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IVREA. Guelpa: oltraggio alla tomba. Scritte ritoccate con la vernice che cola.

IVREA. Guelpa: oltraggio alla tomba. Scritte ritoccate con la vernice che cola.

La lapide di Lucia Guelpa

Amica della cultura e benefattrice della città...”. A vedere quelle scritte ripassate con la vernice vien quasi da mettersi a piangere o a urlare a squarcia gola. Deve essere questo l’effetto che fanno a Rita Munari, cioè l’unica in città a chiedere (ormai da mesi inascoltata) a Fondazione Guelpa e Comune di rispettare le volontà testamentarie di Lucia Guelpa (“prendersi cura della mia tomba”). E sarebbe davvero il minimo a chi ha lasciato in eredità ben più di 8 milioni di euro. Ingrati! Per il resto? La gestione dei servizi cimiteriali? Un vero e proprio incubo.  Negli ultimi mesi si sono licenziati in 4. Chiaro a tutti che il dipendente che subentra non può avere la stessa esperienza di chi l’ha preceduto e per capire che le cose stanno prendendo una brutta piega basta farsi un giro, tra i vari campi, con l’erbaccia alta, poca ghiaia e diserbante giallo a macchia di leopardo. Non parliamo poi dell’ufficio situato all’ingresso, dove si lavora in condizioni disumane, con i sudori d’estate, il freddo nelle ossa d’inverno e una telecamera piazzata davanti al Pc. Ben altre le premesse considerando che con il passaggio da  “Barbara B”  a “Berlor General Contractor” il costo dell’appalto è passato da 110 mila euro all’anno a più di 200 (per l’esattezza 620.197 euro per il triennio 2021-2024). In realtà, e stando ai verbali, Berlor avrebbe avuto la meglio  sugli agguerritissimi concorrenti (Depac, Eureka, Rti, Agridea ed Ercolani) grazie ad un ribasso del 17 per cento calcolato su una base d’asta di 755 mila euro.   A rileggere quei numeri, guai a non pretendere che si faccia una manutenzione come Dio comanda tutti i santi giorni dell’anno e non solo in occasione delle feste comandate o per la ricorrenza di “tutti i morti”. L’aumento, sulla carta, era stato giustificato da generiche migliorie che però, sino ad oggi, nessuno ha ancora visto.... E dire che la società si era presentata con un egocentrismo pazzesco. “La Berlor General Contractor s.r.l. – si leggeva e ancora si legge nel sito internet – ha investito importanti risorse sulla formazione del personale e sull’acquisto di tutte le attrezzature necessarie al fine di offrire agli utenti un servizio con standard qualitativi elevati. Eccetera eccetera”. Parole al vento. Oltre ai servizi cimiteriali, alla pulizia e alla manutenzione del verde, l’azienda si sarebbe dovuta occupare della manutenzione ordinaria dell’impianto elettrico e idrico e di un nuovo impianto di videosorveglianza. Infine, non in ultima, della tomba di Adriano Olivetti di cui in realtà se n’è sempre occupata Rita Munari per piacere personale e per conto delle Spille d’oro. Il problema senza alcun dubbio è la distanza che separa chi lavora e chi dirige. Berlor infatti ha sede a Carminio in provincia di Lecce e occhio non vede, cuore non duole. Dove sta l’assessore Michele Cafarelli, quello che quest’inverno aveva difeso a spada tratta la giusta quantità di “pisello”, cioè di ghiaia, utilizzata? Dove sta l’Amministrazione comunale? Vogliamo parlare o no degli intonaci fatiscenti? Del personale inadeguato? Dei lavoratori che, in base all’appalto, dovrebbero essere sempre presenti? Chi sta controllando? Boh! l.l.m.
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