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Crescentino
02 Maggio 2023 - 00:55
Franco Cortese in una foto di qualche anno fa, al lavoro per la festa del rione
Ci sono persone che impegnano ogni singolo minuto della propria esistenza nel darsi da fare per la comunità, per la beneficenza e per aiutare chiunque ne abbia bisogno.
Questa caratteristica nasce da dentro il loro cuore, dalla passione, che è quella forza che permette agli esseri umani di impegnare il proprio tempo, senza risparmiarsi. La passione è una sola, che poi alcuni siano poliedrici e la mettano su più fronti, rimane sempre una sola, che si traveste, si trasforma.
Quando un uomo, capace di mettere in atto una magia del genere, viene a mancare, viene a mancare il collante che ci tiene tutti insieme, che ci lega gli uni agli altri e ci fa sentire parte di un tutto. Ma cosa rimane di un uomo, della sua vita, quando giunge la morte? Rimane il suo ricordo dentro le persone che lo hanno incrociato, rimane ciò che ha saputo piantare nei cuori di chi lo ha conosciuto. Ed è proprio dentro tutti quei cuori che egli continuerà a vivere. Quindi è fondamentale il rapporto che si instaura in vita con il prossimo, per poter prendersi beffa della morte, e continuare a vivere.
Questa introduzione era doverosa, perché qui oggi, stiamo per raccontarvi un grande uomo, che è stato pur sempre soltanto un uomo, certo, ma il cui valore resta incommensurabile. E lo vogliamo fare, tentando di non utilizzare troppe parole, votando la retorica spicciola, perché davanti a quest'uomo, nessuna parola è mai bastata per definirlo.
Franco Cortese, questo è il suo nome.
Egli è riuscito in un compito arduo, quello di seminare la passione nei cuori di tutti quelli che hanno avuto la fortuna di camminarci a fianco, anche per brevi tratti. Il suo esempio, oggi che Franco non è più su questa terra, si è trasformato in un seme, che avrà la forza di germogliare e di crescere, dentro ognuno di noi, come frutto del passaggio di un grande uomo. Franco ci ha lasciati pochi giorni fa e il dolore strazia tutta la comunità di Crescentino, la città che ha avuto la fortuna di ricevere in dono il suo tempo. Tutti lo ricordano per il sorriso che regalava, e noi, ci sentiamo toccati dentro, perché lo sappiamo bene che il sorriso è un gesto semplice, ma di un valore inestimabile, perché dentro di esso porta un'esortazione, un invito ad avere coraggio. Il sorriso di Franco è una porta aperta sul futuro, come a dirci di non avere paura. Quel suo sorriso ci lascia una speranza.
Abbiamo incontrato Luca Corsato, attuale presidente del Praiet, l'associazione di cui Franco fu presidente.
“Al funerale, i miei occhi erano fissi su quel suo nome, che avevo scritto davanti agli occhi, Franco Cortese. Non ci avevo mai pensato, e mi sono poi detto che la cosa era strana, ma forse, nel momento dell'ultimo saluto a un carissimo amico, si presentano tutte quelle piccole cose che prima non vi era motivo di vedere. Piccole, ma importanti, rivelatrici dell'uomo che è stato quel nostro amico. Sono andato a casa e ho cercato nel vocabolario gli aggettivi, franco e cortese.
Franco, cioè schietto, onesto e aperto.
Cortese, cioè affabile e gentile.
Credo che non ci sia stato mai nessun nome e cognome così calzante per un uomo. E ho pianto.”
Non è retorica, e lungi da noi caderci dentro, e non è nemmeno la prima volta, ma ogni volta che veniamo assaliti dalla commozione, sentendo un groppo in gola e le lacrime riempire i nostri occhi, proviamo differenti sensazioni, differente riconoscenza, differente dolore. Davanti a Franco ci sentiamo piccoli, e ripensiamo a tutto il tempo che si spreca e che si potrebbe impegnare per aiutare chi ne ha bisogno.
In silenzio, proviamo ad ascoltare il racconto di Luca.
Luca si presenta come un uomo profondamente addolorato, ma nello stesso tempo percepiamo la lezione che ha imparato da Franco, durante tutti gli anni trascorsi a suo fianco, cioè il sorriso. Luca ha imparato che il sorriso è una forza, e sorride, ed è anche dentro quel sorriso, che continua a vivere Franco.
“Franco si è dato da fare con chiunque ha avuto bisogno. Faceva il portantino per la O.F.T.A.L. l'opera federativa trasporto ammalati a Lourdes, l'associazione ecclesiale il cui fine è l'assistenza e l'accompagnamento di malati, disabili e semplici pellegrini al Santuario della Madonna di Lourdes.
