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Cronaca
21 Febbraio 2023 - 18:58
Operazione Platinum Dia
“Non mi sono mai occupato di politica”. “Non ho mai chiesto che mi venisse tolta una multa in vita mia. Tanto meno ho fatto dei regali ai vigili urbani”.
A Ivrea oggi, ultimo giorno della battaglia delle arance ma non di festa per il tribunale eporediese, si è tenuta una nuova udienza del Processo Platinum, il procedimento contro la ‘Ndrangheta a Chivasso e a Volpiano.
Di fronte al collegio presieduto dal giudice Stefania Cugge, l’imputato Giuseppe Vazzana, per tutti semplicemente “Pino”, è stato interrogato dal pm Valerio Longi.
Vazzana deve rispondere, come il fratello Mario Francesco e gli altri imputati Antonio Agresta e Domenico Aspromonte, dell’accusa di essere affiliato alla ‘Ndrangheta. Con loro alla sbarra anche Domenico Spagnolo, accusato di estorsione con l’aggravante del metodo mafioso, e l’ispettore Paolo Busso, vigile del Comune di Volpiano, accusato di abuso d’ufficio.
Nel procedimento i comuni di Chivasso e di Volpiano si sono costituiti parti civili con, rispettivamente, gli avvocati Andrea Castelnuovo e Giulio Calosso.
Nell’udienza di oggi Vazzana ha ripercorso l’ascesa imprenditoriale della sua famiglia: da un bar e ristorante self-service a Moncalieri all’hotel Vazzana a Volpiano: “E’ la nostra casa, dove sono cresciuto, dove abbiamo passato i Natali e le feste di compleanno”. Sempre a Volpiano, negli anni, la famiglia Vazzana ha avuto il ristorante La Volpe Nera (ex Noce), l’hotel Fox (“Che gestivamo in società con Giorgio Chiesa”, ha spiegato), il bar “La Corte” e poi, a Chivasso, il “Full Bar” al Campus delle associazioni all’ex Villaggio Tav, il bar “Nimbus” nell’area commerciale del Bennet e ancora una tabaccheria dentro lo stesso Bennet.
“Al ristorante dell’hotel Vazzana negli anni abbiamo ospitato le squadre del settore Primavera del Torino Calcio e del Volpiano - ha ricordato l’imputato -. Si lavorava parecchio”.
Le domande del pm si sono concentrate soprattutto sui rapporti con gli Agresta, Antonio, Michele e Domenico, e Luigi Marando.
“Antonio Agresta ha lavorato per un anno come manutentore nell’hotel Vazzana, appena uscito dal carcere - ha ricordato l’imputato -. Venne la moglie a chiederci se avevamo bisogno di una figura come lui: il lavoro gli serviva per il reinserimento sociale. Siccome in paese ci conosciamo tutti, gli diedi una mano. A noi d’altronde serviva una persona che avesse voglia di lavorare”.
“Luigi Marando spesso esagerava con gli alcolici - ha aggiunto riferendosi al periodo in cui Vazzana lavorava dietro al bancone del bar La Corte -. Ma non ho mai chiamato i carabinieri. Perché? Perché sono situazioni che ho sempre gestito da solo”.
Nell’esame dell’imputato non si poteva non fare cenno a due fatti che riguardano da vicino le amministrazioni di Chivasso e di Volpiano.
“Per il Full Bar pagavamo al comune di Chivasso un affitto di 700 euro al mese - ha ricordato l’imputato -. Quando lo prendemmo in gestione, con una funzionaria del Comune stringemmo un patto che ci avrebbero poi dato da gestire anche il vicino campo di calcio a cinque. Non capitò mai e così tempo dopo lasciammo l’attività. Anche perché nel mentre avevamo già fatto un accordo con la proprietà dell’area commerciale del Bennet per aprire il Nimbus”.

Claudio Castello sindaco di Chivasso
“Il contatto con la proprietà dell’area commerciale del Bennet me lo diede il sindaco Claudio Castello - ha detto Vazzana -. Ci conoscevamo perché i nostri figli giocavano a calcio insieme. Un giorno, durante una partita, quando Castello era ancora assessore, mi disse che c’era l’opportunità di un grosso insediamento commerciale e che in quell’insediamento si sarebbe dovuto aprire un bar. Mi mise in contatto con chi si occupava di questo”.
