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08 Maggio 2018 - 12:19
Sin dall’antichità l’uso di armi “avvelenate” veniva condannato o espressamente vietato. La nascita di un nuovo tipo di arma suscita spesso paura o proteste, ma quando si tratta di armi non convenzionali, come quelle chimiche o biologiche, lo sdegno è maggiore, si pensa a conseguenze oscure e spaventose, si colpisce un tabù ancestrale; però durante gli eventi bellici, l’uomo non ha avuto scrupoli nel violare a più riprese quel tabù per riuscire a prevalere sui suoi simili.
Già Tucidide nel V secolo a.C., riferendosi al conflitto tra spartani e ateniesi, racconta dell’uso bellico dei fumi di legna impregnata di bitume e zolfo e convogliati in tubi di metallo per asfissiare i nemici. Plutarco nel I secolo a.C., parla di zolfo e calce viva fatti disperdere nell’aria da cavalli al galoppo, sfruttando la direzione del vento per sopraffare gli assediati questa nuvola venefica non aveva finalità diverse di quella che, circa due millenni dopo, sarà utilizzata dai tedeschi a Ypres durante la Prima guerra mondiale. Nel Novecento questa arma viene perfezionata nella tecnologia militare facendo acquistare alle armi chimiche un terribile potere distruttivo. La possibilità di usare l’aereo per il lancio dei gas, i progressi dell’industria chimica e farmaceutica inducono i pianificatori militari a prendere in seria considerazione l’arma chimica.
E’ in questo contesto di paura dopo al I guerra mondiale che il Podestà del Comune di Favria-Oglianico, il 17 maggio 1940, Anno XVIII, con Delibera N. 983 di acquisire 10 maschere antigas per i dipendenti comunali. Questa acquisto avviene su disposizione Circolare Prefettizia del 10 ottobre u.p. N. 1367/8 Div.P.A.A. che stabilisce di provvedere immediatamente all’acquisto dell’intero fabbisogno di maschere antigas; e visto di doverne ancora acquistare dieci, delle quattordici occorrenti ai Dipendenti comunali. La delibera prosegue indicando il tipo della maschera T.35, Pir o PC 35- vetri composti, dischi antiappananti, valvola di riserva ed un filtro di riserva tipo T 35, IAC 35 e PIR 35 – è di lire 89,75 come dal listino annesso alla lettera 18 aprile 1940-XVIII, n. 33299 JF EP del Consorzio Industriale Manufatti di Roma (CIM). La spesa per 10 maschere era di lire 897,50 che nel bilancio del 1940 vengono imputate nella voce “SPESE IMPREVISTE”.
Segue infine l’elenco dei dipendenti comunali, con incarichi oggi poco consueti, dotati di maschera antigas:
1. Segretario: Geom. Canale Luigi
2. Applicata: Rubeo Angela
3. Applicato: Rolando Davide
4. Messo: Balma Tivola Giovanni
5. Guardia Roggiaro: Bernardi-Gra Domenico
6. Cantoniere: Capello Pietro
7. Cantoniere: Baudino Francesco
8. Seppellitore: Chiarabaglio Domenico
9. Bidello: Coha G. Battista
10. Bidello: Barberis Costanzo
11. Medico Condotto ed Ufficiale Sanitario: Pene Dr. Francesco
12. Ostetrica: Coha Maria Alessandra
13 Bidella S.Francesco: Barberis Teresa
14. Telefonista: Masserano Camillo
Notizie tratte dall’A.S.C. Favria
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