Un'altra passione di Franco è stata il teatro, e qui voglio solo ricordare il dramma che portammo in scena dal titolo “Processo a Gesù”, dove Franco impersonava Ponzio Pilato. Fu una recita perfetta, riuscì a mettere dentro quel personaggio tutta la sua grinta. Ricordo che il dialogo con Caifa fu davvero pieno di energia, quell'energia che ha sempre contraddistinto il nostro Franco.
Certo, in città tutti lo conoscono per il Rione Praiet, di cui è stato presidente dal 1999 al 2010.
Praiet vuol dire prato, perché una volta in piazza Garibaldi, centro del rione, vi era un prato. Circa 44 anni fa il presidente della Pro Loco di allora, Enzo Cena detto Madür ebbe un'idea vincente, quella di ravvivare il carnevale di Crescentino. Si decise così di dividere la città in rioni. Franco fu uno dei fondatori del Praiet. E credo che inconsapevolmente, proprio allora, prese il via quel nostro spirito di gruppo e di desiderio di organizzare momenti di incontro per tutti i nostri cittadini”.
Luca ci racconta la nascita del Praiet, e a noi ci sembra una storia mitologica, fatta da uomini che avevano la tenacia e la passione, due qualità indispensabili per realizzare i sogni.
C'è stato un episodio che più di altri caratterizza l'uomo Franco, il suo spirito e la sua grinta, la passione e la tenacia che ha messo sempre in campo. Nel 2010, durante un pranzo del Praiet, Franco si alzò in piedi, prese la parola e fece un annuncio che lasciò tutti scioccati. L'avventura del Praiet non andrà più avanti. Tutti i commensali, sindaca, vicepresidente, volontari e semplici amici, si guardarono negli occhi sgomenti. Ma in pochi minuti, quasi senza parlarsi, comunicando soltanto con gli sguardi, decisero che il Praiet avrebbe dovuto continuare. E Franco, che solo pochi minuti prima aveva annunciato la chiusura dell'associazione, da quel momento, e fino a ieri, si adoperò con ancora più voglia, maggiore vigore e sempre tanta passione. Questo è stato l'uomo, quando tutto sembra perduto, senza scoraggiarsi, ripartiva con ancora più slancio, contagiando tutti gli altri.
Franco è stato senza ombra di dubbio un faro per tutta la comunità. Fino agli ultimi suoi giorni, nonostante la sofferenza, si presentava alle cene, sempre indossando il suo vestito migliore, quel sorriso capace di ammaliare, di coinvolgere, di infondere coraggio. Il sorriso, un'arma contro il dolore, che il nostro Franco ha utilizzato senza risparmiarsi.
Franco era allegro, sociale, passionale e umile. In ogni attività che portava avanti, che sia stato friggere le patate o barelliere per la OFTAL, ci metteva l'anima. Uno di quegli uomini unici.
Non è la prima volta che ci commuoviamo ascoltando una storia, e anche oggi sentiamo sulla pelle la commozione, e un rammarico ci pervade, quello di non aver avuto la fortuna di conoscere Franco, di non essere stati contagiati dal suo bel sorriso, di non aver avuto l'occasione d'essere stati spronati dalla sua passione. Perché l'uomo capace di donare il proprio sorriso, l'allegria, il proprio tempo al prossimo, non ha bisogno di essere santificato dopo la dipartita, perché santo lo è stato, in vita.
“Voglio salutarvi con un aneddoto divertente, perché non si può parlare di Franco omettendo la sua capacità di divertire tutti. Dovevamo portare in scena a Ivrea “Processo a Gesù” , ma per trasportare tutta la scenografia, avevamo bisogno di un camion. E Franco era così, se si presentava un problema da risolvere, senza scoraggiarsi, lui prendeva, in quattro e quattr'otto, in mano la situazione, per cercare una soluzione. Ci penso io, ci disse. Noi aspettammo il suo ritorno e dopo un poco di tempo, arrivò Franco con un camion di un macellaio. Abbiamo dovuto pulire l'interno perché all'epoca nel camion, il macellaio ci portava le bestie. Ma le risate che ci siamo fatti, ancora oggi me le ricordo bene. E rido.”
Immaginandoci la scena, anche noi ridiamo, mentre notiamo negli occhi di Luca una luce bella e triste, la bellezza di essere stato testimone della vita di un grande uomo come Franco e la tristezza per non aver più la fortuna di incrociare e farsi contagiare dal suo sorriso.
I crescentinesi sono stati molto fortunati, perché hanno avuto un uomo come Franco, che resterà l'esempio che nessuno potrà mai dimenticare.
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