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01 Marzo 2016 - 18:17
Nel maggio dello scorso anno un marocchino di 35 anni, El Mostafa Errazi, morì nelle acque del fiume Dora, a Torino, dove era caduto nel corso di un violento litigio con un connazionale, come lui parcheggiatore abusivo. Il rivale, Rachid El Rayani, 41 anni, è stato condannato a 14 anni e 8 mesi di carcere dalla Corte d'Assise, che lo ha giudicato colpevole di omicidio volontario.
Il processo è terminato oggi e sia il difensore dell'imputato, l'avvocato Gian Carlo Carrega, sia il legale di parte civile, l'avvocato Erik Bodda, hanno lamentato l'impossibilità di interrogare i testimoni. Un marocchino che durante le indagini aveva collaborato con i carabinieri, spiegando di aver visto Rachid percuotere l'antagonista con un bastone e partecipando anche a un sopralluogo sul posto, nonostante le convocazioni non si è presentato in aula; è stato cercato, ma senza esito. Un altro nordafricano non si è fatto vedere. L'avvocato Carrega, sul punto, aveva anche proposto ai giudici di sollevare una questione di legittimità costituzionale.
Il corpo di Errazi venne ritrovato il 23 maggio, circa una settimana dopo, alla diga del Pascolo.
L'avvocato Bodda afferma che "c'è stata omertà e timore da parte della comunità magrebina che frequenta il noto ritrovo di Porta Palazzo. Nonostante alcuni personaggi, nell'imminenza dei fatti siano stati sentiti a sommarie informazioni, rendendo possibile l'individuazione del colpevole, prontamente arrestato, nessuno si è poi presentato in aula rendendo così difficile l'esatta ricostruzione dei fatti".
"Per il futuro - aggiunge - si auspica una maggiore integrazione e collaborazione ai fini di giustizia da parte della comunità magrebina di Corso Giulio Cesare; è innegabile che di fronte a eclatanti ed efferati delitti di allarme sociale tutti ci sentiamo colpiti".
L'imputato, Rachid El Mayani (e non Rayani come scritto in precedenza), risiedeva formalmente a Ferrere, nell'Astigiano, ma in realtà era senza fissa dimora.
La vittima, Errazi, aveva una compagna e un figlio piccolo.
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