante il “sì” dei tecnici, infatti, l’amministrazione ritiene inutile e dannoso il progetto.
Maggioranza e minoranza, insomma, sono sostanzialmente concordi. L’unica differenza è l’approccio. Se il gruppo di Rostagno è convinto ci sia poco da fare nonostante la contrarietà alla realizzazione dell’opera, Roberto Bonome (Lega), Fabrizio Bertot (Riparolium) e Marina Vittone (Rivarolo Sostenibile) si sono dimostrati decisamente più combattivi.
Ed è proprio su sollecitazione di Bertot e di Vittone che la Giunta ha deciso, il 22 dicembre, di affidare l’incarico al legale, con la speranza che si trovi qualche inghippo che faccia saltare il progetto.
Bertot aveva presentato una mozione in merito il 21 settembre con la quale impegnava "il sindaco e la Giunta a porre in essere azioni legali presso il TAR Piemonte e ad intraprendere eventuali altri percorsi giuridici ed amministrativi contro gli atti autorizzativi della Città metropolitana sull’impianto".
Vittone, dal canto suo, aveva presentato col suo gruppo un'interrogazione alla Conferenza dei Capigruppo il 20 dicembre con la quale si chiedeva di accelerare la procedura di acquisizione del parere legale.
Il dibattito
Tutti contrari al progetto, dunque. Ma per motivazioni differenti. Secondo il sindaco Rostagno “il parco fotovoltaico di Argentera è impattante da un punto di vista ambientale ed è vicino ai centri abitati. Il problema è che è coerente con le normative che vigono in materia, e quindi sarà difficile contrastarlo”.
Più netto Bertot: “Quando ero sindaco avevo dato parere negativo, e non ho cambiato idea”. Già, perché del progetto si parla già dal 2011, ormai una decina di anni fa. Ma il consigliere nutre anche dei dubbi di ben più ampia portata: “Non sono convinto che l’energia solare possa sostituire quella fossile. In più, questo mercato è drogato dagli incentivi pubblici. La vera transizione ecologica passa per progetti come il ‘nucleare pulito’. Infine, non si può pensare di seminare pannelli fotovoltaici nelle campagne anche per una questione di nitidezza paesaggistica”. Bertot, dal canto suo, si dice fiducioso in merito alla riuscita del ricorso al TAR.
Vittone insiste invece sulla necessità di declinare la transizione ecologica in favore della vita delle comunità e dei territori: “Il nostro non è assolutamente un ‘no’ alla produzione di energia rinnovabile, ma ai business di natura privatistica, come questo, che non incontrano l’interesse della comunità - spiega la consigliera -. Tanto peggio se le grandi aziende possono muoversi con il via libera della Città Metropolitana, alle cui decisioni i piccoli comuni non possono opporsi”.
Il motivo? “C’è un buco normativo che fa sì che qualsiasi imprenditore privato che voglia intraprendere queste iniziative possa farlo ovunque, liberamente, anche su terreni fertili e coltivabili come questo. La frazione Argentera ha una vocazione agricola che questo impianto danneggerà gravemente. Inoltre, esso avrà un impatto significativo anche sulla mobilità, che in questi territori è molto fragile perché fatta di stradine e di sentieri campagnoli”.
Un’altra questione di rilievo riguarda la presenza della cascina Marescialla, struttura dal grande peso storico che, da progetto, si troverebbe vicina al parco fotovoltaico. "Perché costruire un parco così invasivo proprio vicina alla cascina?", si domanda la consigliera.
Il “no” di Rivarolo Sostenibile riguarda dunque diverse “storture”: la destinazione urbanistica, l’autoritarismo della Città Metropolitana, l’assenza di un parere chiaro delle giunte dei comuni limitrofi e la mancanza di vantaggi per la comunità locale. È un “no” giustificato dalla convinzione che l’ecologia debba essere praticata in primis dal basso, dalle comunità locali, e non debba diventare strumento di profitto per grandi aziende del settore.
Per Bonome, infine, “si fa di tutto per coniugare bellezza paesaggistica e uso dei pannelli e poi si decide di deturpare un paesaggio per impiantare questo parco fotovoltaico. L’impatto ambientale e paesaggistico del progetto non è trascurabile, nonostante il nobile fine di estrarre energia pulita”. C’è poi il problema del fine vita dei pannelli. “Dopo vent’anni di utilizzo sono da buttare, e il problema sarà smaltirli”.
Nonostante faccia parte della minoranza “battagliera”, il leader della Lega rivarolese ha comunque delle riserve sulla riuscita del ricorso al TAR… "Devono esserci problemi normativi evidenti per sperare di fare qualcosa, e in questo caso non ce ne sono - conclude, prima di commentare l’operato del sindaco -. Me lo sarei aspettato più grintoso. Ora la giunta ha preso l’impegno di contattare il legale, ma nessuno l’ha obbligata, tantomeno la mozione della minoranza. Non è implausibile che tutto ciò termini in un nulla di fatto”.
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