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Terremoto nell'Asl To4
23 Dicembre 2022 - 16:53
“La scorsa settimana la Guardia di Finanza è stata negli uffici di via Po a Chivasso per acquisire documentazione. L’Azienda si è messa completamente a disposizione...”. Così, con due scarne righe di comunicato stampa, la direzione generale dell’Asl To4, ha ammesso un’indagine giudiziaria in corso con non meno di una ventina di indagati (sarebbero 24). A firmare il provvedimento sono due Pubblici Ministeri della Procura di Ivrea, Valentina Bossi e Alessandro Gallo. L’inchiesta è condotta coordinata dal Procuratore Capo Gabriella Viglione.
Nell’elenco degli indagati - e lo ha comunicato in giunta l’assessore regionale alla sanità Luigi Genesio Icardi - c’è il direttore generale Stefano Scarpetta (accusato di abuso d’ufficio per la nomina pilotata di un primario).
Secondo quel che si apprende la lente degli investigatori si starebbe concentrando su bandi di concorso che avrebbero favorito le carriere di alcuni dipendenti a scapito di altri. Manager, primari, nominati e assunti senza alcuna trasparenza.
E poi favoritismi ad aziende di pulizie e di servizi e di vendita di apparecchi elettromedicali.
Le Fiamme gialle, giovedì 15 dicembre hanno messo sotto sopra uffici, personal computer, autovetture, persino alcune abitazioni private ed un paio di residenza sanitarie assistite (Rsa).
L’impressione che si ha dall’esterno è che stia per saltare tutto il banco, che l’Asl To4 sia fuori da ogni controllo e che la politica dovrà cercare, prima o poi, soluzioni organizzative diverse dalle attuali.
Gli indagati
Nell’elenco degli indagati figurano Anna Maria Ghiberti (direttore amministrativo dell’ospedale di Settimo), Marianna Anselmo (dipendente di Cm Service), Claudia Griglione (Tecnico AslTo4), Maurilio Ognibene (Tecnico della prevenzione), Andrea Fiorillo (Tecnico ingegnere), Enzo Bertellini (Tecnico della prevenzione), Maria Grazia Gazzera (Operatrice ospedale di Cuorgné e consigliere comunale di maggioranza), Massimo Gai (Medico), Gaia Pavan (Tecnico della prevenzione), Mariella Forma (Coordinatrice di laboratorio), Michele Scusello (Capo area della Cm Service), Stefano Loss Robin (Direttore amministrativo dell’AslTo4), Mauro Milan (Avvocato di SAAPA), Dario Fornasieri (Laboratorio analisi), Pasquale Salerno (Coordinatore di laboratorio) e Marco Salvagno, ex ufficiale della Guardia di Finanza già operativo per anni a Torino e attuale dirigente del “Mater Olbia Hospital”, indagato per turbata libertà degli incanti. Altre accuse contestate a vario titolo: turbativa d’asta, corruzione, rivelazioni e abuso di atti d’ufficio.
L’ospedale di Settimo
Tra le ipotesi investigative una finisce diritta all’ospedale di Settimo Torinese. Non usiamo il condizionale perchè la conferma è arrivata da Alessandro Rossi Amministratore unico di SAAPA (società mista pubblico privata) che lo gestisce. Si è presentato all’assemblea dei soci convocata per l’approvazione del bilancio informando tutti di essere stato raggiunto da un “avviso di garanzia”. Tra i soci l’Asl Città di Torino, l’Asl To4, il Comune di Settimo, la Cooperativa Frassati e Patrimonio S.r.l. La direttrice Anna Maria Ghiberti è indagata per frode in pubbliche forniture. L’avvocato Mauro Milan consulente di SAAPA dal 1 agosto 2020 al 31 luglio 2021 è indagato, in concorso con il liquidatore e con altre tre persone, per turbativa d’asta, per aver dato un parere positivo sulla possibilità di prorogare il contratto, nelle more di un un contenzioso fra Saapa e la cooperativa Frassati, alla Cm Service, la multiutility di Cascinette e del suo procuratore Massimo Cassinelli, manager che vive a Ivrea.
