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A 200 anni dalla morte di Napoleone. La storia di due legionari canavesani

A 200 anni dalla morte di Napoleone. La storia di due legionari canavesani
On line i Qvaderni del Botta, Anno II numero 2, parlano di Giacomo Pavetti e di Giovanni Curbis a duecento anni dalla morte di Napoleone Cinque maggio 1821. Duecento anni fa moriva prigioniero degli Inglesi Napoleone Bonaparte.  Il contrastato personaggio storico fa ancora discutere molto, soprattutto in Francia. In questa edizione il video realizzato da Roberto Gillone e Paola Scibilia dei Qvaderni del Botta, Anno II numero 2, in cui  Fabrizio Dassano affronta il tema della meritocrazia napoleonica parlando della Legion d’Onore come “ascensore sociale”  e raccontando le storie di due legionari che furono studenti dell’allora “real collegio” (poi Liceo Botta) che  per merito furono decorati con l’onorificenza napoleonica. Si tratta di Giacomo Pavetti di Romano Canavese e di Giovanni Curbis di Strambino.  Il primo, giacobino e membro del governo piemontese, indicò la via per guadare il torrente Chiusella e aggirare gli austro-piemontesi, fu ferito poi a Marengo e divenne colonnello della Gendarmeria imperiale. Fu capo della polizia militare francese nella campagna di Spagna dove venne catturato dagli Inglesi.  Dopo oltre tre anni di prigionia ritornò a Parigi alla prima caduta di Napoleone e con il ritorno  del re venne confermato nel suo incarico. Al rientro di Napoleone dall’Isola d’Elba fu destituito e poi riammesso con il secondo ritorno del re. Pochi giorni dopo, per motivi non ancora del tutto chiariti, si tolse la vita il 28 luglio 1815, dopo un alterco  con il duca di Berry al palazzo delle Tuileries.  Le sue ossa riposano al cimitero di Parigi di Père Lachaise. Giovanni Curbis dopo il liceo si arruolò nel reggimento “Regina” del re di Sardegna e combatté invece i francesi fino all’armistizio di Cherasco nel 1796  dove era diventato sergente.  Fu catturato dagli Austriaci nel 1799 e rilasciato dopo Marengo. Con  l’assorbimento dell’esercito piemontese in quello francese entrò nel 111° reggimento di fanteria di linea della Grande Armée.  Nel 1806 si prese una pallottola alla battaglia di Jena e divenne capitano nel 1811. Partì per la fatale campagna di Russia in cui il 111° fu quasi interamente annientato dai cosacchi e dal gelo. Rientrato avventurosamente in Francia restò al deposito del reggimento inesistente e dopo la definitiva caduta di Napoleone nel 1816 ottenne la cittadinanza francese e non tornò a Strambino ma si accasò con Marguerite Glieux Pirox a Fontaine nell’Isère dove morì nel 1837.  Il video si può vedere attraverso il pulsante “Qvaderni del Botta” sulla home page del  sito: www.liceobotta.it
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