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TORINO. Fisco: industriali, penalizzati da norme su Iva

TORINO. Fisco: industriali, penalizzati da norme su Iva
 Due nuove norme che riguardano l'Iva, introdotte dalla Legge di stabilità, "creano grossi problemi finanziari alle imprese coinvolte". Lo sostengono, a proposito dello split payment e del reverse charge, gli imprenditori torinesi.
Lo split payment - spiegano - riguarda tutte le imprese che forniscono la pubblica amministrazione. Il reverse charge, tra i vari settori coinvolti, tocca in modo particolare quello dell'installazione di impianti tecnologici e le attività di pulizia. In entrambi i casi, le aziende fornitrici non incasseranno più l'Iva dai committenti e resteranno cronicamente a credito per l'Iva pagata sugli acquisti eseguiti. "Immaginiamo una commessa da 100mila euro - spiega il presidente dell'Ait, associazione degli impiantisti torinesi, Silvano Cordero - per la cui realizzazione siano necessari acquisti per 70mila euro. Prima, a fine operazione, avrei versato all'Erario 6.600 euro di Iva risultanti dal pagamento ai fornitori di 85.400 euro ( 70mila + 22% Iva cioè 15.400) e ricevendo dal cliente il pagamento di 122mila (100mila + 22mila pari al 22% di Iva). Ora, per quanto riguarda gli acquisti, non cambia nulla. Invece, dal cliente, riceverò solo i 100mila euro di corrispettivo e finirò quindi a credito di Iva per 15.400 euro. Che incasserò, come minimo, a distanza di mesi. Per le nostre imprese si tratta, in questi termini, di un onere non sopportabile". "Sussistono inoltre - osserva Umberto Diamante, presidente Sai Servizi Ambientali Integrati - problemi interpretativi per definire in che cosa consistono esattamente le attività e le prestazioni relative ai servizi di pulizia escludendo un'indebita estensione ad altre tipologie di servizi forniti dalle nostre imprese". Cordero e Diamante chiedono che "i tempi dei rimborsi siano il più possibile celeri e che avvengano in via prioritaria, anche per le nuove ipotesi di reverse charge previste per installazione impianti e servizi di pulizia". Inoltre affermano "oggi è troppo esiguo il limite annuale di compensazione fra crediti e debiti tributari e previdenziali, fissato a 700mila euro, ed è pertanto necessario esso venga elevato, con un congruo aumento".
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