Cerca

REPORTAGE. Rocca Canavese, un'isola di pace che guarda al futuro

REPORTAGE. Rocca Canavese, un'isola di pace che guarda al futuro

Rocca Canavese

Rocca Canavese, mercoledì 27 novembre. Torrenti e rii minori si sgonfiano dopo le piogge torrenziali del weekend e il paese, la comunità, tornano a rivivere, col solito sorriso di sempre. Oggi, poi, è giorno di mercato. E quindi tutto si risveglia con maggiore rapidità: in piazza Osella, di fronte alla Chiesa Parrocchiale Assunzione di Maria Vergine, i rocchesi scorrazzano  come bimbi alla ricerca delle primizie con cui riempire le buste. Il solito genuino canovaccio canavesano. In piazza arriva il sindaco Alessandro Lajolo, 46 anni, a bordo dell’auto della polizia locale. Saluta i concittadini e si ferma a scambiare due parole con Giuseppe Grivetto, classe 1935, uno degli alpini più anziani del paese. Poi si siede al tavolo del Bar Antica Posta. Un tempo, qui, c’era il servizio postale.  «Mio nonno paterno è stato il primo sindaco di Rocca, mio padre è stato amministratore per 35 anni e primo cittadino per 25 - scherza Lajolo -. Insomma, mi toccava proprio!».  Concittadini e giornalisti l’hanno etichettato come “sindaco smart” e la definizione gli calza a pennello. La scorsa settimana, per una frana che isolava l’abitato, ha fatto evacuare una famiglia in prima persona, accompagnando genitori, nonna e figli tra i boschi del paese verso un rifugio sicuro. Pochi mesi addietro si è immerso nella “Goja”di Ponte Osio per ripulire il fondale dai rifiuti abbandonati.  «Per noi rocchesi è un atteggiamento comune, nulla di strano - racconta -. Sono il primo ad intervenire solo perché sono il sindaco e la gente chiama me. Da noi sono ancora radicate le convenzioni e gli usi di rivolgersi comunque, incondizionatamente, al sindaco, quale punto di riferimento per ogni genere di esigenza, problema e criticità. Ciò comporta oneri e onori. I sindaci dei piccoli comuni come il nostro non hanno filtri, siamo sempre in trincea nel bene o nel male. Questo ci dà benzina ed energia,  è gratificante essere chiamati a risolvere i problemi e riuscire a farlo. E per fortuna godo dell’aiuto di una squadra di collaboratori più bravi e più disponibili di me, dai consiglieri alla protezione civile fino ai dipendenti comunali».  Ma cos’è che davvero, nel profondo, contraddistingue i rocchesi? «Don Mecca, nostro parroco storico, diceva che i rocchesi non osano - risponde Lajolo -. Io invece, in questi anni da sindaco, voglio dare un esempio contrario. Voglio dire ai giovani: “Osate, alzatevi, abbiate ambizioni”. Perché solo così l’orizzonte si amplia».

Al tavolo ci raggiunge il titolare del Bar Antica Posta. Ha 60 anni e si chiama Giorgio Cresto. In paese lo chiamano “Perutin”, come già chiamavano il nonno. «Fu lui ad aprire questo bar, che abbiamo da quattro generazioni, ora ci sono anche i miei figli Clara e Carlo  - racconta Cresto -. Rocca è un’isola felice, qui stiamo bene, si tratta di una realtà genuina, più pura rispetto ai paesi grandi come Ciriè e alle città, ricche di caos».

All’interno del bar il bancone la fa da protagonista. «Mio nonno lo recuperò negli anni Trenta da via Roma a Torino, quando ricostruirono totalmente la via, e lo portò qui. È un pezzo di pregio».

Fuori dall’Antica Posta, sulla piazza, svetta la chiesa parrocchiale, costruita nel Settecento con parte delle pietre recuperate dai ruderi del Castello di Rocca, distrutto dai francesi.

Poco più in là c’è la Cappella della Confraternita di Santa Croce, un vero e proprio gioiellino che conserva un ciclo di affreschi tardo medievali. Il sindaco recupera le chiavi e ci porta dentro per poterli ammirare. Oggi, qui dentro, si svolgono alcuni eventi, principalmente culturali.

Un altro importante monumento religioso è il campanile della Chiesa di Sant’Alessio, in stile romanico piemontese. Oggi la chiesa - un tempo era la parrocchiale - è la cappella del cimitero.

C’è poi la Cappella dedicata alla Madonna della Neve, a 925 metri di altitudine, al confine tra Rocca, Forno e Levone. Il nome ricorda la grande nevicata che si verificò a Roma nell’agosto del 356 d.C. nel luogo in cui la Madonna apparve a Papa Liberio, tanto è vero che la celebrazione, oggi curata dal Gruppo Alpini di Rocca, ha luogo il primo martedì di agosto. La cappella è stata edificata nel 1673, a seguito di una terribile epidemia di peste. «Per noi rocchesi è una vera e propria terapia psicologica - sorride il sindaco -. Anziché andare in analisi, andiamo a Madonna della Neve per ricaricare le batterie».

Del castello, invece, è rimasto ben poco. Ci sono solo dei ruderi. Il sito è comunale e negli anni si sono susseguiti interventi per evitare che crollasse. Il sogno di Lajolo è di poter riqualificare il sito per organizzare una serie di iniziative.

