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Sanità

Asl To4: blitz della Guardia di finanza a Chivasso e a Ciriè. Tremano medici, funzionari e direttori

Rinchiusi nel laboratorio analisi di Ciriè per ore. Sottosopra gli uffici di via Po a Chivasso

Asl To4: blitz della Guardia di finanza a Chivasso e a Ciriè. Tremano medici, funzionari e direttori

La notizia è che nei giorni scorsi alcuni uomini della Guardia di Finanza avrebbero messo sotto sopra uffici e personal computer di un lungo elenco di dipendenti, funzionari e dirigenti presso la sede dell'Asl To4 in via Po a Chivasso e pure al laboratorio analisi dell'ospedale di Ciriè. E successo lo scorso giovedì 15 dicembre. Sotto sopra anche alcune autovetture, cinque o sei abitazioni private ed un paio di residenza sanitarie assistite (Rsa).

L'inchiesta è firmata da due Pubblici Ministeri della Procura di Ivrea, Valentina Bossi e Alessandro Gallo.

La lente degli investigatori si starebbe concentrando su alcuni concorsi che avrebbero favorito le carriere di alcuni dipendenti a scapito di altre. Manager, primari, nominati e assunti senza alcuna trasparenza. Si aggiungono almeno un paio di bandi per il ruolo di dirigente medico...E poi favoritismi ad aziende di pulizie e di servizi e di vendita di apparecchi elettromedicali. 

L'impressione che si ha dall'esterno è che stia per saltare tutto il banco, che l'Asl To4 sia fuori da ogni controllo e che la politica dovrà cercare, prima o poi, soluzioni organizzative diverse dalle attuali. Si pensava che l'unificazione di tre USSL (Ciriè, Chivasso e Ivrea) avrebbe favorito le economie di scala, sotto gli occhi di tutti che questo non è avvenuto e i costi sono continuati a salire...

Tra le ipotesi investigative una finirebbe diritta diritta all'ospedale di Settimo Torinese. Nota a tal proposito una denuncia firmata dall'ex direttore amministrativo. L'ipotesi è che si sia voluto arrivare appositamente ad una gestione fallimentare per favorire l'ingresso dei privati, ma evidentemente è tutto ancora da approfondire...

L'operazione della Procura di Ivrea si inserisce in una fitta ragnatela di altre supposizioni e tantissimi castelli accusatori su cui ha aperto svariati dossier anche la Procura di Torino.

L'operazione insomma fa seguito alle indagini che nei mesi scorsi aveva fatto emergere diversi episodi di corruzione e frode nelle forniture delle Asl piemontesi. La Guardia di finanza aveva peraltro notificato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia al legale rappresentante della società aggiudicatrice della fornitura di un costoso prodotto farmaceutico alla Città della Salute e della Scienza di Torino, il 42enne Giovanni Capello della Medix srl. Nel corso delle indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Enrica Gabetta e dirette dal pm Giovanni Caspani della Procura di Torino, erano emersi nei confronti dell’uomo ulteriori gravi indizi di colpevolezza. 

Nel dossier un lungo elenco di misure cautelari nei confronti di pubblici dipendenti, commissari di gara ed agenti e rappresentanti di alcune imprese accusati, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture. L’indagine riguardava un giro di appalti ‘facili’ da 3,5 milioni di euro: gioielli, pietre preziose, ma anche denaro prelevato dai bancomat e consegnato in cambio di informazioni per vincere gare e bandi delle Asl piemontesi.

Nel mirino degli inquirenti, tre gare bandite da Asl To4, A.O.U. Maggiore della Carità di Novara, Asl di Asti e di Alessandria e dall’Azienda Ospedaliera di Alessandria. Per l’AslTo4, le anomalie riguardavano una gara per la fornitura di camici chirurgici sterili monouso.

Tra gli indagati spiccava il nome di Anna Vasciminno, 54 anni, coordinatrice infermieristica all’ospedale di Ciriè, consigliera comunale di maggioranza. Secondo la procura Vasciminno, membro della commissione aggiudicatrice della gara per i camici sterili, avrebbe favorito una delle imprese partecipanti. Impresa che dall’infermiera avrebbe ottenuto le valutazioni della commissione sulla qualità dei prodotti offerti e sulle società offerenti escluse, il tutto nel corso della gara. In sede di valutazioni dei camici, inoltre, avrebbe privilegiato i prodotti di un’impresa nell’attribuzione dei punteggi per la qualità. Tutto ciò in cambio di oggetti preziosi per un valore di circa 200 euro: orecchini che i militari hanno trovato a casa sua nel corso di una perquisizione e che le sarebbero stati regalati a Natale del 2019. Vasciminno è stata sottoposta alla misura dell’obbligo di firma: deve presentarsi tre volte la settimana in caserma.

Tra gli indagati anche l’infermiera caposala del nosocomio di Cuorgnè, Loredana Miglietta, 52 anni, residente a Lessolo e la caposala della chirurgia dell’ospedale di Ivrea, l’eporediese Giuseppina Angela Frola, classe ‘59, che avrebbe mantenuto contatti con i membri della commissione aggiudicatrice pur non facendone parte. Sia Frola sia Miglietta sono sottoposte all’obbligo di firma.