In realtà nella visura della società (che ha 5 milioni di capitale sociale e nell’ultimo anno di milioni ne ha fatturati quasi cento) Cassinelli non compare. Risulta però tra gli amministratori e i soci di Serniramis (70 mila euro di capitale) una società amministrata dalla moglie Anna Maria Conversa, Mugnaia nel 1998, che di fatto è proprietaria di CM Service. Ad amministrare la Cm Service la sorella Carmela Rita Conversa. Manco a dirlo entrambe sono indagate, insieme a Cassinelli.
Sull’ospedale di Settimo c’è una denuncia firmata dall’ex direttore amministrativo nonchè ex sindaco di Settimo Torinese Aldo Corgiat. Una delle ipotesi investigative è che si sia voluto arrivare appositamente ad una gestione fallimentare di SAAPA (anche il bilancio di quest’anno si chiude con una faraonica perdita) per favorire l’ingresso dei privati.

La Mugnaia del 1998
Anche un sindacalista
Tra gli indagati (per abuso d’atti ufficio, corruzione e accesso abusivo al sistema informatico) anche la dirigente delle professioni infermieristiche e tecniche Carla Fasson. Come presidente della commissione aggiudicatrice di un concorso per operatori di laboratorio espletato lo scorso anno pare abbia suggerito prima le risposte ad alcuni candidati...
Finita qui? Non proprio. Un avviso di garanzia è stato recapitato al sindacalista Gian Livio Lembo della Uil. Ha vinto il bando per un posto di tecnico di radiologia a Settimo ed essendo l’unico partecipante, come prevede il regolamento, non ha sostenuto alcuna prova.
Poi c’è Carlo Bono (direttore del distretto sanitario di Settimo Torinese) indagato per corruzione e per aver favorito Cm Service nell’affidamento della gestione delle Rsa di Settimo e San Mauro, attribuendo un punteggio di quasi il doppio rispetto alla seconda classficata in cambio di un automezzo (un furgone).
Insomma, ci vogliono dei chiarimenti sulla natura dei rapporti intercorsi tra società che offrono servizi, sanità pubblica e dirigenti dell’Asl.
Se arriveranno dal direttore generale Stefano Scarpetta, da quello amministrativo Stefano Loss Robin o dalla direttrice sanitaria Gloria Chiozza, solo Dio lo sa..
L'operazione della Procura di Ivrea si inserisce in una fitta ragnatela di altre supposizioni e tantissimi castelli accusatori su cui ha aperto svariati dossier anche la Procura di Torino.

Flavio Boraso
Tra gli altri quello che ha messo nei guai l’ex direttore generale dell'Asl To4 (dal maggio del 2012 fino all’aprile del 2015) Flavio Boraso oggi alla guida dell’Asl di Asti e che fino all'ottobre del 2020 ha guidato l'Asl To3. Secondo la Procura di Torino avrebbe influito a “truccare” un bando per la nomina a primario della compagna Francesca Bisanti (anche lei indagata e difesa dall’avvocato Luca Paparozzi) poi nominata direttore responsabile di radiologia dell’Asl To4. Ma anche favorito, durante il suo incarico alla To3, un appalto per 57 milioni di euro all’Althea Spa, amministrata da Antonio Marino (difeso dall’avvocato Mario Almondo) e specializzata nella vendita di apparecchi elettromedicali.
Le accuse, in questo caso, vanno dalla turbativa d’asta alla “corruzione”. Secondo l’indagine svolta dal nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di Finanza e coordinata dal pm Gianfranco Colace, Boraso (difeso dall’avvocato Vincenzo Enrichens) avrebbe poi anche ottenuto da Marino in “regalo” un incarico da libero professionista per Francesca Bisanti presso il Centro radiologico Polispecialistico.
Nel minuzioso racconto della Procura su come Bisanti avrebbe vinto il bando da primario si legge dell’interessamento dell’allora direttore sanitario Mario Traina (anche lui indagato) membro della commissione giudicatrice.

Mario Traina
Per farla vincere avrebbe dichiarato una serie di cose false sull’attività prestata dalla candidata e, con Boraso, avrebbe poi scambiato una serie di “messaggi contenenti valutazioni circa la prova della Bisanti immediatamente dopo il termine della prova stessa”.
Nel registro degli indagati anche un carabiniere all’epoca dei fatti, sposato con una dipendente della società Althea, che si sarebbe prodigato ad aiutare Boraso subito dopo le prime perquisizioni della Finanzal spiegandogli come avrebbe dovuto rispondere agli interrogatori. E, infine un finanziere che all’epoca era in servizio presso la direzione investigativa antimafia e che avrebbe avvertito Antonio Marino su alcune sue conversazioni finite nell’indagine Platinum-Dia (a cui Marino è estraneo) che porterà all’arresto di decine di persone legate al clan Agresta.
