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IVREA. Il Comune la vuole “cacciare” dall’alloggio di via dell’ospedale.

IVREA. Il Comune la vuole “cacciare” dall’alloggio di via dell’ospedale.

via dell'ospedale

Una letteraccia di quelle che non ti fanno dormire la notte. Oggetto: avvio procedimento di decadenza dell’assegnazione di un alloggio di edilizia sociale per morosità. A firmarla è il dirigente comunale Giovanni Repetto, responsabile (ironia del ruolo) proprio delle “politiche sociali”. Lo ha fatto probabilmente anche sulla scia di quell’andiamo a caccia di chi non paga scatenato dalla vicesindaca Elisabetta Piccoli fin dal primo giorno in cui ha varcato l’ingresso del palazzo municipale. “In poche parole mi vogliono cacciare”. “Vogliono mandarmi a dormire sotto un ponte...”. Lei è Maddalena Perri, 58 anni. Abita al civico 9 di vicolo dell’Ospedale, in un appartamento al primo piano di un fabbricato di proprietà del Comune ma (che strano che è) gestito dall’Atc. Siamo in pieno centro storico, a due passi da via Arduino. Maddalena fino al 2001 ha vissuto a Salerano. Costretta a cambiar residenza a causa dell’alluvione che nel 2000 in poche ore distrusse la casa in cui abitava. “A trovare questa sistemazione mi aiutò l’allora sindaco Elio Ottino - ci racconta  - una grandissima persona. Non fosse stato per lui non ci sarei mai riuscita....” Di professione OSS (Operatore socio sanitario) all’Ospedale di Ivrea, in questi 20 anni, con uno striminzito stipendio, ha cresciuto un figlio tutto da sola e non ha mai dimenticato di pagare bollette e affitto. Mai una volta. Anche quando la caldaia si rompe e rimane al freddo per un intero inverno. Anche quando i serramenti non si chiudono perfettamente. Dal 2016 in avanti però i problemi si moltiplicano come le cavallette e, tra i tanti, uno in particolare, quello delle infiltrazioni e dell’acqua a catinelle quando piove. Acqua dappertutto. Lungo le pareti di cartongesso e dei pavimenti. Giù dal terrazzo non coibentato. E quindi muffa. Muffa e aria irrespirabile. Con l’umidità arrivano pure gli scarafaggi.  Maddalena si attacca al telefono. Il Comune le dice di rivolgersi all’Atc e l’Atc  la dirotta agli uffici comunali. Come sempre la mano destra non sa e non ricorda quello che deve fare la mano sinistra. Il calvario continua:  dall’Atc al Comune, dal Comune all’Atc. Uun rimpallo di responsabilità senza senso. Nel bel mezzo, decine, fors’anche centinaia di chiamate senza risposta. Un classico della “burocrazia” all’italiana.  Verso la fine del 2019 decide di sospendere il pagamento del canone e nel 2020 non sapendo più a chi rivolgersi (e con Dio ci aveva provato più volte)  scrive e denuncia tutto alla Procura della Repubblica e pure all’Asl to4. Lamenta condizioni igienico sanitarie precarie. Sottolinea di aver subito danni alla salute e ricorda una precedente segnalazione indirizzata dai sindacati all’Amministrazione comunale e al sindaco Stefano Sertoli. “Non ce la facevo più - ricorda - Stavo malissimo. Le avevo provate tutte. Mi ero già rivolta al precedente sindaco Carlo Della Pepa ma era a fine mandato.... Mi ricordo solo che disse: Mio Dio, lei ha ragione!” Questa volta però qualcosa si muove. Finalmente Comune E Atc battono un colpo. Cominciano alcuni lavori di sistemazioni all’interno dell’alloggio, perlopiù inutili. “Io glielo dico in tutte le salse - ci spiega - I problemi sono all’esterno. E’ il terrazzo che imbarca acqua. Non mi hanno neanche presa in considerazione.... Ho continuato a pulire le muffe e la farina del bianco che cade per terra.... ” Insomma, nonostante i soldi spesi, non s’è risolto un bel cavolo di nulla. “Mi dicono che l’appartamento è stato inserito in un piano sul degrado, intanto però vogliono sbattermi fuori perchè per due anni non ho pagato l’affitto. E a me? A me i danni fisici  chi me li paga. Sono una semplice ‘Oss a chiamata. Guadagnassi di più me ne sarei già andata, ma  un affitto da 350 euro o anche di più non me lo posso permettere...”. Impossibile non percepire in questa storia di degrado il menefreghismo del locatore, o se si preferisce del Comune in qualità di proprietario. Ed è giusto che possegga degli alloggi di edilizia sociale. Sbagliatissimo non manutenerli come si conviene solo perchè intanto lì ci abitano i poveracci, quelli che pagano appena 157 euro al mese. E 157 euro per alcuni sono una serata passata al ristorante. “Gli affitti non pagati ammontanto a 4.902 euro - si dispera Maddalena - Io questi soldi non glieli dò. Mi sento vittima di una ingiustizia. In questi anni mi sono sentita presa in giro. Piuttosto li spendo in avvocati....”. Perchè è anche -  e non solo - una questione di dignità.
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