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Filo spinato contro la scuola: bambini bloccati da dieci giorni, lezioni nel deserto sotto protesta

Cisgiordania, a Khirbet Umm Al Khair 55 minori senza aula: sit-in pacifici tra gas lacrimogeni e violenze, l’appello di Save the Children

L’Organizzazione chiede ai governi di fare pressione sulle autorità israeliane affinché pongano fine a tutte le politiche e pratiche discriminatorie

L’Organizzazione chiede ai governi di fare pressione sulle autorità israeliane affinché pongano fine a tutte le politiche e pratiche discriminatorie

Da dieci giorni una recinzione di filo spinato impedisce a decine di bambini palestinesi di andare a scuola. Succede a Khirbet Umm Al Khair, in Cisgiordania, dove almeno 55 minori sono rimasti esclusi dalle lezioni a causa di una barriera eretta illegalmente da coloni israeliani. A denunciarlo è Save the Children, che parla di una situazione sempre più grave per il diritto all’istruzione nei Territori Palestinesi Occupati.

Studenti, insegnanti e famiglie non sono rimasti in silenzio. Da dieci giorni portano avanti sit-in pacifici davanti alla recinzione, trasformando lo spazio vicino al filo spinato in una sorta di aula all’aperto improvvisata. Ma la protesta si svolge in condizioni difficili: secondo il West Bank Education Cluster, alcuni minori sarebbero stati esposti anche a gas lacrimogeni durante le manifestazioni.

Il blocco arriva in un momento già critico. Dopo oltre 40 giorni di chiusura delle scuole in tutta la Cisgiordania per l’escalation di violenza, gli studenti avrebbero dovuto tornare in classe. Ma per quelli di Khirbet Umm Al Khair il ritorno è stato impedito.

«Eravamo entusiasti di andare a scuola, ma durante la notte i coloni sono arrivati e hanno bloccato la strada. Ora siamo intrappolati. L'ultima volta che abbiamo fatto lezione è stato un mese e mezzo fa. Per gli studenti palestinesi, l'istruzione è la chiave per liberare il Paese» racconta Kareem, 10 anni, agli operatori di Save the Children.

La situazione generale dei minori in Cisgiordania è peggiorata nel 2026, tra operazioni militari, restrizioni sempre più rigide e aumento della violenza dei coloni. Molti studenti denunciano molestie e aggressioni lungo il tragitto verso la scuola. Solo questa settimana, secondo il Ministero della Salute, due minori sono stati uccisi dai coloni israeliani, uno dei quali all’interno del cortile della propria scuola. Nello stesso periodo, il Ministero dell’Istruzione ha segnalato la demolizione di una scuola per 70 studenti nella Valle del Giordano settentrionale.

I numeri raccontano una crisi profonda: secondo dati dell’Università di Cambridge e delle Nazioni Unite, nel 2025 gli studenti in Cisgiordania hanno perso 195.000 minuti di lezione, pari a circa quattro mesi e mezzo di apprendimento, a causa di attacchi mirati all’istruzione da parte dei coloni e dell’esercito israeliano.

«Oggi è il decimo giorno consecutivo che organizziamo un sit-in davanti alla recinzione, chiedendo che la strada venga riaperta per gli studenti. È una richiesta semplice e fondamentale: ogni bambino e adolescente ha diritto all'istruzione. Questi minori sono stati privati di quest’opportunità a causa della guerra. La notte prima della ripresa delle lezioni, i coloni hanno bloccato la strada con il pretesto che la terra appartiene ai coloni, non solo per impedire ai bambini di andare a scuola, ma per intimidire i residenti attraverso i loro figli, con l’obiettivo di costringerli ad andarsene. Stiamo cercando di ripristinare la viabilità e continueremo finché non ci riusciremo» spiega Yousef, insegnante e partecipante al sit-in.

Di fronte a questa situazione, Save the Children lancia un appello diretto ai governi internazionali affinché facciano pressione sulle autorità israeliane per porre fine alle politiche e pratiche discriminatorie che alimentano un clima di coercizione nei Territori Palestinesi Occupati. L’organizzazione chiede anche di fermare la violenza dei coloni, garantire che i responsabili siano chiamati a risponderne e assicurare risarcimenti alle persone colpite.

«Quello che stiamo vedendo sul campo è un preoccupante attacco al diritto all'istruzione dei minori palestinesi. Le autorità israeliane e i coloni stanno eliminando qualsiasi senso di sicurezza che esisteva in precedenza per i tre milioni di palestinesi che attualmente vivono in Cisgiordania. Nessun bambino dovrebbe vedersi negato il diritto all'istruzione, essere troppo spaventato per andare a scuola o dover affrontare violenze durante il tragitto. Studenti e insegnanti in tutto il Territorio Palestinese Occupato sono stati uccisi, mutilati, arrestati e detenuti. A Gaza un’intera generazione rischia di crescere senza educazione, poiché i bambini sono ormai al terzo anno senza scuola. Hanno bisogno di tornare in classe non solo per il loro sviluppo individuale, ma anche per il futuro della società palestinese. Chiediamo che tutti i minori nel Territorio Palestinese Occupato abbiano accesso a scuole e luoghi di apprendimento, che siano spazi sicuri per i giovani e per il personale scolastico. I bambini e le bambine palestinesi hanno diritto di andare a scuola per imparare e giocare, per crescere e per avere un futuro» afferma Ahmad Alhendawi, direttore regionale di Save the Children per Medio Oriente, Nord Africa ed Europa orientale.

Presente in Cisgiordania dal 1953, l’organizzazione continua a supportare le comunità locali con kit scolastici, assistenza umanitaria e progetti di sostentamento, ma l’emergenza resta aperta. A Khirbet Umm Al Khair, intanto, i bambini continuano a fare lezione accanto a una recinzione che li separa dalla scuola.

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