A maggio del 2018 la notizia di un’inchiesta su un appalto bandito dalla Asl3 (Rivoli, Susa, Pinerolo e Venaria).
Due gli avvisi di garanzia, per turbativa d’asta, recapitati, su indicazione dei PM Enrica Gabetta e Gianfranco Colace, al direttore generale Franco Boraso e a Antonio Marino rappresentante legale di Althea, società di apparecchiature biomediche. Gli investigatori si concentrano sulle modalità con cui era stata applicata la nuova normativa del codice degli appalti nella parte in cui si prevede il partnerariato fra pubblico e privato, che consente a un’azienda di proporre agli enti pubblici dei progetti o degli acquisti ripartendo i rischi.
Nei giorni successivi a Palazzo di Giustizia vengono ascoltate alcune persone informate dei fatti e tra queste Lucia Mollica, una dirigente dell’Asl.
Per la cronaca, nei primi mesi del 2018 l’Asl To3 aveva aggiudicato il bando per la concessione di servizi di risonanza magnetica per gli ospedali di Rivoli e Pinerolo e di Tac per quello di Venaria, compreso di personale, formazione e manutenzione. Base d’asta: più di 57 milioni di euro.
L’unica società a farsi avanti era stata l’Althea con un ribasso dello 0,4 per cento circa. I primi a nutrire dei dubbi sull’appalto in questione furono l’allora consigliere regionale Gianpaolo Andrissi (M5S) e il Movimento lista civica per Collegno, che alcuni mesi prima aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti. Secondo gli esponenti della lista civica, nel caso di Collegno erano emerse delle “criticità” e “valutazioni economiche che all’apparenza apparivano poco giustificate” ancora più se confrontate con “altre realtà sanitarie piemontesi e nazionali”.
Finita qui? Neanche per idea.
Si aggiungono le polemiche divampate in Consiglio regionale in seguito ad un’interrogazione del grillino Davide Bono su un’altra gara per l’acquisto di apparecchiature informatiche. Anche in questo caso il dito era puntato sull’Asl To3 e sul direttore Flavio Boraso. “I vertici dell’azienda – aveva denunciato Bono – hanno effettuato una gara, con una sola ditta partecipante Venco Spa, per apparecchiature informatiche e servizi di gestione per 60 mesi per un totale di 6,3 milioni di euro. Il tutto con un prezzo doppio rispetto ad una gara del tutto analoga indetta precedentemente da SCR (Società di Committenza regionale) che vedeva aggregate diverse Aziende sanitarie (TO1, TO2, TO4, AOU Città della Salute e AO Mauriziano) nell’ottica di ottimizzare i costi. Le due gare pare abbiano gli stessi servizi: personale on site e servizio di pronta disponibilità. L’azienda diretta da Boraso parrebbe aver ignorato la gara e i prezzi SCR, preferendo procedere in solitaria…”. “Grazie alla nostra interrogazione – aggiungeva Davide Bono – l’ASL TO3 avrebbe però “constatato l’anomalia dei prezzi offerti dalla ditta”, per cui i Pc più performanti sarebbero costati di meno di quelli meno performanti. Senza però spiegare perché avrebbe comunque proceduto ad acquistare i pc meno performanti a prezzo più alto, avrebbe concordato con la Venco Spa una miglioria delle caratteristiche dei PC acquistati da 4 ad 8 Gb di memoria Ram. Una variazione che di certo non compensa i maggiori costi sostenuti e non giustifica un iter quanto meno paradossale….”.
Altro giro, altra indagine... All'indice Giovanni Capello, titolare della Medix srl, società aggiudicatrice della fornitura di un costoso prodotto farmaceutico alla Città della Salute e della Scienza di Torino.
Nel dossier aperto dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta e dirette dal pm Giovanni Caspani, un lungo elenco di misure cautelari nei confronti di pubblici dipendenti, commissari di gara ed agenti e rappresentanti di alcune imprese accusati, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture. L’indagine riguardava un giro di appalti ‘facili’ da 3,5 milioni di euro: gioielli, pietre preziose, ma anche denaro prelevato dai bancomat e consegnato in cambio di informazioni per vincere gare e bandi delle Asl piemontesi.
