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01 Febbraio 2021 - 10:21
La nuova centrale sorgerebbe accanto alla dismessa “Galileo Ferraris”
La società Enel Produzione spa ha recentemente presentato il progetto per la realizzazione di una nuova centrale termoelettrica, alimentata a gas, nella zona di Leri Cavour, accanto alla dismessa centrale “Galileo Ferraris”.
Le associazioni Legambiente e Pro Natura del Vercellese hanno inviato nei giorni scorsi al Ministero dell’Ambiente e alla Regione una serie di osservazioni contrarie al progetto.
Innanzitutto osservano che la decarbonizzazione non deve passare per impianti a gas. Le associazioni sono contrarie alla sostituzione delle centrali a carbone con impianti a gas. In Italia la decarbonizzazione non può passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone, attraverso un “compromesso” che non farebbe bene né all’ambiente né alla salute del Pianeta. Occorre adottare soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2, garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili e ai sistemi di accumulo. Pertanto occorre sostituire le vecchie e inquinanti centrali a carbone con impianti rinnovabili e non sostituirle con impianti a gas.
In secondo luogo il Piemonte produce già più energia elettrica di quanta ne consuma. Nel territorio della regione Piemonte non serve oggi produrre nuova energia elettrica. Inoltre il Piemonte trasferisce ad altre regioni italiane anche l’energia elettrica importata dall’estero.
C’è poi un’ulteriore contriondicazione: realizzando una centrale in quel sito non sarà possibile utilizzare il calore cogenerato. Stante la collocazione dell’impianto proposto, che è lontana decine di chilometri da centri abitati di dimensioni significative, ne deriverà che il calore cogenerato non potrà essere utilizzato e dovrà essere smaltito inutilmente nell’aria.
Viene poi fatto rilevare che l’attuale qualità dell’aria nella zona non è buona. Dai dati contenuti nella recente DGR 30 dicembre 2019, n. 24-903si deduce che il territorio del Comune di Trino è già oggi caratterizzato da emissioni considerevoli, in particolare di NOx e NH3. Quanto alle emissioni in atmosfera, la portata dei fumi che la nuova centrale emanerebbe al camino è di ben 4.400.000 m3 ogni ora. Questo comporterà un notevole aumento degli inquinanti emessi in zona. Si consideri ad esempio l’emissione di Nox: attualmente quella annua, nel comune di Trin,o è di 603 tonnellate. L’incremento di emissioni dovuto all’impianto in oggetto, pari ad una quantità annua di NOx stimata dal proponente stesso, per la fase 1, di 1.156 t/anno, comporterà un aumento di ben il 192%, e quindi un peggioramento molto rilevante e pertanto insostenibile. Analogamente si può verificare che le emissioni di NH3 della centrale in progetto, nella fase 2, determinerebbero un aumento del 230%. Le associazioni chiedono inoltre di accertare quali siano le emissioni di metano incombusto, e di valutarne gli effetti climalteranti alla luce del corrispondete GWP considerato per una durata pari al tempo di vita dell’impianto.
Inoltre il clima della zona non è favorevole alla dispersione delle emissioni. Le associazioni chiedono quindi una rigorosa verifica dell’attendibilità delle simulazioni effettuate da Enel sulle ricadute egli inquinanti emessi nelle aree circostanti in sito della futura centrale; segnalano comuqnque che l’area della pianura vercellese è caratterizzata da un’elevata percentuale di calme di vento e di inversione termica stagionale che comporterà verosimilmente una difficoltà nella dispersione degli inquinanti emessi nei fumi, soprattutto se i fumi stessi saranno emessi a bassa temperatura (80°C) nella fase 2.
La centrale sorgerebbe a 1500 metri da una preesistente centrale di analoga potenza. A 1,5 km di distanza sorge infatti la centrale termoelettrica ex E.On., oggi EPP-BKW, con potenza di 805 MWe, il che comporta una sommatoria di emissioni localizzate e anche mette in evidenza l’assurdità di realizzare in questo sito un’ulteriore centrale.
