Aprescindere da Carlstrom, nel settore delle batterie per auto sono in tanti a volere investire. Perchè l’automotive va in questa direzione, ma anche perchè l’Europa ha deciso di investire un bel mucchio di quattrini con dei veri e propri “Aiuti di Stato” ed è la prima volta che capita. Obiettivo dichiarato: limitare la dipendenza dall’estero e soprattutto dalla Cina. Francia e Germania hanno già fatto nascere un consorzio (Battery alliance), dal quale l’Italia, con il governo Pd-Cinquestelle è rimasta fuori, anche dal “board”. Con Mario Draghi, almeno in teoria, si dovrebbe inserire la quinta marcia.
Certo sarebbe stato decisamente più “bello” se il progetto di una gigaafactory in quel di Scarmagno o in una qualsiasi altra parte d’Italia lo avessefirmato l’Ad di Stellantis o di Volkswagen. Un imprenditore con i soldi. Uno a cui piacciono le catene di montaggio. Come si faceva una volta, insomma.
All’interesse finanziario si sarebbe aggiunto un vero e proprio interesse alla produzione, ma tant’è! Fa ben sperare l’alleanza stretta da Italvolt conComau, che si occuperà degli impianti,e con Pinifarina per la costruzione vera e propria dello stabilimento.E’ un po’ pochino? Diciamo che i miracoli a volte succedono e gli ingredienti, stavolta, ci sarebbero tutti per dargli una mano a concretizzarsi a cominciare dall’entusiasmo con cui Patrizia Paglia di Confindustria Canavese, l’assessore regionale Andrea Tronzano e più in generale il mondo politico ha accolto lo svedese.
A tessere lodi su di lui anche Alberta Pasquero, presidente del Bioindustry park e storica militante del Pd. Come si sa, da queste parti, cioè in Canavese, Pasquero è una specie di “santone”, con la nomea di una che sa il fatto suo e pure di come vanno le cose del mondo.Basta pronunciare il suo cognome e tutti si zittiscono. Su di lei, tanto per dire, ha puntato tutto anche la senatrice Virginia Tiraboschi di Forza Italia per dare consistenza (sennò con il cavolo che ce l’aveva) alla sua Ico Valley a Palazzo Uffici, un progetto che vedrà la luce solo se il Governo deciderà di inserirlo tra le cose da fare con i 209 miliardi di euro del Recovery Fund.
E la chiudiamo qui con una supplica. Quel che si chiede a Carlstrom è di non prenderci per i fondelli come già in tanti hanno fatto in questi ultimi 30 anni in cui si è solo ed esclusivamente assistito ad aziende che chiudevano o a imprenditori che investivano i soldi dello Stato per poi scappare via. Quel che si chiede a Carlstrom è di non approfittare della disperazione che c’è, capace di tutto anche a farci credere in un nuovo miracolo economico... Perchè, come si diceva poco più sù, a volte succedono...
Liborio La Mattina
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