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Ivrea

Lievitano i costi.... E adesso per abbattere l'ex Cena ci vogliono molti soldi in più!

Il capitale della Guelpa continua ad erodersi. Tempi lunghi per la nuova biblioteca

 Ex Cena, sono cominciati i traslochi, l’11 marzo tutti in piazza Ottinetti

Ex Cena

Nei primi giorni dello scorso mese febbraio si respirava in città aria da battaglia non solo per le strade, anche in Municipio. 

Dopo le barricate sul Prg che l’assessore Michele Cafarelli voleva adottare in giunta a tappe forzate (ed è poi così che ha fatto) erano volate parole grosse sul progetto “Campus Groma,” presentato tra capo e collo durante una riunione alla quale  erano presenti il presidente della Fondazione Guelpa Bartolomeo Corsini, la vicepresidente Daniela Broglio e l’architetto Patrizia Bonifazio. 

Bartolomeo Corsini, presidente della Guelpa

Un “lavorone” di un centinaio di pagine, realizzato da alcuni studenti (Vesna, Luca, Luis, Morena, Davide e Eugenia) insieme a tutors e ai docenti dell’Alta scuola Politecnica, sul nuovo Polo Culturale o cittadella, comprendente la nuova Biblioteca e il Museo Garda.  

In sintesi cinque ragazzi erano venuti alcune volte in città.  Avevano  organizzato due passeggiate per incontrare e dialogare con i cittadini. Avevano fatto circolare un questionario a cui avevano risposto circa 500 cittadini, infine avevano messo tutto nero su bianco.

Da qui in avanti le Opposizioni avrebbero fatto avere le proprie osservazioni entro il 15 febbraio, poi se ne sarebbe parlato in commissione, infine l’11 marzo lo studio sarebbe stato presentato alla città...

Quasi in contemporanea l’ufficio tecnico avrebbe dato il via libera al trasloco dei materiali immagazzinati nell’ex Istituto Cena, molti dei quali provenienti dal Museo Garda e stando ad alcune stime si sarebbe dovuto riuscire a svuotarlo nell’arco di una decina di giorni, che poi sono diventati 20, poi un mese. Poi sono cominciati i lavori di rimozione dell’amianto ma dell’abbattimento vero e proprio non se n’è più saputo nulla.

A che punto siamo? 

Ad oggi sono già stati spesi 610.973 euro per i certificati di protezione anti incendio del piano terra e dei locali aperti al pubblico della vecchia biblioteca ...

Stiamo esattamente allo stesso punto: alla bonifica. 

C’è di peggio. E cioè che di quei 1,7 milioni di euro anticipati da Fondazione Guelpa al Comune, e che si pensava potessero essere sufficienti per far tutto, non ne sono rimasti a sufficienza nelle casse del Comune per terminare quello che si era deciso con una delibera di giunta del 22 novembre del 2022.

Ad oggi sono già stati spesi 610.973 euro per i certificati di protezione anti incendio del piano terra e dei locali aperti al pubblico della vecchia biblioteca. La stima era di 440 mila euro per questo lotto e di 361.200 per il piano interrato che peraltro è stato quasi tutto svuotato. 

“Colpa - dicono in Municipio  - dell’aumento dei prezzi e di alcune lavorazioni richieste dalla Soprintendenza...”.

Il totale per la bonifica e per l’abbattimento, invece, tenetevi  alla sedia, fa 1,5 milioni e ne erano stati previsti 800 mila. 

I motivi sono legati anche qui all’aumento dei prezzi (di soli oneri di discarica ci sono oltre 300’000 euro) ma anche alla necessità  di dover lavorare con mezzi meccanici manuali per evitare danni e disagi alla biblioteca e al museo, e di dover chiudere via Varmondo Arborio.

Morale? 

La Guelpa, nel 2021, aveva deliberato di dare al Comune fino a 5 milioni e può ancora girarne 3,3, conciò erodendo - leggiamo dal consuntivo del 2022 - il proprio capitale a 5.331.650. 

Sembran tanti soldi ma non basteranno certo per costruire una nuova biblioteca.

Diciamo che questo già si sapeva? 

Sì! 

E infatti in più di una occasione gli ex assessori Michele Cafarelli e Elisabetta piccoli ipotizzavano di andare alla ricerca di contributi, magari attingendo dai fondi del  Pnrr che resteranno inutilizzati. 

Tutto bene ci fosse - e non c’è - un “Progetto di fattibilità” della nuova biblioteca. 

Quel che c’è è un incarico alla Fondazione per l’architettura di Torino di redigere un Bando. 

Insomma: tempi lunghi, anzi lunghissimi per la nuova biblioteca.

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