Equiparare il matrimonio e altre "formazioni sociali specifiche", che "di fatto è quello che fa la proposta di legge in discussione in Parlamento, non è ammissibile". Lo afferma l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, in una intervista al settimanale della Diocesi La Voce del Popolo, in edicola domani.
Nell'intervista monsignor Nosiglia osserva che il Ddl Cirinnà "non parla di matrimonio, ma definisce le unioni civili 'formazione sociale specifica' riferita alle coppie conviventi o omosessuali, ma nei vari articoli di fatto si applicano a tale formazione specifica tutti i diritti e le disposizioni del Codice civile proprie del matrimonio eterosessuale, per cui c'è una indebita equiparazione".
Per l'arcivescovo di Torino, che ha presentato l'intervista nel corso di un incontro con i giornalisti, "se è legittimo per uno Stato laico regolare diritti e doveri delle coppie conviventi o omosessuali, è altrettanto doveroso stabilire per queste unioni norme specifiche che si distinguano con chiarezza da quelle previste per la famiglia fondata sul matrimonio".
Nell'intervista al giornale cattolico l'arcivescovo affronta poi il tema dell'adozione e dei figli riaffermando che "i più deboli e indifesi, in questa materia, sono i bambini soggetti alla volontà e al potere degli adulti che li considerano loro proprietà. Ma il bambino - sottolinea - non è un diritto, un prodotto di consumo da manovrare secondo il desiderio di chi lo obbliga a una crescita innaturale, priva di una madre o di un padre con la famiglia naturale fondata sul matrimonio".
Per Nosiglia, che sollecita le istituzioni a "intervenire con mezzi e risorse per i problemi della famiglia", i cristiani "non possono contare su leggi e cultura favorevoli ma possono testimoniare il coraggio di andare controcorrente".
L'arcivescovo di Torino sollecita quindi la "promozione del dialogo e della cultura dell'incontro per non alimentare contrapposizioni che ottenebrano l'intelligenza e chiudono dentro il cerchio di una autoreferenzialità che impedisce di cercare vie, non di compromesso spesso impossibile, ma comunque di rispetto delle altrui posizioni e di sforzo per trovare almeno qualche punto di convergenza per il bene comune". Ma invita anche la Chiesa a "saper dare una risposta chiara davanti alle minacce che emergono all'interno del dibattito pubblico".
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