Inoltre la centrale sorgerebbe in adiacenza a numerose aree protette, al centro di una notevole e rara serie di aree particolarmente pregiate per la conservazione delle specie protette di avifauna, che verosimilmente sarebbero danneggiate dalle emissioni e dal rumore prodotto dalla centrale stessa.
La centrale sorgerebbe al centro di importanti coltivazioni risicole di qualità. La coltivazione del riso rappresenta la vocazione storica più consolidata dell’area in esame, con produzioni di sicura qualità a livello mondiale, sempre più orientata all’utilizzo del metodo biologico. Alcune produzioni di pregio sono state conosciute e riconosciute anche nell’ambito delle manifestazioni collaterali all’Expo 2015 di Milano. La nuova centrale appare pertanto, in tale contesto, completamente fuori luogo.
C’è poi da rilevare che non è stato completato lo smantellamento e la bonifica della vecchia centrale Enel. Si ritiene in ogni caso che, prima di eventualmente autorizzare la costruzione della nuova centrale, debba essere imposto ad Enel il completo smantellamento della preesistente centrale “Galileo Ferraris” e la completa bonifica del relativo sito.
E’ stato presentato un progetto di campo fotovoltaico da 90 MWp in adiacenza. Il 13 gennaio 2021 Agatos Greenpower srl ha presentato, per la procedura di Verifica di Via presso la Provincia di Vercelli, un progetto di impianto fotovoltaico a terra da ben 90 MWp, nell’area in adiacenza al sito della centrale. Dato che la stessa Enel o un sua consociata potrebbero essere tra i proponenti di tale impianto fotovoltaico, ed essendo lo stesso, a prima vista, molto più coerente con la situazione dell’area, si chiede ad Enel di valutare la fattibilità di un impianto fotovoltaico esteso a tutta l’area, ritirando il progetto della centrale.
Le associazioni hanno inoltre inserito nelle osservazioni alcune considerazioni sulle scarse ricadute socio-economiche, ritenendo che tali aspetti siano, per un territorio come il nostro, fondamentali. Le aspettative di lavoro sono altissime; ciononostante un impianto come questo può generare attese superiori alla realtà. Ben poche sono le realtà artigianali-industriali che potrebbero entrare in appalti nell’eventuale futuro cantiere, per due ordini di motivi:
- il primo: per presenza nel territorio, per capacità e caratteristiche intrinseche alle aziende stesse, probabilmente le sole aziende che potrebbero avere un ruolo all’interno del cantiere potrebbero essere quelle legate al ciclo del cemento, alle costruzioni edili, alle opere elettriche, sempre ammesso che queste posseggano i requisiti tecnico-autorizzativi (iscrizione all’Albo nazionale dei costruttori) per operare in appalti di grossa entità;
- il secondo: per questa mancanza di requisiti, tale iscrizione ha dei costi e non tutte le aziende, soprattutto artigianali, presenti sul territorio locale, possono permettersi questo onere. La mancanza di questa certificazione costringerebbe le aziende locali, come fu per il precedente cantiere legato alla centrale Enel “Galileo Ferraris”, a legarsi in associazioni temporanee d’impresa con grandi gruppi appaltanti, partecipando cosi a contratti marginali su opere secondarie. Anche dal punto di vista di assunzioni dirette presso la futura centrale, è facile immaginare che il grado di controllo elettronico-gestionale della centrale stessa sia talmente elevato da contenere il numero degli addetti diretti in poche decine, ed è facile immaginare che gli stessi potrebbero derivare da altri impianti, più o meno locali, che Enel sta chiudendo o ha in programma di dismettere. In ultima analisi, quindi, l’apporto economico che la centrale potrebbe dare si limiterebbe al cantiere, agli oneri che ne deriverebbero per le amministrazioni pubbliche, ma non avrebbe un impatto economico duraturo per questo territorio.
Sulla base di queste osservazioni, Legambiente e Pro Natura hanno chiesto che “l’Autorità procedente voglia verificare quanto sopra esposto e, di conseguenza, pronunciarsi negativamente sulla compatibilità ambientale della centrale proposta”.
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