AGGIORNAMENTI
Cerca
17 Settembre 2022 - 10:12
I vigili del fuoco eseguono i rilievi dopo l'incendio della fabbrica chimica Darmek a Scarmagno, Torino, 31 maggio 2016. ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
“In uno degli incontri avvenuti in Prefettura, Davide D’Arco disse che avrebbe voluto pulire l’area dai detriti, ma non aveva i soldi. Era ancora studente”. Lo ha raccontato il sindaco di Scarmagno Adriano Grassino comparso mercoledì scorso in tribunale a Ivrea. Il primo cittadino è un testimone processo Darkem, in cui sono imputati i fratelli Davide e Giuseppe D’Arco, 35 e 47 anni, di Romano accusati di incendio colposo, danneggiamento e lesioni colpose in seguito all’esplosione della fabbrica, la sera del 30 maggio 2016. Al processo era imputato anche il padre Domenico D’Arco, deceduto due anni fa per cause naturali. Quella notte in seguito all’esplosione del deposito situato nell’ex area Olivetti a Scarmagno, molti soccorritori rimasero feriti: sette vigili del fuoco, tre poliziotti e due carabinieri. Insieme a loro anche un residente delle case vicine.
Il sindaco di Scarmagno è stato citato dall’avvocato Andrea Castelnuovo, che tutela gli interessi del Comune di Scarmagno, parte civile nel processo.
Davanti alla giudice Antonella Pelliccia, Grassino ha ricordato che in questa vicenda ha avuto solo un ruolo marginale essendo in carica dal 2018, ovvero due anni dopo quel disastro.
“In tutti questi anni ho firmato varie ordinanze per la messa in sicurezza del capannone e dell’area circonstante. L’ultima impegnava la ditta Beta srl, proprietaria del capannone affittato alla Darkem, di pulire l’area. La ditta ha anche rifatto la recinzione perché non diventasse una discarica peggiore. A tutt’oggi però i detriti sono ancora lì. Rimuoverli costa centinaia di migliaia di euro, una spesa che il Comune non può e non deve accollarsi” ha confidato alla giudice il primo cittadino Grassino. E ha anche detto che la nuova recinzione è sempre stata realizzata a spese della Beta. E ha concluso dicendo che molti cittadini sono ancora preoccupati: “Questa situazione non è più tollerabile dalla gente”.
Mercoledì avrebbe dovuto comparire in aula, sempre come testimone di parte civile, l’ex sindaco Pier Luigi Bot Sartor, ma era appena rientrato dalle ferie e quindi non ha potuto partecipare all’udienza di mercoledì scorso. Bot Sartor è atteso come teste di parte civile alla prossima udienza del 3 ottobre alle 10,45. La giudice Pelliccia ha anche calendarizzato un’altra data, quella del 31 ottobre alle 11,30 per la discussione.
Edicola digitale
I più letti
LA VOCE DEL CANAVESE
Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.