L’ultimo comunicato di Italvolt Spa, l’azienda dello svedese
Lars Carlstrom che vorrebbe costruire una super gigafactory negli ex stabilimenti Olivetti di Scarmagno risale al 21 marzo e, da allora, sono già passati più di 4 mesi.
Delle batterie per l’automotive in Italia e in Piemonte, nel frattempo, se n’è parlato, ma più nello specifico di quelle che il Governatore della Regione Piemonte
Alberto Cirio e il sindaco di Torino
Chiara Appendino avrebbero voluto si producessero a Torino, made in Stellantis. Poi, come si sa, Stellantis, ha deciso di utilizzare gli stabilimenti di Termoli Imerese e non c’è stato più nulla da fare.
Insomma resta
Italvolt che, inutile star tanto a girarci intorno, può avere un presente ed un futuro, solo ed esclusivamente se il Governo Draghi scucirà dei soldi e, ancor più, se si troveranno delle commesse e degli accordi importanti con i piccoli costruttori di auto, non foss’altro che quelli grandi (Volkswagne e Stellantis) le batterie se le produrranno da sè. Tanto per dare dei numeri, in Europa, di stabilimenti ne sono già previsti una trentina.
In ogni caso, nei giorni scorsi, il consigliere regionale della Lega
Andra Cane, soprannominato “prezzemolino”, a proposito di Italvolt, in un comunicato stampa, ha annunciato che sarebbero in fase avanzata gli accordi con il “technology provider” per il “fast charging e standard lithium ion”. Nessuno ha capito bene di che cosa stesse parlando, forse neanche lui, ma, poco importa. Sempre lui ha poi anche anticipato che
Lars Carlstrom gli avrebbe detto all’orecchio di voler versare (entro la fine di luglio) un deposito alla proprietà (il Fondo Monteverdi gestito da Prelios SGR) per l’acquisizione dei 300 mila metri quadri che gli occorrono. Il tempo corre e siamo già ad agosto, ma tant’è!
“Il progetto definitivo presso lo Sportello Unico per le Attività Produttive – aveva aggiunto
Cane –
sarà invece depositato nel tardo autunno, per poter inoltrare la richiesta dei permessi necessari entro la fine dell’anno. ”.
Intanto a Scarmagno il consiglio comunale ha adottato il nuovo piano regolatore. Per il sito ex Olivetti non cambierà molto ma in altezza si potrà arrivare sino a 15 metri rispetto all’attuale limite di 12.
A parole tutto facile, nella realtà quel che si ha di fronte resta un cumulo di capannoni abbandonati dietro cancelli arrugginiti, l’asfalto crepato e le mura annerite dal fumo. Solo un pazzo o un visionario poteva pensare di mettere mano a un posto del genere, simbolo dell’Italia che poteva essere e non fu.
La speranza è che si tratti di un visionario e non di un pazzo e a prescindere da come finirà i “visionari”, da queste parti saranno sempre ben accetti, con gli occhi rivolti al passato e il cuore ancorato a quell’uomo che
concretizzò più di un sogno trasformando una fabbrichetta per macchine da scrivere in una delle prime vere multinazionali .
Di Italvolt si sarebbe dovuto parlare anche in consiglio comunale a Ivrea, ma l’altra settimana si è deciso di “cancellare” il punto all’ordine del giorno di fronte ad una mozione troppo vecchia per essere discussa.
Un peccato. Si sarebbe potuto cominciare a dibattere, infatti, partendo dal post su facebook del vicesindaco
Elisabetta Piccoli sul “gran lavoro svolto” su questo fronte, dall’Amministrazione comunale eporediese di cui nessuno ha però mai avuto notizia. Talmente convinta, la vicesindaca, dell’operazione industriale, da averla inserita nel bilancio di previsione,
come se fosse una cosa sua.
Nella mozione si chiedeva anche al sindaco Stefano Sertoli, come
riferimento dell’area omogenea dell’eporediese, di intervenire con “autorevolezza” al fine di difendere e promuovere una importante ipotesi di investimento industriale sul territorio canavesano.
In realtà di questo ruolo Stefano Sertoli se n’è sempre un po’ fottuto.
Il sito di Scarmagno
Il sito è oggi una vasta area industriale dismessa che si estende per circa 1 milione di metri quadrati, scelta già ai tempi della Olivetti dagli architetti Marco Zanuso ed Eduardo Vittoria per la facilità dei collegamenti stradali, autostradali e ferroviari, sia con Ivrea che con la città di Torino.
La Gigafactory di Italvolt, con 300.000 metri quadrati previsti e una capacità iniziale di 45 GWh, che potrerebbero raggiungere i 70 GWh, rappresenterebbe un’importante opportunità di rilancio economico-industriale per tutto il Canavese, con un impatto significativo anche a livello regionale.
Bruxelles autorizza gli aiuti di Stato
Non c’è giorno che in Canavese e a Torino non si parli delle batterie al litio e di un nuovo modello di mobilità. Talmente importante il settore dell’Automotive per l’economia e il Pil
che l’Europa, cioè Bruxelles, non solo si è messa alla regia ma ha dato il via libera agli aiuti di Stato. E saranno una pioggia di milioni che finiranno un po’ qua e un po’ là, più che a tutti ,ai carrozzieri, cioè ai soggetti economici interessati a stare al passo con i tempi. A nessuno sfugga, infatti, che la batteria rappresenterà il 30 fors’anche il
40% del valore della macchina finita e non sarà quindi
una componente qualsiasi da lasciare a cuor leggero nelle mani di terzi.