Anche a loro sarebbero stati regalati orecchini per favorire un’impresa nella gara. Le foto di quegli orecchini sono state ritrovate a casa di Giulio Solerio di Casale Monferrato, classe 1951, legale rappresentante della Solerio PMC sas. In un’intercettazione Solerio agisce nelle vesti di agente della Paul Hartman spa.  Rispetto alla fornitura di camici da effettuare alla Asl To 4, dice espressamente di poter contare sull’appoggio di quattro capo sala: “La cosa fondamentale, cioè io sia i camici sulla To 4 le quattro capo sala che ci sono le ho tutte abbastanza in mano mi sento tranquillo”.

E aggiunge circa la condotta tenuta nei suoi confronti “più che pronte e disponibili, allineate…”.

La sua preoccupazione primaria è di avvicinare i membri della commissione aggiudicatrice e convincerli ad attribuire un punteggio adeguato ai vari aspetti che concorrono a determinare la voce qualità. “[…] c’erano sei ditte alla gara precedente per i camici va bene, grazie alle mie due della To 4 l’hanno mandata deserta, sono riuscite a mandarla deserta, che è un’impresa quasi impossibile eh…”, dice Solerio in una conversazione intercettata. E ancora: “Sui camici della To 4 le quattro capo sala che ci sono le ho tutte abbastanza in mano mi sento abbastanza tranquillo” tanto da poter far andare deserta la precedente gara. Ed ora ribadisce: “Io con le mie caposala, ne ho quattro quindi non posso sbagliare”.

Nell’inchiesta è coinvolto anche Francesco Guzzi, 54 anni, residente a Chivasso. Guzzi, difeso dall’avvocato Marco Ottino, collaboratore amministrativo  presso il Cto di Torino, avrebbe contraffatto gli ordini di acquisto del Bon Alive (un riempitivo osseo usato nelle sale operatorie). Secondo le accuse avrebbe sottratto merce destinata alle sale operatorie per un valore di 288.362,4 ricevendo in cambio 12500 euro tra il gennaio del 2016 e il luglio 2018.

E poi c'è l'altra Indagine

E poi c'è l'altra indagine. Quella che ha messo nei guai l’ex direttore generale dell'Asl To4 (dal maggio del 2012 fino all’aprile del 2015) Flavio Boraso oggi alla guida dell’Asl di Asti e che fino all'ottobre del 2020 ha guidato l'Asl To3. Secondo la Procura di Torino avrebbe influito a “truccare”  un bando per la nomina a primario della compagna Francesca Bisanti (anche lei indagata e difesa dall’avvocato Luca Paparozzi) poi nominata direttore responsabile di radiologia dell’Asl To4. Ma anche favorito, durante il suo incarico alla To3, un appalto per 57 milioni di euro all’Althea Spa,  amministrata da Antonio Marino (difeso dall’avvocato Mario Almondo) e specializzata nella vendita di apparecchi elettromedicali.

Le accuse vanno dalla turbativa d’asta alla “corruzione”. Secondo l’indagine svolta dal nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di Finanza e coordinata dal pm Gianfranco Colace, Boraso (difeso dall’avvocato Vincenzo Enrichens) avrebbe poi anche ottenuto  da Marino in “regalo” un incarico da libero professionista per Francesca Bisanti presso il Centro radiologico Polispecialistico. 

Nel minuzioso racconto della Procura su come Bisanti avrebbe vinto il bando da primario si legge dell’interessamento dell’allora direttore sanitario  Mario Traina (anche lui indagato) membro della commissione giudicatrice.

Per farla vincere avrebbe dichiarato una serie di cose false sull’attività prestata dalla candidata e  con Boraso avrebbe poi scambiato una serie di “messaggi contenenti valutazioni circa la prova della Bisanti immediatamente dopo il termine della prova stessa”.  

Nel registro degli indagati anche un carabiniere all’epoca dei fatti, sposato con una dipendente della società Althea, che si sarebbe prodigato ad aiutare Boraso subito  dopo le prime perquisizioni della Finanzal spiegandogli come avrebbe dovuto rispondere agli interrogatori. E, infine un finanziere che all’epoca era  in servizio presso la direzione investigativa antimafia e che avrebbe avvertito Antonio Marino su alcune sue conversazioni finite nell’indagine Platinum-Dia (a cui Marino è estraneo)  che porterà all’arresto di decine di persone legate al clan Agresta.  

Le indagini del 2018

A maggio del 2018 la notizia di un’inchiesta su un appalto bandito dalla Asl3 (Rivoli, Susa, Pinerolo e Venaria).

Due gli avvisi di garanzia, per turbativa d’asta, recapitati, su indicazione dei PM Enrica Gabetta e Gianfranco Colace, al direttore generale Franco Boraso e Antonio Marino rappresentante legale di Althea, società di apparecchiature biomediche. Gli investigatori nutrivano dei dubbi sulle modalità con cui era stata applicata la nuova normativa del codice degli appalti nella parte in cui si prevede il partnerariato fra pubblico e privato.

