Un bambino di nove anni vive “sequestrato” in una comunità terapeutica in provincia di Alessandria nella quale è stato confinato due anni fa per una sorta di “ripicca” nei confronti della madre residente a Settimo Torinese colpevole di essersi lamentata con la scuola incapace di gestire la sua iperattività e che all’epoca il bimbo frequentava. Invece di fornire un supporto alla famiglia, il Tribunale Per i Minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta ha confinato il bimbo dentro la comunità terapeutica, da cui non esce nemmeno per andare a scuola. Non vede nessuno, nemmeno la mamma. E viene regolarmente sedato con i farmaci.
A denunciare la vicenda è l’avvocato Francesco Miraglia, paladino di Bibbiano, il legale modenese che ha contribuito a far nascere l’inchiesta “Angeli e Demoni” sugli affidi indiscriminati. Inchiesta che nasce in Emilia e affonda le radici in Piemonte. “Da anni sostengo che Torino sia peggio di Bibbiano e il nuovo caso di cui mi sto occupando ne è l’ennesima dimostrazione” batte i pugni Miraglia.«Quello che abbiamo davanti a noi è per caso un manicomio per bambini mascherato...?» si chiede l’avvocatoMiraglia, al quale la madre del bimbo si è rivolta. "Tra l’altro - aggiunge l'avvocato - è stata denunciata perché protesta contro quella comunità lager che impedisce persino al professionista incaricato dal Tribunale di redigere una Ctu, valutando il bambino e il suo rapporto con la mamma. La psicologa responsabile della struttura terapeutica, infatti, impedisce al professionista di eseguire un esame obiettivo, dal momento che gli vieta perentoriamente di vedere il bimbo fuori dal contesto della comunità, dalla quale il ragazzino è fortemente condizionato...".«In pratica questo bambino vive sotto sequestro – prosegue l’avvocato Francesco Miraglia – . È sedato costantemente, è ingrassato, non sta frequentando alcuna scuola ed è regredito nel comportamento e nel linguaggio. Come lui stesso ammette, lì dentro si trova male ed è sempre triste. La madre non lo può incontrare da parecchi mesi ed è pure stata denunciata solo perché protesta contro la struttura e il trattamento riservato a suo figlio, che avrà certamente necessità di cure, ma soprattutto di avere vicino la sua mamma». A questo punto oltre all’abuso di potere, avendo assunto decisioni arbitrarie nei suoi confronti che esulano dai provvedimenti emanati dal Giudice, per la comunità potrebbe profilarsi pure il reato di sequestro di persona: sarà la Procura a valutarlo. «Nel frattempo – conclude l’avvocato Miraglia – invitiamo il Tribunale ad occuparsi di questo caso, dal momento che tutto questo sta accadendo nel silenzio più totale dell’istituzione giudiziaria».
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