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Giuseppe Gilardi, detto Rolòt. L’ultimo pescatore dei Mezzi Po di Settimo T.se

Nel settembre 1989 ebbi modo d’intervistarlo, presentandolo a un docente della facoltà di Veterinaria dell’Università di Torino

Giuseppe Gilardi, detto Rolòt. L’ultimo pescatore dei Mezzi Po di Settimo T.se

IN FOTO Il porto natante di Mezzi Po all’inizio del Novecento

Lo scorso sabato 9 settembre, durante la rievocazione di alcune pagine significative della storia di Mezzi Po, si sono proiettati diversi video che in cui compariva Giuseppe Gilardi, detto Rolòt, l’ultimo pescatore professionista della borgata.

Nel settembre 1989 ebbi modo d’intervistarlo, presentandolo a un docente della facoltà di Veterinaria dell’Università di Torino: da tempo non si recava più a pescare nel Po, troppo inquinato. Una sintesi di quel colloquio fu poi pubblicata nel libro «I giorni e la storia. Frammenti di vita quotidiana a Settimo Torinese».

A distanza di tanti anni, non è privo di significato riproporne alcuni stralci.

«Con le sue numerose varianti, Gilardi è un cognome assai diffuso nei Mezzi. Giuseppe ci tiene a ricordare che il nonno giunse nella borgata quando era bambino, durante la seconda metà dell’Ottocento. Proveniva dalla cascina Pescarito di San Mauro Torinese, a breve distanza dall’abbadia di San Giacomo di Stura. Il bisnonno era stato in seminario, ma non aveva completato gli studi».

IN FOTO Funerale in barca a Mezzi Po

«Un secolo fa, nella borgata, le abitazioni erano poche. Mancava anche la chiesa parrocchiale di San Guglielmo, edificata all’inizio del nuovo secolo dal prevosto di Gassino. Però la zona costituiva un ambiente ideale per la pesca. Racconta Giuseppe Gilardi: “Mio nonno lavorava la terra, pescava e andava a caccia. Vendeva i pesci nelle trattorie e nei cascinali verso Settimo e lungo la strada di Chivasso”».

«Il ricordo del passato, quando “si poteva bere l’acqua in ogni fosso”, è struggente. “Ai miei tempi – continua Gilardi – non si pescava soltanto nel Po. Nei rivi e nei fontanili si prendevano trote, gamberi e tante anguille: ne vendevamo ceste intere. Oggi, con un briciolo di fortuna, si possono ancora trovare pesci gatto e cavedani (nella Bealera Nuova, ma le loro carni non sono buone). I gamberi sopravvivono in qualche polla, nei Mezzi e fuori della borgata, in regione Moglia, dalle parti della cascina Bettoia; vi sono pure le lamprede”». «Anche i sistemi di pesca sono cambiati: “Prima dell’ultima guerra – spiega Gilardi – i borghigiani non adoperavano i tremagli; di solito usavano i bertovelli, le guade e gli spar-vieri. Si pescava anche di frodo».

«All’altezza dei Mezzi, il Po presentava un alveo molto ampio, interamente invaso dalle acque solo nei periodi di piogge incessanti. La gente della borgata serba un vivo ricordo della piena primaverile del 1949, quando l’aeroplano che trasportava la squadra di calcio del Torino si schiantò contro la collina di Superga. “Nel pomeriggio di quel maggio – aggiunge Gilardi – eravamo impegnati a costruire un piccolo argine perché l’acqua minacciava di invadere i cortili delle case: dai Mezzi sino alla strada di Castiglione era tutto sommerso”».

Il grande fiume continua a scorrere come un tempo. In futuro, forse tornerà a essere una risorsa preziosa per gli abitanti dei Mezzi. Chissà!

«In simili circostanze, il Po si apriva nuovi alvei, ricchi di acque sorgive. “Quello – conclude Giuseppe Gilardi – era l’habitat ideale sia per la selvaggina di fiume sia per i gamberi e i pesci. Questi ultimi venivano spesso catturati realizzando sbarramenti artificiali nelle anse dei bracci secondari. La tecnica, ovviamente di frodo, era diffusissima”. Ora il problema non si pone più. A partire dagli anni Cinquanta del Novecento, in seguito all’apertura del canale di Cimena e alla continua estrazione di sabbia e di ghiaia, il fiume si è sensibilmente abbassato. Nel contempo è sceso il livello di tutte le falde acquifere della zona. Ciò ha determinato la scomparsa della fauna ittica dai vecchi fontanili e dalle polle».

«Il grande fiume continua a scorrere come un tempo. In futuro, forse tornerà a essere una risorsa preziosa per gli abitanti dei Mezzi. Chissà! Per ora si porta via i ricordi di chi, come Giuseppe Gilardi, l’ultimo pescatore della borgata, ha imparato a rispettare il Po e non riesce a capacitarsi di vederlo agonizzare».

Era il 1989. Giuseppe Gilardi è deceduto nel gennaio di dieci anni or sono.

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