Nei giorni successivi a Palazzo di Giustizia vengono ascoltate alcune persone informate dei fatti e tra queste  Lucia Mollica, una dirigente dell’Asl. Il partenariato pubblico-privato consente a un’azienda di proporre agli enti pubblici dei progetti o degli acquisti ripartendosi i rischi.

Nei primi mesi del 2018 l’Asl To3 aveva aggiudicato il bando per la concessione di servizi di risonanza magnetica per gli ospedali di Rivoli e Pinerolo e di Tac per quello di Venaria, compreso di personale, formazione e manutenzione. Base d’asta: più di 57 milioni di euro.

L’unica società a farsi avanti era stata l’Althea con un ribasso dello 0,4 per cento circa. I primi a nutrire dei dubbi sull’appalto in questione furono l’allora consigliere regionale Gianpaolo Andrissi (M5S) e il Movimento lista civica per Collegno, che alcuni mesi prima aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti. Secondo gli esponenti della lista civica, nel caso di Collegno erano emerse delle “criticità” e “valutazioni economiche che all’apparenza apparivano poco giustificate” ancora più se confrontate con “altre realtà sanitarie piemontesi e nazionali”.

Finita qui? Neanche per idea.

Si aggiungono le polemiche divampate in Consiglio regionale in seguito ad un’interrogazione del grillino Davide Bono su un’altra gara per l’acquisto di apparecchiature informatiche. Anche in questo caso il dito era puntato sull’Asl To3 e sul direttore Flavio Boraso. “I vertici dell’azienda – aveva denunciato Bono  – hanno effettuato una gara, con una sola ditta partecipante Venco Spa, per apparecchiature informatiche e servizi di gestione per 60 mesi per un totale di 6,3 milioni di euro. Il tutto con un prezzo doppio rispetto ad una gara del tutto analoga indetta precedentemente da SCR (Società di Committenza regionale) che vedeva aggregate diverse Aziende sanitarie (TO1, TO2, TO4, AOU Città della Salute e AO Mauriziano) nell’ottica di ottimizzare i costi. Le due gare pare abbiano gli stessi servizi: personale on site e servizio di pronta disponibilità. L’azienda diretta da Boraso parrebbe aver ignorato la gara e i prezzi SCR, preferendo procedere in solitaria…”. “Grazie alla nostra interrogazione – aggiungeva Davide Bono – l’ASL TO3 avrebbe però “constatato l’anomalia dei prezzi offerti dalla ditta”, per cui i Pc più performanti sarebbero costati di meno di quelli meno performanti. Senza però spiegare perché avrebbe comunque proceduto ad acquistare i pc meno performanti a prezzo più alto, avrebbe concordato con la Venco Spa una miglioria delle caratteristiche dei PC acquistati da 4 ad 8 Gb di memoria Ram. Una variazione che di certo non compensa i maggiori costi sostenuti e non giustifica un iter quanto meno paradossale….”.

Le indagini del 2013

Risalgono al dicembre del 2013 le notizie di un’indagine della Procura di Torino sull’acquisto della risonanza magnetica presso l’ospedale di Chivasso.

Nell’occhio del ciclone la gara d’appalto per il “service” vinta alla modica cifra di 11 milioni di euro dall’associazione temporanea di imprese – Ra.Se.Co e CDC di Torino. I dubbi degli inquirenti avrebbero fatto riferimento (il condizionale è d’obbligo) all’iter seguito nel bandire la gara, attraverso la federazione Sanitaria 2 diretta da Silvia Torrengo.

E che la Procura prima o poi volesse vederci chiaro su quegli 11 milioni di euro da “spalmare”  in sette anni era chiaro. Era normale che succedesse dato che  il contratto di service oltre all’apparecchiatura prevedeva medici esterni, tecnici e amministrativi dedicati, ma sempre esterni, con il solo coordinamento interno del dottor Giovanni Gatti, direttore della struttura di Radiodiagnostica di Chivasso.

S’aggiungevano i tempi brevi di una gara, troppo brevi considerando che a Chivasso una risonanza già c’era e con il vecchio contratto, portato avanti dal predecessore di Boraso, cioè Renzo Secreto, la ditta fornitrice, che era la stessa che si era aggiudicata quest’ultimo “service” avrebbe dovuto “regalare” gli apparecchi all’Asl che ne sarebbe divenuta la proprietaria a tutti gli effetti. Domanda.... Perchè non si continuò a utilizzare la vecchia apparecchiatura, magari risistemata e aggiornata?  La risposta arrivò, al nostro giornale, diettamente da Flavio Boraso, stupito che tutti si fossero stupiti. E raccontò di un’apparecchiatura in uso che aveva già 8 anni di vita e della necessità di una nuova risonanza magnetica, della carenza di personale specializzato per farla funzionare e dell’impossibilità ad assumere  3 medici, 4 tecnici e 4 amministrativi.

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