Al momento, lì davanti, ci sono panchine e tavoli.  La vista dall’alto su Rocca è spettacolare, con il campanile della parrocchiale che svetta in solitudine.

Di fronte a piazza Osella c’è il monumento ai caduti, realizzato negli anni Trenta, «per ricordare le persone che con estremo sacrificio hanno contribuito a distendere la coperta della libertà e dela democrazia sotto la quale tutt’oggi riposiamo». È anche il simbolo della lista civica del primo cittadino.

Per quanto riguarda l’economia locale, la fanno da padrona tre o quattro grosse aziende trainanti nel settore degli autotrasporti e della metallurgia. Gran parte dei rocchiesi lavorano in queste realtà. Fino agli anni ‘80 in molti vivevano una situazione di doppio lavoro: facevano il turno in fabbrica e nel resto della giornata coltivavano la terra e si occupavano del bestiame. Oggi sono diventate attività molto rare. Ci sono alcuni negozietti che si mantengono in piedi: trattorie, bar, panetterie e quant’altro.

E i servizi? A Rocca ci sono l’asilo pubblico, la scuola elementare e media, il campo sportivo, la palestra, la Ca’ Veja per le associazioni. Un po’ carenti, come in tutte le realtà piccole come questa, i trasporti pubblici.

Il viaggio continua. Dall’altro lato della strada rispetto a piazza Osella c’è la Panetteria Bertinetti, di Augusto Bertinetti e Caterina Chiadò. Al momento c’è lei dietro il bancone. «Rocca è un paesino tranquillo - ci dice -. Io sono nata e cresciuta qui e non mi è mai interessato conoscere altro. Ci conosciamo tutti, il senso di comunità è forte, non scambierei Rocca con nessun posto al mondo”.

Ci dirigiamo alla trattoria “La piola”, ma oggi è chiusa. Allora ci spostiamo verso il bar “La Branda” per un pranzo veloce. Qui incontriamo la farmacista del paese, Valeria Riccio, 42 anni.  «Lavoro a Rocca da 10 anni, insieme ad un collaboratore - racconta -. Si tratta di un paese molto accogliente, un ambiente in cui le persone sono aperte verso il prossimo. Certo manca qualche servizio per le persone anziane e malate».

Ad un certo punto arriva anche Irene Miscia, 32 anni, rocchese da quando ne aveva 6. Lavora nel bar. «Mi trovo bene, in questo paesino ci conosciamo tutti, ci veniamo incontro quando abbiamo qualche difficoltà - commenta -. Il fattore negativo è che siamo un po’ isolati e molti servizi sono venuti meno nel corso degli  anni, dalla banca al benzinaio. E poi senza auto di qui è difficile spostarsi».

Per i giovani c’è ben poco, purtroppo. Così come nei Comuni del circondario. «Qui il nostro bar è un po’ il punto di ritrovo, avendo la carambola e il calcetto - prosegue -. La sera obiettivamente bisogna spostarsi. Saltuariamente organizziamo qualche iniziativa come la serata karaoke, gli apericena».

Ci spostiamo... nei boschi adiacenti al Malone. Lì ci aspetta il rocchese Federico Tibone, 60 anni, vice presidente dell’Associazione Sentieri Alta Val Malone (il fondatore e presidente è Mauro Salot, di Corio, dove sono attivi la maggior parte dei volontari). «Ripristiniamo e manteniamo fruibile una rete di sentieri nel nostro territorio, per chi vuole andarci in piedi, in bici o a cavallo - racconta Tibone -. Ci troviamo in genere due volte a settimana, il mercoledì e il sabato mattina. Lo facciamo con l’obiettivo di dare un’infrastruttura al territorio e sviluppare e stimolare un turismo sostenibile, insomma per far sì che le persone vengano qui con l’idea di farsi una camminata, un giro in bici o a cavallo». 

L’associazione è attiva da anni e cominciano a vedersi i risultati, con un incremento del numero di persone che sceglie la Val Malone per le proprie escursioni. Sono stati riaperti dai volontari oltre 150 chilometri di sentieri.

Ne percorriamo uno. All’ingresso del bosco, attraversato il ponticello e girato l’angolo, Tibone indica un punto nel verde. Lì c’era, presumibilmente, un antico mulino per la lavorazione della canapa. Poco oltre, un masso bucato al centro. La macina?

Torniamo nel centro del paese, mentre scambiamo ancora due parole con Tibone. «Mi trovo bene a Rocca, è stata una scelta di vita, a me piace la campagna e qui c’è grande tranquillità - dice -. La vicinanza con la natura e la tranquillità sono sicuramente il pregio principale, così come il silenzio, il buio della notte, la possibilità di vedere le stelle. Inoltre abbiamo un aeroporto vicino, a Caselle, e dal punto di vista turistico la vicinanza con le nostre valli e con le Valli di Lanzo è un vantaggio».

E i difetti? «Certamente si è più lontani da certe opportunità, ad esempio non è banale andare al cinema».

Facciamo ancora un salto in municipio, Lajolo sta alla scrivania. «Rocca non è un paese di passaggio, se vieni qui è perché la conosci - conclude -. La nostra amministrazione sta lavorando molto su questo. Vogliamo portare il nome del paese fuori dai suoi confini, far conoscere la nostra bella realtà, cercando di creare contenuti nuovi e attraenti. Ce la faremo».

 
Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Edicola digitale

Logo Federazione Italiana Liberi Editori