Il pubblico ministero ha poi incalzato Vazzana sulle intercettazioni telefoniche del 2017, nelle quali l’imputato viene intercettato al telefono con Linda Usai, un’amica candidata in una lista della coalizione di centrodestra che sosteneva il candidato sindaco Matteo Doria, e con il candidato sindaco del centrosinistra Claudio Castello.
“Linda Usai è un’amica - ha detto Vazzana - giocavo a calcetto due volte alla settimana con suo marito. Abbiamo chiacchierato al telefono delle elezioni, ma perché l’unico mio interesse era capire come poter risolvere la questione del campo da calcetto al campus delle associazioni. Ho sempre pensato che chi ha un’attività come me non si dovesse schierare nè per l’uno nè per l’altro. E così ho fatto. Dopo le elezioni Castello mi telefonò per ringraziarmi, ma io in realtà con la politica non c'entro”.
Vazzana ha poi fatto un riferimento alle proposte di candidatura che invece furono fatte alla figlia Francesca: “Era stata Bela Tolera del Carnevale, la maschera principale della città. Un po’ come la Mugnaia di Ivrea. Mi costò 3.000 euro quel Carnevale, ma mia figlia così entrò in un mondo di persone di un certo livello. A Chivasso c’è l’associazione l’Agricola che gestisce il Carnevale. Sono tutte famiglie importanti. Qualcuno di loro le fece la proposta di candidarsi alle elezioni del 2017. Io le dissi di non farlo: un po’ per l’attività, un po’ perché non aveva esperienza e le avrebbero fatto domande trabocchetto”.
Alla richiesta su quali fossero queste domande, Vazzana è stato vago. Così come nella contestazione del Pm per cui “nelle intercettazioni lei dice che con il cognome che avete vi potevano rompere i coglioni”…
Sempre sui rapporti con la politica, Vazzana ha chiarito di avere sì organizzato cene nel suo ristorante, per amministrative o elezioni politiche, ma di non ricordarsi con chi.
A Volpiano ha destato scalpore anche la notizia dei rapporti tra Vazzana con l’ispettore della Polizia Municipale Paolo Busso, anch’egli indagato.
Secondo l’accusa, Busso, avrebbe favorito Giuseppe Vazzana su alcune violazioni del codice delle strada (ben sei), tra multe per mancata revisione, mancato pagamento della sosta sulle strisce blu e decurtazione di punti della patente.
Secondo il pm Valerio Longi, Busso avrebbe ingannato Cristina Tarabolo, l’impiegata dell'ufficio anagrafe del Comune di Volpiano, per introdursi nel sistema anagrafico del Comune di Volpiano e controllare l'indirizzo dell'ex comandante dei vigili Franco Roffinella, su richiesta, sempre, di Giuseppe Vazzana, che lo cercava insistentemente perché non rispondeva al telefono: secondo gli investigatori lo avrebbe chiamato ben 26 volte per alcuni debiti pregressi (ammontanti a circa 5/6 mila euro).
Nell’udienza di oggi Vazzana ha detto la sua.
“Alla Corte venivano a mangiare i dipendenti comunali - ha spiegato Vazzana -. Tra di loro c’erano anche i vigili urbani. Busso era un tipo brillante, gli piaceva scherzare e spesso parlavamo. Siamo diventati amici, ma non gli ho mai chiesto di togliermi delle multe. Gli ho solo chiesto, un giorno, di pagarmi una multa visto che stava andando all’ufficio municipale di Settimo Torinese. Gli diedi il contante e mi fece la cortesia. Busso non mi ha mai riservato dei trattamenti di favore”.
Sul caso Roffinella, ex comandante dei vigili urbani di Volpiano, Pino Vazzana ha spiegato che “un giorno venne al bar la Corte e quasi in lacrime mi chiese se potevo prestargli dei soldi. Lui non era un habituè del bar, mentre la moglie veniva tutte le mattine. Gli prestai qualcosa come 5, 6 mila euro. Ci mise quasi tre anni a restituirmeli. L’ho chiamato diverse volte, mi dava fastidio quando non mi rispondeva. Così una volta sono andato sotto casa sua ma non sono sceso dall’auto. Ero arrabbiato ma poi i soldi me li ha restituiti tutti”.
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