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IVREA. Due medici in più, uno è per “San Giovanni”

IVREA. Due medici in più, uno è per “San Giovanni”

Quartiere San Giovanni, nel riquadro il consigliere Donato Malpede

A dare per primo la notizia era stato su queste pagine il consigliere comunale Donato Malpede. “Ho incontrato la dottoressa Ornella Vota dell’Asl To4   ci aveva detto – Abbiamo fatto una perlustrazione dei locali di piazza Boves e ci ha promesso che prima di Natale avremo un medico….”. Bene! Bravi! Bis. Non c’è neanche stato il bisogno di aspettare Natale. Dal mese di maggio, infatti, a seguito della conclusione della procedura di assegnazione delle carenze di medicina generale riferite all’anno 2021, in città di medici di famiglia ne sono arrivati addirittura due:  Simone Allasia ed Elena Apostol. Entrambi hanno aperto lo studio in corso Vercelli e il dottor Allasia (fiato alle trombe e ruollo di tamburi) ha dato disponibilità a svolgere l’attività anche presso l’ambulatorio comunale del Quartiere San Giovanni. Ci sarà il martedì dalle ore 16 alle 19 su appuntamento e il venerdì dalle ore 8.30 alle 10.30 con accesso libero, a partire dal 17 maggio. “Alè!” verrebbe quasi da urlare considerando che eravamo rimasti fermi ad una deroga regionale alla normativa nazionale che aumentava a 1.800 (da 1.500 di partenza) il tetto massimo di pazienti gestiti da un singolo medico di famiglia.  Un cambiamento che nell’ambito di Ivrea avrebbe significato nessun medico in aggiunta per un bel po’ di anni alla faccia di una petizione dello stesso Malpede  di quasi 300 firme. A non farlo desistere quella  lettera firmata dall’assessore regionale alla sanità in cui si evidenziava che in base all’accordo nazionale sottoscritto il 21 giugno 2018 sarebbe spettato a ciascuna Asl il compito di definire, all’interno dei vari ambiti territoriali, l’eventuale necessità di apertura di ambulatori di assistenza primaria. “Questo – commentava Donato Malpede – mi fa capire che l’Asl ha il compito di trovare una soluzione. Noi, nel quartiere avevamo sia la struttura che il medico. Quel che chiediamo è la  continuità del servizio…”. Tant’è! Per la cronaca, a San Giovanni, i cittadini avevano saputo di esser rimasti senza un medico con una comunicazione inviata via posta dall’Asl To4. Nell’informarli che la dottoressa  Laura Riccono sarebbe andata in pensione a decorrere dal 16 ottobre del 2021, il direttore di distretto dell’Asl To4 Ornella Vota li aveva invitati a scegliersi un altro medico di famiglia da una lista in cui comparivano Savino Ottino, Valter Molon, Vita Loglisci, Paolo Cresto e Giorgio Bertani. Riccono, da “medico titolare”, è stata l’ultima a presidiare l’ambulatorio di piazza Boves 2, almeno fino a un po’ più di un anno fa, quando ha chiesto un congedo famigliare ed è stata sostituita dal dottor Giammaria Rebuglio, medico in “attesa di specializzazione”. Morale? Senza più Riccono e Rebuglio, l’ambulatorio di piazza Boves aveva chiuso i battenti. Con il cerino in mano erano rimasti circa 600 pazienti molti dei quali anziani e con difficoltà di deambulazione.  “Che senso ha costringerli a cercare un medico fuori dal quartiere?” si erano chiesti in tanti. Stando ai comunicati dell’Asl To4 successivi alla polemica scatenata da Malpede tutto sarebbe dipeso dalla bontà dei medici a svolgere attività anche nel quartiere San Giovanni. E i motivi per cui il quartiere San Giovanni fosse considerato un luogo “difficile” ce li aveva spiegati Donatella Migliarini che qui ha ancora parecchi pazienti non foss’altro che anche lei, fino ad un paio di anni fa, riceveva e visitava in piazza Boves . “I medici di famiglia possono però scegliere di visitare dove preferiscono – ci aveva raccontato – e io, fino a qualche anno fa, mi dividevo tra gli ambulatori di San Giovanni, di via Miniere e di stradale Torino. Mano a mano che sono cresciute le esigenze, ho però dovuto fare delle scelte per garantire una qualità del servizio ai miei assistiti. Non solo in termini informatici, anche di igiene e di adeguamento dei locali ai nuovi standard. Per questo ho optato per un solo ambulatorio in associazione con altri medici in stradale Torino. Sono puliti nel rispetto delle norme anti-covid. C’è una segretaria e siamo aperti 10 ore al giorno. Una questione di decoro e di dignità … L’ambulatorio di piazza Boves è fuori da ogni standard. Ho fatto ambulatorio per 10/12 anni senza poter aprire una finestra. Me ne stavo blindata in una stanza. La sala d’attesa è piccolissima e non può reggere alle normative. Il  bagno è da terzo mondo. Non c’è dignità e non c’è decoro. S’aggiunge la bocciofila con il suo via e vieni di persone e, all’occorrenza pure il seggio elettorale…”. La polemica era poi sbarcata in consiglio comunale con una mozione, approvata a larga maggioranza, in cui si era chiesto un impegno concreto del sindaco. Il dibattito s’era concentrato sul degrado della struttura. Malpede aveva chiesto una serie di lavori indifferibili e urgenti: il bianco alle pareti, la sistemazione dell’impianto di riscaldamento e delle serrante, la sostituzione delle sedie. “Ringrazio l’Asl/To4, in particolare la dottoressa Ornella Vona, direttrice del Distretto sanitario di Ivrea, per l’impegno profuso - commenta Malpede - e il sindaco Stefano Sertoli che si è speso in prima persona fino alla risoluzione del problema. Resta però la necessità di mettere quanto prima mano a lavori di ristrutturazione dei locali». 
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