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SCARMAGNO. In aula il sindaco Grassino, testimone al processo Darkem

Incendio fabbrica chimica: 14 feriti, 7 sono vigili fuoco

I vigili del fuoco eseguono i rilievi dopo l'incendio della fabbrica chimica Darmek a Scarmagno, Torino, 31 maggio 2016. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

“In uno degli incontri avvenuti in Prefettura, Davide D’Arco disse che avrebbe voluto pulire l’area dai detriti, ma non aveva i soldi. Era ancora studente”. Lo ha raccontato il sindaco di Scarmagno Adriano Grassino comparso mercoledì scorso in tribunale a Ivrea. Il primo cittadino è un testimone processo Darkem, in cui sono imputati i fratelli Davide e Giuseppe D’Arco, 35 e 47 anni, di Romano accusati di incendio colposo, danneggiamento e lesioni colpose in seguito all’esplosione della fabbrica, la sera del 30 maggio 2016. Al processo era imputato anche il padre Domenico D’Arco, deceduto due anni fa per cause naturali. Quella notte in seguito all’esplosione del deposito situato nell’ex area Olivetti a Scarmagno, molti soccorritori rimasero feriti: sette vigili del fuoco, tre poliziotti e due carabinieri. Insieme a loro anche un residente delle case vicine.

Il sindaco di Scarmagno è stato citato dall’avvocato Andrea Castelnuovo, che tutela gli interessi del Comune di Scarmagno, parte civile nel processo.

Davanti alla giudice Antonella Pelliccia, Grassino ha ricordato che in questa vicenda ha avuto solo un ruolo marginale essendo in carica dal 2018, ovvero due anni dopo quel disastro.

“In tutti questi anni ho firmato varie ordinanze per la messa in sicurezza del capannone e dell’area circonstante. L’ultima impegnava la ditta Beta srl, proprietaria del capannone affittato alla Darkem, di pulire l’area. La ditta ha anche rifatto la recinzione perché non diventasse una discarica peggiore. A tutt’oggi però i detriti sono ancora lì. Rimuoverli costa centinaia di migliaia di euro, una spesa che il Comune non può e non deve accollarsi” ha confidato alla giudice il primo cittadino Grassino. E ha anche detto che la nuova recinzione è sempre stata realizzata a spese della Beta. E ha concluso dicendo che molti cittadini sono ancora preoccupati: “Questa situazione non è più tollerabile dalla gente”.

Mercoledì avrebbe dovuto comparire in aula, sempre come testimone di parte civile, l’ex sindaco Pier Luigi Bot Sartor, ma era appena rientrato dalle ferie e quindi non ha potuto partecipare all’udienza di mercoledì scorso. Bot Sartor è atteso come teste di parte civile alla prossima udienza del 3 ottobre alle 10,45. La giudice Pelliccia ha anche calendarizzato un’altra data, quella del 31 ottobre alle 11,30 per la discussione.

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