Nel mirino degli inquirenti, tre gare bandite da Asl To4, A.O.U. Maggiore della Carità di Novara, Asl di Asti e di Alessandria e dall’Azienda Ospedaliera di Alessandria.
Per l’AslTo4, le anomalie riguardavano una gara per la fornitura di camici chirurgici sterili monouso della Solerio PMC sas di Casale Monferrato
Tra gli indagati Anna Vasciminno, coordinatrice infermieristica all’ospedale di Ciriè, Loredana Miglietta infermiera caposala del nosocomio di Cuorgnè e Giuseppina Angela Frola caposala della chirurgia dell’ospedale di Ivrea
In un’intercettazione Giulio Solerio titolare della Solerio, nelle vesti di agente della Paul Hartman spa dice espressamente di poter contare sull’appoggio di quattro capo sala: “La cosa fondamentale, cioè io sia i camici sulla To 4 le quattro capo sala che ci sono le ho tutte abbastanza in mano mi sento tranquillo”.
E aggiunge circa la condotta tenuta nei suoi confronti “più che pronte e disponibili, allineate…”.
La sua preoccupazione primaria è di avvicinare i membri della commissione aggiudicatrice e convincerli ad attribuire un punteggio adeguato ai vari aspetti che concorrono a determinare la voce qualità. “[…] c’erano sei ditte alla gara precedente per i camici va bene, grazie alle mie due della To 4 l’hanno mandata deserta, sono riuscite a mandarla deserta, che è un’impresa quasi impossibile eh…”, dice Solerio in una conversazione. E ancora: “Sui camici della To 4 le quattro capo sala che ci sono le ho tutte abbastanza in mano mi sento abbastanza tranquillo” tanto da poter far andare deserta la precedente gara. Ed ora ribadisce: “Io con le mie caposala, ne ho quattro quindi non posso sbagliare”.
Nell’inchiesta è coinvolto anche Francesco Guzzi, 54 anni, residente a Chivasso. Guzzi, difeso dall’avvocato Marco Ottino, collaboratore amministrativo presso il Cto di Torino, avrebbe contraffatto gli ordini di acquisto del Bon Alive (un riempitivo osseo usato nelle sale operatorie). Secondo le accuse avrebbe sottratto merce destinata alle sale operatorie per un valore di 288.362,4 ricevendo in cambio 12500 euro tra il gennaio del 2016 e il luglio 2018.
Risalgono al dicembre del 2013 le notizie di un’indagine della Procura di Torino sull’acquisto della risonanza magnetica presso l’ospedale di Chivasso. 
Nell’occhio del ciclone la gara d’appalto per il “service” vinta alla modica cifra di 11 milioni di euro dall’associazione temporanea di imprese – Ra.Se.Co e CDC di Torino. I dubbi degli inquirenti avrebbero fatto riferimento (il condizionale è d’obbligo) all’iter seguito nel bandire la gara, attraverso la federazione Sanitaria 2 diretta da Silvia Torrengo.
E che la Procura prima o poi volesse vederci chiaro su quegli 11 milioni di euro da “spalmare” in sette anni era chiaro. Era normale che succedesse dato che il contratto di service oltre all’apparecchiatura prevedeva medici esterni, tecnici e amministrativi dedicati, ma sempre esterni, con il solo coordinamento interno del dottor Giovanni Gatti, direttore della struttura di Radiodiagnostica di Chivasso.
S’aggiungevano i tempi brevi di una gara, troppo brevi considerando che a Chivasso una risonanza già c’era e con il vecchio contratto, portato avanti dal predecessore di Boraso, cioè Renzo Secreto, la ditta fornitrice, che era la stessa che si era aggiudicata quest’ultimo “service” avrebbe dovuto “regalare” gli apparecchi all’Asl che ne sarebbe divenuta la proprietaria a tutti gli effetti. Domanda.... Perchè non si continuò a utilizzare la vecchia apparecchiatura, magari risistemata e aggiornata? La risposta arrivò, al nostro giornale, diettamente da Flavio Boraso, stupito che tutti si fossero stupiti. E raccontò di un’apparecchiatura in uso che aveva già 8 anni di vita e della necessità di una nuova risonanza magnetica, della carenza di personale specializzato per farla funzionare e dell’impossibilità ad assumere 3 medici, 4 tecnici e 4 amministrativi.
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